Imbutitura e pressofusione a camera calda: due tecnologie produttive a confronto.

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Per continuare la nostra panoramica tra le tecnologie che potresti adottare per la tua produzione in serie, oggi ti vorrei parlare dell’imbutitura.

Spesso utilizzata assieme alla tranciatura (puoi approfondire l’argomento qui), l’imbutitura è una lavorazione mediante la quale si va a deformare una lamiera di acciaio o altri materiali non ferrosi.

Questa tecnica ti permette di trasformare una lamiera piana in una forma concava, senza andare ad alterarne lo spessore iniziale.  

Alla fine riesci così ad ottenere dei componenti dalla forma cilindrica o a scatola.
Si tratta di un processo di deformazione a freddo, che viene cioè eseguito senza la necessità di scaldare il materiale in lavorazione. 

Le operazioni da eseguire durante un’ imbutitura di lamiere sono le seguenti: 

  • la lamiera viene posizionata sopra alla matrice (o stampo) e viene bloccata alle estremità da un premilamiera
  • Grazie all’azione di un punzone, il materiale comincia ad essere deformato. 
  • I passaggi necessari da eseguire sono quasi sempre molteplici.
    Si utilizzano, infatti, vari punzoni in sequenza e leggermente differenti tra loro, che vengono posizionati nelle stazioni dove andrà via via a passare il nastro di lamiera, che verrà così colpito più volte fino a raggiungere la forma desiderata.
  • A volte si possono eseguire anche delle stirotrafilature, che permettono di ottenere la riduzione dello spessore, quando richiesto.

Mediante imbutitura si può ricavare un oggetto plasmato in un unico pezzo e senza giunture.

Di solito, viene utilizzata per realizzare articoli dalla forma cilindrica, a coppa o cava, ovvero dotati di cavità profonde.

Trova impiego con materiali quali: 

  • rame e le sue leghe; 
  • alluminio e le sue leghe; 
  • acciaio.

Per questo può venir impiegata per creare parti di automobili, come le portiere (e in realtà tutta la carrozzeria in generale).
Oppure si sceglie per la produzione di articoli da arredamento. 
Un altro classico esempio, è anche l’imbutitura delle pentole oppure delle lattine.

Quando scegliere allora l’imbutitura o piuttosto che la pressofusione della zama per la tua produzione in serie, e viceversa?

Per poterlo capire, dovrai analizzare i pro e i contro delle due tecnologie a confronto e rapportarli alle necessità della tua azienda e degli articoli che vorrai produrre.

Scendiamo allora nei dettagli per capire meglio i vantaggi ed i limiti che offrono entrambe le tecnologie.

Ricorda che se hai dubbi o vorresti ricevere informazioni più approfondite, ti converrà sempre rivolgerti ad un esperto del settore.

Io da 30 anni sono specializzato nella pressofusione di articoli in zama, perciò conosco molto bene il grande potenziale di questa tecnologia e come utilizzarlo al meglio, a seconda del prodotto che si desidera produrre.

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Imbutitura di lamiera e pressofusione a camera calda di zama a confronto

Velocità di produzione
Se prendiamo la sola fase di lavorazione, possiamo dire che la velocità di produzione dell’imbutitura è più elevata di quella della pressofusione.
Però l’insieme del processo viene rallentato dai tempi di set up e di manutenzione, che risultano decisamente maggiori per la lavorazione della lamiera rispetto alla zama pressofusa.

Risparmio energetico
In un primo momento, verrebbe da pensare che l’imbutitura a freddo sia più conveniente dal punto di vista energetico, perché non comporta riscaldamento del materiale, al contrario della zama che dev’essere fusa prima di passare nella pressa. 

In realtà non è proprio così.
Infatti, per l’imbutitura occorrono macchine grandi e molto potenti, dotate di elevate forze di chiusura. E queste attrezzature lavorano consumando un bel quantitativo energetico.
Per contro, il tonnellaggio delle presse necessarie per la zama è decisamente inferiore, con un minor assorbimento di energia richiesta.

Pezzi con forma definitiva
I pezzi che si ottengono mediante imbutitura delle lamiere hanno, in generale, una forma già definitiva.
Quindi, come per la zama, possono non essere necessarie delle ulteriori lavorazioni successive.

È da tener conto, però, che le tolleranze cambiano molto nei due processi produttivi: infatti quelle ottenibili con l’imbutitura di lamiera sono più elevate di quelle realizzabili mediante l’impiego della zama.
In altre parole, più è spessa la lamiera di partenza, meno i pezzi realizzati tramite imbutitura saranno precisi.

Elevata ripetibilità e qualità di produzione
Abbiamo già visto che la ripetibilità di processo nel caso della zama è molto elevata, mantenendo al contempo un ottimo standard produttivo.
Anche nel caso dell’imbutitura, la qualità ottenuta può essere elevata.

Infatti l’imbutitura di lamiera ti permette di avere:

  • un componente privo di grinze;
  • una notevole deformazione;
  • una buona qualità superficiale;
  • forme tridimensionali abbastanza complesse, anche se non potranno mai arrivare ad eguagliare quelle ottenibili mediante pressofusione.

La ripetibilità di processo ed il mantenimento dei livelli qualitativi richiesti, nel corso dell’intera produzione, possono essere garantiti dall’imbutitura, a patto che si eserciti un controllo costante sull’intero ciclo produttivo.
Infatti, scegliendo di lavorare con l’imbutitura delle lamiere, dovrai stare molto attento ai seguenti aspetti:

  • Non sempre riesci ad ottenere le stesse deformazioni durante l’intera lavorazione.
  • Si possono verificare delle rotture frequenti del pezzo.
    Questo perché le forze applicate ed i parametri di processo devono venir correttamente settati fin dall’inizio ed attentamente monitorati nel tempo.
  • Possono presentarsi delle corrugazioni sul lavorato, in caso di insufficiente forza del prelamiera.
  • Si può verificare uno stiramento della lamiera, ovvero un assottigliamento non richiesto, durante la fase di allungamento.
  • Le attrezzature rischiano di rovinarsi molto facilmente.

I materiali degli stampi sono fortemente sollecitati e la durata di punzoni e matrici può essere anche di solo qualche decina di migliaia di cicli. 

Ricorda che la durata non è correlata tanto alla tecnologia, quanto alla sagoma del pezzo da ottenere.

Sicurezza
Grazie alle normative sulla sicurezza ed ai costanti controlli che oggi giorno le aziende esercitano sulle proprie lavorazioni per garantire la massima tutela del personale, possiamo dire che entrambi le tecnologie sono da ritenersi sicure.
Se nella pressofusione della zama il rischio maggiore è legato alle alte temperature di fusione del materiale, con l’imbutitura il pericolo è rappresentato dallo schiacciamento. 
Ma se vengono rispettate le leggi in vigore e si lavora con gli impianti a norma, in pratica, la sicurezza del lavoratore viene assicurata.

Nel caso dell’imbutitura sussiste però il problema dell’impatto acustico, che risulta decisamente elevato. 
Immagina un grosso martello che batte ad alta velocità, contornato da un rumore costante di ferraglia. 
Ecco, questo è il sottofondo che l’imbutitura di lamiera regala alla tua azienda. 

Per contro, una pressa per le leghe di zinco è piuttosto silenziosa, e potresti quasi tenerla in salotto…

Complessità del progetto
La pressofusione a camera calda della zama ti offre il grosso vantaggio di poter realizzare pezzi dalla geometria molto complessa.
Se guardi solo la forma del tuo componente, allora sappi che anche con l’ imbutitura puoi ottenere pezzi tutto sommato articolati.

Ma sempre più semplici rispetto a quelli ottenibili dalla pressofusione. 

E non solo: con l’imbutitura sei anche vincolato a dover mantenere gli spessori molto vicini a quelli della lamiera di partenza.
Inoltre, arrivare a dei risultati ottimali non è sempre facile e potrebbero servirti degli stampi decisamente complessi e costosi.

Compatibilità ambientale
Di per sé il metallo è interamente riciclabile, quindi l’impatto ambientale è minimo, per entrambe le tecnologie. 
L’unico aspetto inquinante può essere legato all’utilizzo del lubrificante, che nel processo di imbutitura non sempre è contenuto, in quanto ne viene utilizzato molto nella fase di presso-piega.

Costi
I costi sono relativi e dipendono senz’altro dal pezzo. 
Bisogna tener conto di alcuni aspetti legati al processo di imbutitura:
– il materiale utilizzato con questa tecnologia è solitamente meno caro della zama, ma ha comunque un’ alta percentuale di scarto, dovuto agli sfridi di lavorazione.
– Il tempo ciclo è veloce, ma il costo orario di presse di grosse dimensioni è comunque alto.
– Anche qui come per la zama bisogna utilizzare un lubrificante, per ridurre l’attrito tra la lamiera, la matrice e la premi-lamiera, ed aumentare così la durata dello stampo.

  • A proposito di stampi, quelli richiesti per l’imbutitura sono decisamente più costosi rispetto a quelli utilizzati con la pressofusione. 

Questo perché la lavorazione avviene spesso per più step: servono cioè una serie di stampi – attaccati tutti assieme – per ottenere, poco per volta, la forma desiderata. 

Inoltre, anche progettare questo tipo di stampi è decisamente più complicato di quelli per la pressofusione.

Alla luce di tutte le osservazioni fatte fin qui, possiamo concludere che, in generale, l’imbutitura rappresenti una soluzione da adottare solo nei casi in cui si vogliano ottenere dei pezzi realizzati con materiali più prestanti rispetto alla zama, come ad esempio l’ acciaio.

In tutti gli altri casi invece si può valutare la pressofusione come alternativa di processo.

Vuoi conoscere gli altri vantaggi che la pressofusione in zama può offrire alla tua produzione in serie? Scarica adesso la mia guida: “Leghe di zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”.

All’interno troverai tutte le caratteristiche della zama ed il confronto con le altre tecnologie produttive.

I 5 luoghi comuni che ti hanno (erroneamente) convinto a non tenere delle scorte a magazzino

Nel corso della mia attività come produttore di pezzi in zama ho sentito molti pretesti, da parte degli imprenditori (e anche dei loro collaboratori e manager) per non tenere delle scorte di pezzi a magazzino.

 

Si tratta di ragioni più o meno valide che molto spesso, però, si rivelano infondate, causando addirittura un aumento dei costi ed un calo delle vendite.

 

Diamo allora un’occhiata alle scuse più utilizzate che le persone utilizzano per non tenere abbastanza inventario e che comunque si rivelano puntualmente molto deboli o sbagliate se vengono esaminate più da vicino, nel dettaglio.

 

I 5 luoghi comuni più diffusi per non “fare magazzino”

 

1 – “È più economico”

 

Uno dei più grandi errori che commettono gli imprenditori è pensare che l’inventario rappresenti soltanto una spesa da evitare.

 

Si tratta forse della credenza più difficile da sfatare.

 

Infatti, se monitorate e gestite correttamente, le scorte a magazzino ti danno la possibilità di ridurre i costi ed accelerare il profitto.

 

2 – “Non mi serve perché posso comprarlo direttamente dai fornitori”

 

Questo è vero, ma tieni conto che i fornitori vendono direttamente dalla fabbrica e proprio per questo possono venirti incontro con una riduzione del prezzo, in caso di ordini superiori.

 

Maggiore sarà la quantità di pezzi acquistata, più ampio sarà il loro margine di manovra, perché andranno ad ammortizzare i costi di set up e tutte le spese fisse che contribuiscono a determinare l’importo finale.

 

3 – “Rischio di avere uno stock fermo per un lungo periodo”

 

Se si tratta di pezzi che ti serviranno prima o poi, averli parcheggiati in magazzino anche per periodi più lunghi del previsto non rappresenta un grosso problema.

 

È da preoccuparsi solo nel caso – piuttosto raro – in cui il tuo cliente decida di cambiare il progetto in fase di produzione avanzata, il che li renderebbe praticamente inutilizzabili.

 

4 – “Non ho posto per immagazzinarlo”

 

Questa è una scusa piuttosto debole.

 

Innanzitutto, perché non devi tenere dei quantitativi di scorte esagerate, che possono invece venir proporzionate in base allo spazio disponibile.

 

E poi, se scegli un fornitore ben organizzato puoi accordarti con lui per conservare i pezzi extra che ti produce nel suo stesso magazzino.

 

Noi di Zama Solutions ci siamo attrezzati con soluzioni tecnologiche specifiche al fine di poter gestire delle scorte concordate, facendo ruotare il magazzino in base alle esigenze dei nostri clienti.

 

Lo abbiamo reso possibile grazie alla recente installazione del magazzino verticale di generose dimensioni: si tratta di una macchina nella quale i contenitori vengono caricati in cassetti, riposti poi, in modo automatico, su dei ripiani all’ interno della struttura della macchina stessa.

Se stai cercando un fornitore specializzato in componenti in zama che ti aiuti a gestire le scorte, contattaci!

 

Grazie alle soluzioni che abbiamo adottato, nel nostro magazzino c’è spazio anche per i tuoi prodotti!
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5 – “Sto vendendo su richiesta, quindi ho bisogno solo di pochi pezzi per volta”

 

Perché non provare a ragionare al contrario? Ovvero iniziare ad aumentare il numero di pezzi prodotti, per essere sempre pronti a soddisfare eventuali richieste extra dei clienti? È così che si incrementa il proprio giro di affari…

 

A questo punto, dopo aver valutato da vicino tutti i luoghi comuni, viene spontaneo domandarsi:

 

Conviene o no produrre delle scorte da tenere a magazzino?

 

In linea di massima conviene. Subentrano però così tante variabili, in questo discorso, che ogni situazione e a sé.

 

L’unico modo per capire se davvero nel tuo caso non convenga fare magazzino è di valutare i pro e contro di questa soluzione, che adesso andremo a vedere.

 

E poi, come consiglio sempre, discutere le tue esigenze con un fornitore professionista, che saprà senz’altro aiutarti grazie alla sua esperienza e alle sue competenze.

 

I vantaggi di non avere scorte a magazzino

 

  • Diminuzione dello spazio occupato

Meno scorte equivale a più spazio.  Come abbiamo già visto, il problema sussiste se effettivamente lo spazio a disposizione è davvero minimo e non c’è allora altro da fare. Ma a volte potrebbero essere sufficienti anche solo delle scaffalature ben studiate per ottimizzare gli spazi.

 

Ricorda, inoltre, che puoi sempre trovare un fornitore capace di custodire i tuoi pezzi nel suo stesso magazzino.

 

Questo ovviamente comporta un piccolo aumento dei costi – giusto per contribuire a pagare le spese dello spazio occupato – ma ti offre il grande vantaggio di avere i tuoi componenti sempre pronti e disponibili in pochissimo tempo.

 

  • Diminuzione del capitale immobilizzato

Anche se gli inventari sono di solito considerati un bene, averne uno troppo grande può risultare dannoso per l’azienda. Questo perché vincola il capitale e occupa spazio che potrebbe essere usato per altri scopi.

 

  • Diminuzione del rischio di obsolescenza

In effetti, abbassare le scorte può ridurre la possibilità che un articolo diventi vecchio e superato prima ancora di essere venduto.

 

Gli svantaggi di NON avere un magazzino

 

Mentre la riduzione dell’inventario può sembrare una soluzione facile e veloce per non spendere subito dei soldi, al tempo stesso potrebbe rivelarsi una mossa azzardata. Bisogna stare attenti a non esaurire le scorte e a non ritrovarsi con ordini non evasi, altrimenti si potrebbe finire per perdere alcuni clienti non soddisfatti del tuo servizio.

 

Infatti, non avere delle scorte in magazzino porta inevitabilmente a degli svantaggi:

 

  • Acquisto a prezzi più alti

Spesso l’ufficio acquisti si fa carico di più pezzi per riuscire a pagarli ad un costo inferiore.

 

Per un’azienda, in realtà, è importante determinare il così detto “lotto economico”, ovvero il quantitativo conveniente da produrre.

 

(Leggi anche “Perché è importante calcolare il lotto economico d’acquisto?” 🡪 LINK Art. 56)

 

Il lotto economico permette di bilanciare i costi di magazzino con quelli di emissione degli ordini: è dato, in pratica, dalla quantità di pezzi che conviene farsi produrre in un singolo ordine, per riuscire a minimizzare i costi complessivi di commissione e di gestione delle scorte di quello specifico componente.

 

  • Si vive sempre nell’ urgenza

Se i pezzi che si tengono in magazzino sono definiti “Scorta di sicurezza” è per un motivo ben preciso: ordinando solo lo stretto necessario, si rischia di non poter soddisfare eventuali richieste improvvise, perdendo la sicurezza di evadere l’ordine del cliente nei tempi e modi stabiliti.

 

  • Si perde tempo (e quindi soldi)

La mancanza di un pezzo determina un vero e proprio blocco delle attività e ogni minuto di produzione persa si traduce in una riduzione del fatturato.

 

  • Si rischia un danno d’immagine

Dire di no ad un cliente o consegnare in ritardo i prodotti non è mai positivo.

Eppure, è proprio ciò che potrebbe accadere se, per qualche motivo, i pezzi a disposizione non fossero sufficienti restando in pratica a zero.

 

Come evitare questi disastri?

 

Per evitare le problematiche che abbiamo appena visto, nel caso in cui si decidesse di non fare magazzino è bene tenere conto del “Punto di Riordino”

 

Si tratta del livello di scorte che, una volta raggiunto, indica la necessità di emettere immediatamente un nuovo ordine di acquisto, pari al lotto economico.

 

Il Punto di Riordino è molto importante per prevenire l’esaurimento delle scorte a magazzino, evitando tutte le conseguenze negative che potrebbero derivare, come la paralisi della produzione ed il blocco delle vendite.

 

Quando puoi, cerca di fare sempre un po’ di magazzino: se calcoli correttamente il tuo lotto economico puoi capire subito se si tratta della soluzione più conveniente e legata ad un maggior risparmio.

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Stampare i tuoi componenti in zama presso un terzista: pro e contro

“Conviene farsi stampare i componenti in zama da un terzista?”Non è la prima volta che sento qualche cliente porre questa…

Stampare da solo i tuoi componenti in zama è davvero la scelta migliore?

Magari stai già impostando la struttura per lo stampaggio “fai da te”o stai iniziando semplicemente ad informarti su come procedere…