10 costi imprevisti che devi conoscere prima di iniziare a stampare in proprio i tuoi componenti in zama

Hai deciso di stampare in proprio i tuoi componenti in zama. Hai fatto i tuoi conti, ti sei convinto che sia la scelta migliore dal punto di vista economico e ora sei pronto a partire. (Attenzione: se non hai ancora deciso come procedere, ti consiglio di leggere questo post “Stampare da solo i tuoi componenti in zama è davvero la scelta migliore?”).

Ma sei proprio sicuro di aver calcolato tutto? Produrre da soli i propri componenti non è una passeggiata. Certo, puoi ottenere indiscutibili vantaggi, in primis la possibilità di non dipendere da un terzista.

Ma sul piatto della bilancia i pro devono pesare molto più dei contro, affinché valga la pena avventurarsi in una mole di lavoro così impegnativa. Per questo, se lo fai per un motivo esclusivamente economico, devi essere sicuro al 100% di portare a casa un risparmio importante.

E, soprattutto, di aver messo in lista tutte le voci di spesa da affrontare. Non aver calcolato bene ogni singolo costo può portarti un grosso danno economico.

Per aiutarti, ti invito a valutare, assieme a me, tutti i costi legati allo stampaggio in proprio. Te ne parlo come se fossi un mio cliente, durante una consulenza individuale: ti aiuterò ad analizzare a fondo la tua situazione.

Tutte le spese che devi affrontare se decidi di stampare in proprio

1.

Costi della non-qualità

Si presentano come spese extra, nel caso in cui il lotto che hai prodotto non risulti conforme.

Se ti appoggi ad un fornitore, e costui ti recapita dei pezzi che non vanno bene, allora te li puoi far sostituire in garanzia, senza spendere un euro in più.

Se invece sei stato proprio tu a produrre un lotto non conforme, lo devi rifare da capo. Questo ti porterà a perdere il doppio del tempo e a pagarlo di nuovo per produrlo una seconda volta.

2.

Costi di manutenzione ordinaria degli impianti

Mantenere una pressa in condizioni funzionali e di efficienza, ha un costoCi sono parti che si usurano e che vanno cambiate con una certa frequenza, quali:

  • ugelli;
  • prolunghe;
  • pistoni;
  • fasce elastiche;
  • sifoni;
  • resistenze;
  • etc.

A questi si aggiungono anche i veri e propri “consumabili”, come ad esempio, il fluido dell’impianto idraulico della pressa e il distaccante per lo stampo. La manutenzione deve essere fatta per forza, non pensare di riuscire a trovare alternative più furbe. Se ti rifiuti di sostituire i pezzi necessari a tempo debito, rischi di trovarti a lavorare con una macchina che produce solo articoli non conformi, e questo non farà che aumentare i casi che rientrano nel punto 1.

I pezzi di ricambio, inoltre, devono essere sempre disponibili a magazzino. Questo perché, nel momento in cui si rompono, vanno sostituiti subito e non puoi permetterti di perdere giorni e giorni in attesa della spedizione, perché nel frattempo la tua produzione sarà ferma.

I pezzi di ricambio sono perciò un’altra spesa extra da considerare e da affrontare, prima ancora che diventi realmente necessaria.

Per contro, se ti rivolgi ad un fornitore, tutto questo diventa un problema suo.

3.

Costi di manutenzione straordinaria degli impianti

Con il passare del tempo le macchine invecchiano e cominciano a presentare un problema dietro l’altro. Proprio come un’automobile datata che ha superato i 200.000 km…

Dopo alcuni anni potresti, quindi, ritrovarti ad affrontare tutta una serie di spese extra, che indirettamente vanno a gonfiare i costi di produzione dei pezzi. E inoltre, queste spese non previste - anziché aiutarti ad ammortizzare l’investimento iniziale – comportano un aumento del costo totale del macchinario: di tua proprietà, certo, ma ormai vecchio, problematico e poco affidabile.

Devi quindi considerare altre voci di spesa legate ai tuoi impianti:

  • le dispendiose uscite dei tecnici dell’ assistenza, che vengono in azienda da te per risolvere ogni problema;
  • i ricambi particolari, costosi e difficili da reperire, perché si tratta di parti speciali del macchinario.

Per averli in sostituzione, sei spesso obbligato a rivolgerti alla casa madre, che ti fa aprire il portafoglio senza possibilità di replica o di sconti.  

Se non ti piace questa soluzione hai solo un’alternativa: lasciare il tuo macchinario fermo. Per sempre.

E ricorda: non commettere l’errore di comprare una pressa usata nella speranza di risparmiare. Soprattutto se hai poca esperienza, perché in questo caso difficilmente riuscirai a fare un buon affare. È probabile che la differenza di prezzo con un’attrezzatura nuova non resterà molto nelle tue tasche, dal momento che verrà devoluta interamente all’assistenza, per riparare i guasti frequenti. Quindi rischi di spendere lo stesso molti soldini e ritrovarti con una macchina vecchia.

4.

Costi delle attrezzature indispensabili

Se hai intenzione di acquistare solo una pressa, sappi che non ti sarà sufficiente per produrre i tuoi pezzi in proprio, ma hai bisogno di una serie di attrezzature di contorno.

Devi disporre di più macchinari da subito, anche solo per partire con il tuo progetto di stampaggio fai da te.

E ognuno di questi strumenti rappresenta un ulteriore investimento, perciò ne devi tener conto quando fai una previsione iniziale del budget.

Ecco un elenco delle attrezzature che ti servono per iniziare a stampare:

  • smaterozzatori;
  • impianti di refrigerazione;
  • impianti di aspirazione;
  • reparto pre-finitura superficiale (sabbiatrici e buratti);
  • reparto per le lavorazioni meccaniche (filettature, alesature, ecc.);
  • reparto per il lavaggio e la manutenzione degli stampi. Quest’ultimo non è assolutamente trascurabile come potrebbe sembrare. Se non ti prendi cura del tuo stampo, nel tempo, ti troverai a dover sostenere altri costi aggiuntivi legati alla non conformità e al basso livello qualitativo del prodotto. Oltre a quelli di manutenzione straordinaria degli stampi.

Con oltre 40 anni di esperienza e più di 1800 stampi realizzati, siamo un punto di riferimento per le aziende che lavorano con la zama.

Scopri come mantenere il tuo stampo perfettamente funzionante ed efficiente nel corso del tempo:

5.

Costi di gestione delle pratiche ambientali

Devi prestare molta attenzione anche a questo aspetto.

  • Innanzitutto devi disporre di un impianto di aspirazione a norma.
    Ma come essere sicuri che sia tutto in regola? Affidando la progettazione del tuo impianto ad un consulente competente. Che ovviamente si farà pagare, e non poco. Il problema è che, una volta realizzato l’impianto, non è ancora finita.
  • Dovrai sobbarcarti i relativi costi di manutenzione.
    Ad esempio, i filtri vanno sostituiti e smaltiti regolarmente. Se ti sembra una sciocchezza, sappi che, di fatto, ti ritroverai a pagarli due volte: la prima per metterli e la seconda per smaltirli, attraverso aziende specializzate. E questo ancora non basta.
  • Dovrai tenere aggiornate le pratiche relative alle autorizzazioni per le emissioni in atmosfera.
    Tali pratiche hanno una scadenza e ogni 3 anni vanno rinnovate. Anche questo è – purtroppo - un processo dispendioso in termini economici (oltre che di tempo).Questo perché ti ritroverai a pagare:
  • i consulenti e il laboratorio che ti farà le prove di emissione;
  • gli enti contingenti che devono supervisionare le prove, per evitare che ci siano dei consulenti “furbetti”;
  • il noleggio di una piattaforma aerea, necessaria per le prove di emissioni che vengono effettuate in quota.

6.

Costi di selezione, formazione e gestione del personale

Se speri di riuscire a fare tutto da solo, puoi scordartelo. Avrai sicuramente bisogno di un aiuto per poter gestire l’insieme delle cose. Ti servono, cioè, persone in grado di svolgere più mansioni:

  • attrezzisti montaggio stampi;
  • addetti macchina;
  • addetti alle lavorazioni meccaniche;
  • addetti alle finiture speciali;
  • addetti alla manutenzione degli stampi.

Ognuna di queste figure deve possedere le dovute competenze. Quindi, deve essere formata attraverso un percorso specifico.

Ed è a questo punto che si presenta un altro problema: come puoi preparare i tuoi nuovi collaboratori a svolgere dei lavori che tu stesso non hai mai fatto?

Per questo hai due soluzioni:

  • Ti rivolgi a dei “consulenti” e li paghi prima di iniziare, per poi magari scoprire che – teoria a parte - anche loro non hanno mai trascorso un’intera giornata vicino ad una pressa.
  • Ti metti alla ricerca della “perla rara”: ovvero di quei pochi professionisti che hanno già accumulato esperienza sul campo e possiedono reali competenze specifiche. Il problema è che la “perla rara” non solo è difficile da trovare, ma è complicato anche convincerla a lavorare per te.
    E l’unico modo per farlo è pagarla profumatamente.

Purtroppo lo devo dire: in fonderia, ormai, nessuno ci vuole più andare. Per questo trovare qualcuno che sappia lavorare con passione sta diventando sempre più difficile. Ogni mansione implica un lavoro molto tecnologico e richiede competenze trasversali molto elevate.

Anche se riesci a trovare una soluzione a quanto sopra, poi dovrai sempre domandarti:

Se, una volta assunti i nuovi collaboratori, diminuisse il lavoro? Cosa dovrei fare?

Opzione 1: te ne liberi, pur sapendo che un domani dovrai impazzire di nuovo per formarne/trovarne altri.

Opzione 2: li tieni in azienda e generi dei costi fissi senza senso.

Quindi sai che ti dico? Forse è meglio che questi problemi li abbia il tuo terzista…

7.

Costi per la sicurezza

La pressofusione è un’attività “a rischio elevato”. Questo perché si ha a che fare con metalli liquidi ad alta temperatura, che possono essere molto pericolosi.

Per questo devi prestare particolare attenzione alla tutela tua e dei tuoi collaboratori, dal momento che le conseguenze di un infortunio potrebbero essere anche molto gravi.

Ovviamente ci sono delle leggi a tutela della sicurezza sul lavoro, non ti basta usare il buon senso.

E gli aspetti a cui devi prestare attenzione sono molteplici, sia nell’immediato che a lungo termine.

Dovrai quindi interessarti alla prevenzione del rischio:

  • di incendio;
  • di rumore eccessivo;
  • chimico;
  • di ustioni;
  • ecc.

Quindi cosa devi fare in pratica?

  • Pagare uno o più consulenti che certifichino la sicurezza nella tua azienda e che ti diano le indicazioni di cosa modificare per ottenere la certificazione.
  • Pagare le modifiche che sarai obbligato ad effettuare secondo le indicazioni ricevute dai consulenti esperti.

8.

Costi degli stampi: dalla manutenzione ordinaria agli imprevisti

Gli stampi vanno puliti con regolarità e mantenuti efficienti, altrimenti diventano fonte di non conformità della produzione.

Il rischio, quindi, è che inizino a lievitare i costi, tra riparazioni necessarie e/o ricambi da eseguire all’ultimo momento.

Un esempio classico di imprevisto che si può verificare è quando lo stampo apre, dopo la fase di iniezione, ed inizia la fase di estrazione.

Se la stampata, o parte di essa, non viene espulsa correttamente, potrebbe restare in bilico sullo stampo o dentro la sua cavità.

In entrambi i casi, se la pressa non ha le dovute sicurezze impostate correttamente, chiudendosi schiaccia tutto.

Ti ritrovi così ad aver distrutto non solo il pezzo, ma anche lo stampo. Infatti, nonostante quest’ultimo sia di acciaio temprato - quindi di elevata durezza – in questa situazione si schiaccia lo stesso.

9.

Costi degli spazi necessari

Anche la struttura dove posizionare tutte le attrezzature che ti servono per avviare la produzione in proprio, rappresenta un costo fisso da aggiungere al tuo bilancio.

Inoltre, devi rispettare tutta una serie di requisiti che vanno a ridurre all’osso le possibilità di risparmio:

  • Innanzitutto che non ti venga in mente di affiancare la produzione di fonderia alle tue lavorazioni già esistenti: la zama teme le contaminazioni ambientali che possono derivare da altri materiali, perciò richiede uno spazio dedicato e adeguatamente isolato.
  • Poi, tieni conto che l’area da destinare deve essere calcolata non solo in base alle dimensioni delle macchine, ma anche dall’ingombro che occupa il materiale in lavorazione.
  • In più, ci sono sempre i vincoli derivanti dalle regole per la sicurezza sul lavoro. Mica puoi pensare di mettere una macchina sopra l’altra! Qui devi fare molta attenzione ed informarti bene sulle normative vigenti, pena sanzioni molto salate.

Nella teoria hai calcolato che dovresti produrre un certo numero di pezzi all’ora, per riuscire ad ottenere il guadagno preventivato.

Nella pratica, sappi che non riuscirai quasi mai a rispettare la tua tabella di marcia produttiva. Se fanno fatica gli specialisti, figurati coloro che vogliono avventurarsi con il fai da te. Questo perché gli imprevisti accadono sempre. A tutti. E fanno perdere ore di lavoro e molto denaro.

La differenza è che un professionista con esperienza riesce a gestire i fermi macchina in modo repentino, senza troppe perdite di tempo e limitando i danni il più possibile.

Una figura meno competente, invece, incontra molte più difficoltà nel risolvere le problematiche. Per mancanza di esperienza, di conoscenze, di strumenti…le motivazioni possono essere diverse, ma in sostanza il risultato è sempre lo stesso: più si aspetta a trovare una soluzione, maggiore sarà la perdita economica da affrontare.

Quindi, alla luce di tutto, il mio consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un professionista del settore: solo una figura specializzata potrà valutare a 360° le tue esigenze, trovando la soluzione migliore per te.

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Inoltre ti invito a condividere questo articolo con tutti i tuoi amici e colleghi, in modo da contribuire a diffondere la conoscenza sulla zama.

"Maneggio la Zama sin da bambino e me ne occupo professionalmente a tempo pieno a partire dal lontano 1992. Amo aiutare aziende, tecnici e progettisti a trasformare le loro idee ed i loro progetti in componenti pressofusi in zama." 

Alberto Giretti