Lo stampaggio ad iniezione plastica è davvero la tecnologia più economica per i tuoi componenti?

Condividi l'articolo su:

La pressofusione della zama e l’iniezione plastica presentano importanti differenze dal punto di vista qualitativo, come abbiamo già discusso nel post Scegli la zama anziché la plastica per migliorare la qualità dimensionale e percepita dei tuoi componenti.

Ovviamente, trattandosi di due materiali così diversi tra di loro, anche la lavorabilità assumerà sfumature differenti e sarà più vantaggiosa in un caso o nell’altro, a seconda del progetto che devi realizzare.
(Se vuoi capire meglio quando preferire una materia prima piuttosto che l’altra, leggi anche il post: “È meglio la zama o la plastica per i tuoi componenti in serie?”).

Confrontiamo allora i vantaggi offerti dalla zama, in termini di risultato e costi di produzione, rispetto a quelli raggiungibili con la plastica ad iniezione.

Velocità di produzione 

Il processo di fabbricazione per gli articoli in leghe di zinco è molto più rapido rispetto allo stampaggio a iniezione dei materiali plastici. 
Perciò, se decidi di realizzare i tuoi componenti in zama, sappi che avrai l’enorme vantaggio di ottenere un maggior numero di pezzi a parità di tempo, riducendo così i costi di produzione.

A seconda delle dimensioni del getto, infatti, la zama permette di raggiungere anche velocità doppie in confronto alla plastica. 

Il motivo è strettamente correlato al discorso della dissipazione termica

La zama viene in realtà stampata con temperature decisamente maggiori, rispetto a quelle richieste per la fusione e iniezione di materie plastiche: tipicamente 420 °C contro 200°C. 
Eppure la grossa capacità di dissipazione termica delle leghe di zinco fa si che il metallo fuso perda calore decisamente prima della plastica, accelerando quindi il raffreddamento e permettendo cadenze produttive più elevate. 

Facilità di assemblaggio

L’assemblaggio può risultare più vantaggioso con l’uno o con l’altro materiale a seconda del progetto che vuoi realizzare.

Infatti, se consideriamo gli incastri a scatto, questi sono il pezzo forte della plastica ad iniezione, grazie all’elevata elasticità del materiale.

Se invece il tuo progetto prevede dei collegamenti filettati, allora ti converrà scegliere di gran lunga la zama.

Infatti, i collegamenti filettati più comuni sono quasi impossibili da realizzare con un materiale plastico, se non mediante l’ utilizzo di particolari inserti – solitamente in ottone – da co-stampare all’ interno del pezzo.
Si tratta, però, di un processo che comporta un aumento dei costi per lo stampaggio a iniezione, per due motivi:

  1. È necessario aggiungere uno o più componenti.
  2. Il ciclo di stampaggio della plastica ad iniezione diventa semiautomatico.
    Questo perché il posizionamento degli inserti deve avvenire manualmente, a meno che non si voglia investire in costose automazioni.
    Di conseguenza, si dilata notevolmente la durata di ciascun ciclo ed è difficile garantire una tempistica costante, in quanto i singoli passaggi sono vincolati alla manualità più o meno regolare dell’operatore.
    In parallelo, vanno ad aumentare anche i problemi di sicurezza, sia per il lavoratore che per lo stampo.
    Nel primo caso, bisogna essere certi che vengano attuate tutte le norme di sicurezza previste. Nel secondo, è importante verificare che l’ inserto venga posizionato correttamente all’interno dello stampo e resti nella sua posizione durante la chiusura dello stesso. Altrimenti lo stampo si potrebbe danneggiare causando un’ulteriore costo aggiunto.

Anche la zama necessita di un accorgimento in più per le maschiature, poiché vanno fatte di ripresa e questo genera inevitabilmente una spesa. Ma è ovvio che il prezzo della sola ripresa è sicuramente inferiore a quello richiesto per l’accoppiata inserto + co-stampaggio.
Inoltre, in questo caso, lo stampaggio avviene in automatico e ciò è già sufficiente per parlare di risparmio.

Ricordiamo infine che, per alcuni oggetti in plastica, si riescono ad ottenere le maschiature direttamente sullo stampo
Perché questo sia possibile viene richiesto l’utilizzo di stampi con sistemi “a svitamento”. 
Ovviamente tutto ciò ha senso solo se:

  • le dimensioni del filetto sono sufficientemente grandi ;
  • la produzione richiesta è molto elevata.

Questo per ammortizzare la spesa per lo stampo che, essendo dotato di un sistema di svitamento, è decisamente più costoso di quello tradizionale. 

Ma non è tutto: il ciclo di stampaggio a iniezione, in questo caso, risulta anche più lento.
Quindi, come vedi, è fattibile ma non è molto conveniente, a causa dei numerosi limiti imposti.

La tecnica di produzione alternativa che abbiamo appena visto non ha proprio senso, invece, nel caso della zama. 
In passato, confesso, ho provato anch’io a metterla in pratica, ma alla fine ho tratto le mie conclusioni: non ne valeva la pena, le ore di lavoro perse e la spesa finale richiesta non la rendevano una tecnica competitiva.
Infatti, lo stampo decisamente più complesso e il ciclo più lento portano a lievitare i costi rispetto ad una classica ripresa di post-lavorazione, che risulta essere, perciò, la tecnica più vantaggiosa.

La tua produzione in serie di articoli in plastica non ti soddisfa? Scopri come puoi migliorarla grazie alla zama!

Chiedimi tutte le informazioni che desideri al numero 0121 342.599 o compila il modulo sottostante e verrai ricontattato al più presto.

Pezzi stampati con forma definitiva

In questo caso possiamo dire che non c’è un materiale più vantaggioso dell’altro, ma sussiste una situazione di parità. 

Se osservi uno stampo per la pressofusione della zama e uno per l’ iniezione plastica, noterai subito che si assomigliano davvero molto. 
Ovviamente bisogna dire che anche se paragoniamo la spesa necessaria per uno stampo standard è del tutto similare in entrambe le produzioni (diverso è il caso degli stampi più complessi con iniezione a camera calda della plastica – che sono privi di materozza – decisamente più costosi).

Comunque, proprio per la somiglianza tra le forme utilizzate, possiamo dire che la libertà progettuale realizzabile con entrambi i materiali ed i relativi stampi è comunque elevata.

Lavorabilità alle macchine utensili

Per quanto riguarda la ripresa alle macchine utensili, questa risulta limitata con l’utilizzo di entrambi i materiali.

Nel caso della zama, il risultato ottenibile è ottimale.
Si adopera però in rari casi, con l’unico scopo di aumentare ulteriormente la precisione di parti molto dettagliate o per la costruzione di prototipi. 

Per la plastica ad iniezione, invece, non è proprio fattibile. 

La ripresa alle macchine utensili può essere parzialmente possibile su plastiche più dure e secche, mentre, al contrario, non si può certamente fare con materiali morbidi e gommosi. 
In ogni caso, questa lavorazione non ha senso, se non con lo scopo di modificare una parte dei pezzi che non si è riuscita ad ottenere dallo stampaggio ad iniezione, per qualche specifica ragione. 

È da dire che esistono anche delle plastiche in lastra, lavorabili alle macchine utensili. 
Queste si utilizzano quando è sufficiente una piccola quantità di pezzi e non conviene di certo costruire lo stampo. 
Si tratta, però, di componenti che comunque non verrebbero realizzati in zama, quindi non ha senso fare un confronto diretto con le leghe di zinco.
Inoltre ormai, gli oggetti di piccole dimensioni vengono ottenuti con le stampanti 3D. E per questo, la lavorazione dal pieno della plastica sta scomparendo: o si ottiene il componente con la stampa 3D o si ottiene da stampo ad iniezione.

Bassa usura degli stampi

Se parliamo di stampi, fare un confronto preciso tra attrezzature diverse per materiali differenti non è molto semplice: gli investimenti necessari per la loro costruzione dipendono molto da come verrà configurata la forma e dalla complessità del progetto.

Possiamo dire che, in generale, gli stampi per la produzione della zama pressofusa e per l’iniezione plastica offrono una durata nel tempo notevole

Il range di intervallo della vita media per uno stampo da pressofusione in zama è di 750.000 – 2.000.000 di cicli.

Lo stampaggio ad iniezione di materie plastiche propone invece una durata media delle sue forme compresa tra 250.000 – 3.000.000 di cicli. 

In realtà, per fare una stima più corretta, è importante capire bene nello specifico caso:

  • quali materiali si andranno ad utilizzare per lo stampo;
  • quale materia prima andrai a scegliere (esistono diverse leghe di zinco e moltissimi materiali plastici che differiscono tra di loro); 
  • come dovranno essere strutturati gli stampi che ti servono. 

In generale, comunque, la durata media di uno stampo è notevole per entrambi i materiali. Infatti, gli acciai dello stampo non vengono stressati termicamente, sia nel caso della zama pressofusa che dell’iniezione plastica.
L’importante, in entrambi i casi, è che i canali di colata siano correttamente dimensionati.

Il vero problema si presenta nel momento in cui decidi di utilizzare delle “plastiche caricate a vetro”.

Se non ne hai mai sentito parlare, sappi che si tratta di un materiale altamente abrasivo, impiegato in tutte le situazioni nelle quali si sceglie di utilizzare la plastica miscelata in percentuali variabili, con fibre di vetro. 
Questo compromesso viene adottato nel tentativo di conferire alle materie plastiche delle caratteristiche fisico-meccaniche che normalmente non possiedono.

Io sconsiglio questo genere di materiali: le fibre di vetro sono abrasive e usurano precocemente lo stampo, anche se lo fai costruire in acciaio temprato. 
Secondo me, se alla bassa qualità percepita della plastica devi aggiungere la rigidità del vetro e rovinare per giunta lo stampo, a quel punto ti conviene di gran lunga scegliere come materia prima un metallo.

Per farti comprendere meglio l’effetto che una sostanza plastica caricata a vetro potrebbe esercitare sul tuo stampo, prova ad immaginare il risultato che otterresti grattando della carta vetrata su un pezzo in acciaio. Dopo le prime passate potrebbe sembrarti di lucidare il pezzo e basta, senza renderti conto che in realtà stai asportando una piccola parte del metallo ad ogni passaggio. Continuando così per giorni e giorni, potresti restare stupito dell’effetto ottenuto: la carta vetrata va a creare “un buco” sull’acciaio.

La stessa cosa succede negli stampi all’interno dei quali utilizzi del materiale caricato a vetro. 

Caso estremo è quando oltre a questo materiale scadente, utilizzi uno stampo di bassa qualità. 

Spero poi che nessuno lo faccia ancora, ma in passato alcuni stampisti – per risparmiare al massimo sul materiale – erano soliti costruire le figure della forma direttamente sul porta stampo, che nelle migliori delle ipotesi era di materiale bonificato e quindi caratterizzato da una durezza molto bassa.
Lo stampo diventava senz’altro più economico, ma ben poco longevo. 
Alla fine, nel lungo periodo, questa soluzione non solo si rivelava più costosa, ma presentava anche problemi di qualità per il prodotto finale. 
Problemi che peggioravano se come materia prima era stata scelta la plastica caricata a vetro: un vero disastro.

Vuoi evitare di ritrovarti con attrezzature e materie prime scadenti che a lungo andare fanno lievitare i tuoi costi in maniera esagerata?

Saprò consigliarti al meglio su cosa prestare attenzione quando scegli uno stampo od un nuovo materiale per la tua produzione di articoli in serie. Chiamami ora 0121 342.599 o compila il modulo

La zama si rovina con il tempo?

Mi viene spesso domandato se la zama si rovina con il passare degli anni.

 

Abbiamo tutti presente l’effetto dell’argento o del rame, che anneriscono con il tempo e che spesso causano segni antiestetici sul corpo se indossati come gioielli.

 

Ebbene, la zama non si rovina al pari di questi metalli. Se viene protetta con opportuni trattamenti superficiali non annerisce e non macchia nemmeno la pelle a contatto con il sudore.

 

Anche per questo trova largo impiego nella produzione di gioielli e altri accessori di bigiotteriaInoltre, le leghe di zinco sono particolarmente resistenti.

 

Sappiamo bene che la zama è una lega metallica composta prevalentemente da Zinco abbinato ad altri elementi, come l’Alluminio e il Rame.

 

Questa lega è nata con lo scopo di rendere un ottimo materiale, come lo Zinco, più duro e robusto, ma al tempo stesso anche più duttile per essere lavorato.

 

Quindi nel caso delle leghe di zinco si può parlare di una maggior resistenza:

  • agli urti, 
  • all’usura e 
  • alla corrosione.

Gli articoli prodotti in zama pressofusa durano di più, quindi, rispetto a quelli prodotti con altre leghe o con la plastica, proprio grazie alla durezza del materiale con cui vengono realizzati (paragonabile a quella della ghisa o dell’ottone).

 

Come migliorare la resistenza alla corrosione della zama

 

La zama ha una buona resistenza alla corrosione, sia in condizioni atmosferiche normali, sia a diretto contatto con prodotti petroliferi.

 

La zama può essere tranquillamente utilizzata anche senza alcun trattamento superficiale in certi ambienti chiusi, ma per aumentare maggiormente la sua durata nel tempo, soprattutto in condizioni estreme, è sufficiente aggiungere un processo di finitura galvanica.

 

A seconda dei casi, questo passaggio potrà privilegiare l’aspetto tecnico o quello estetico.

 

Quando scegliere allora una finitura più tecnica o una estetica per proteggere la zama dalla corrosione?

 

Lo vediamo subito.

 

  • Trattamenti tecnici:

Il loro unico scopo è quello di migliorare le proprietà anticorrosive del materiale e di difenderlo ancora di più dagli agenti aggressivi.

 

Esistono dei trattamenti che possono arrivare a garantire una protezione alla corrosione vicina alle 1000 ore in nebbia salina.

 

Questo è un aspetto molto interessante in quanto, da una parte la longevità di un componente pressofuso in zama può aumentare notevolmente nel tempo, dall’ altra questi trattamenti possono estendere il campo di utilizzo della lega stessa ad ambienti particolarmente aggressivi dal punto di vista corrosivo.

 

I trattamenti galvanici tecnici sono ottimi per elevare le capacità anticorrosive della zamaEssi però non sono adatti per aumentare la bellezza superficiale dei pezzi prodotti.

 

Per questo trovano largo impiego specialmente nella componentistica nascosta, dove l’aspetto estetico è decisamente secondario.

 

  • Trattamenti estetici:

I trattamenti estetici più diffusi e comunemente utilizzati sono:

– cromatura,

– nichelatura,

– ramatura,

– ottonatura,

– stagnatura,

– doratura,

– argentatura,

– ecc.

 

Ognuno di questi può essere declinato in una serie di varianti, come ad esempio finitura lucida, finitura opaca, finitura satinata, effetti di invecchiamento, passivazioni chiare o scure, ecc.

 

Il loro scopo è quello di valorizzare l’aspetto dei tuoi componenti, preservandone anche la funzione anticorrosiva, seppur in maniera limitata rispetto alle finiture di tipo tecnico.

 

Se vuoi conoscere meglio i trattamenti dei componenti in zama e come avviene la loro lavorazione, puoi trovare le informazioni più dettagliate nella mia guida:

 

“Leghe di Zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”

Scarica adesso la tua copia GRATUITA Clicca qui

Dove viene usato lo Zinco e sue proprietà

Lo Zinco puro è un metallo non ferroso caratterizzato da una struttura cristallina.
Lo zinco come materiale è molto diffuso, tanto da essere in quarta posizione nella classifica della produzione globale dei metalli, dopo ferro, alluminio e rame.
Ma lo zinco dove si trova? 
Non esiste libero in natura, bensì viene estratto dai suoi minerali, caratterizzati da nomi particolari, quali:

  • blenda, 
  • calamina, 
  • smithsonite, 
  • franklinite, 
  • willemite, 
  • zincite.

Più che produzione dello zinco si deve parlare perciò di estrazione”, che può avvenire in due modi differenti, a seconda delle reazioni utilizzate:

  • Per via termica;
  • Per via elettrolitica.

Lo zinco metallico e le sue leghe nella storia

Lo zinco metallico si è sempre rivelato una risorsa fondamentale per l’uomo.
Il suo utilizzo risale sin dall’antichità: pensa che sono stati rinvenuti oggetti a base di zinco puro all’87%, riconducibili addirittura all’età preistorica.

Ancora oggi ne siamo circondati in tutta la nostra quotidianità, dal momento che si impiega lo zinco per la produzione di articoli dei più svariati settori industriali. 

Lo zinco puro viene spesso aggiunto come componente fondamentale per realizzare leghe molto conosciute.

Tra queste le più antiche sono gli ottoni che, in percentuali variabili, contengono sia zinco che rame al loro interno.
Addirittura gli antichi Romani, nel 30 d.C., erano soliti lavorare l’ottone. 
Riscaldavano la calamina (uno dei minerali dello zinco), assieme al rame, in un apposito contenitore. Si veniva così a formare la lega di rame-zinco, che veniva versata liquida in un apposito stampo e da lì poi lavorata.

A cosa serve lo zinco: proprietà per l’uomo

Lo zinco è anche indispensabile per il corretto funzionamento del nostro organismo, poiché fa parte di moltissimi processi cellulari.

Proprio per le proprietà che ha lo zinco, viene coinvolto in diverse attività di tutto il corpo, in particolare:

  • potenziamento del sistema immunitario; 
  • funzionamento dell’apparato ormonale; 
  • lavoro muscolare; 
  • capacità visiva; 
  • crescita dei capelli; 
  • guarigione delle ferite;
  • e altri.

Lo zinco è anche fondamentale per l’attività dell’alcol deidrogenasi, un enzima utilissimo nello smaltimento delle bevande alcoliche
Senza zinco, anche un semplice bicchiere di vino ti potrebbe intossicare!

Il problema è che non viene prodotto dal nostro organismo, ma dev’essere assimilato attraverso il cibo.

Per questo è importante avere una dieta bilanciata e consumare alimenti che contengano zinco, come:

  • carne; 
  • pesce; 
  • uova; 
  • latticini;
  • semi;
  • legumi; 
  • cereali integrali;
  • soia; 
  • alghe:
  • e molti altri.

Dato il suo coinvolgimento chiave in più funzioni metaboliche, una carenza di zinco può essere pericolosa per l’organismo.
Anche per questo motivo, viene quasi sempre inserito negli integratori in commercio.

A cosa serve lo zinco: utilizzo nella produzione a livello industriale

In metallurgia, lo zinco – come materiale – è protagonista di applicazioni molto interessanti, dal momento che:

  • È uno dei principali componenti nelle leghe della famiglia degli ottoni, come abbiamo già visto.
  • È impiegato per ricoprire galvanicamente altri materiali – come il ferro e la zama – grazie alla sua azione anticorrosiva.

Tra le proprietà dello zinco metallico c’è, infatti, la capacità di ricoprirsi con uno strato ossido, che lo protegge dagli agenti atmosferici.

  • Il colore dello zinco è tale che viene utilizzato, sotto forma di ossido di zinco, come pigmento per i colori chiari nelle vernici ad acqua.
  • Trova impiego nella costruzione di batterie in forma di fogli di zinco arrotolato.
  • Lo zinco metallico è anche il componente principale di una famiglia di leghe chiamata ZAMA”.

Nate attorno al 1930, le leghe dal nome “Zama” sono formate da zinco di elevata purezza unito a piccole percentuali di rame, ma anche magnesio e alluminio.

L’aggiunta di questi elementi, ha permesso di trasformare un metallo fragile e poco resistente, come lo zinco, in un materiale caratterizzato proprio da elevata durezza e resistenza.

Queste proprietà hanno reso la zama una materia prima molto utilizzata tutt’oggi, anche per il fatto che all’elevata robustezza si uniscono un’ottima duttilità ed una colabilità eccellente, una volta fusa.

Proprio per questo, il metodo di lavorazione utilizzato per tali leghe prevede un processo di riscaldamento del metallo e poi una fase di stampaggio, e prende il nome di PRESSOFUSIONE A CAMERA CALDA”.

Essendo la lega zama molto versatile, trova centinaia di applicazioni in tantissimi settori industriali.

Questo perché offre tutta una serie di vantaggi legati alla progettazione, lavorazione e resa finale, che permettono al produttore di risparmiare tempo e denaro rispetto all’utilizzo di altre materie prime, ottenendo al contempo un prodotto di alta qualità e durata nel tempo.

Se vuoi approfondire le tue conoscenze sulle le proprietà e gli utilizzi della zama, ti invito a…

Caratteristiche chimico-fisiche della zama

Se ti stai chiedendo come riconoscere la zama, dove si trova e quando è più conveniente utilizzarla, ti sarà tutto più chiaro una volta comprese a fondo le sue caratteristiche chimico-fisiche e anche quelle meccaniche.

Viene infatti utilizzata in tutte quelle situazioni in cui sono richieste le sue proprietà come: durezza, resistenza, peso specifico, limitata corrosione ne tempo, facilità di lavorazione, ecc.

Essendo una lega chimica, le sue proprietà sono influenzate sicuramente dallo zinco, responsabile delle caratteristiche principali, poiché determina soprattutto la densità della zama ma anche il peso specifico della zama, e molto altro.

Trattandosi di una lega di zinco e non del materiale puro, ci sono però anche altri componenti che partecipano alla formulazione e ne influenzano le proprietà. 
Se il peso specifico dello zinco è più o meno sempre mantenuto, i metalli che vengono aggiunti possono andare ad influenzarne la resistenza, la durezza, ecc.

In effetti, quando si parla di zama, sarebbe più corretto classificarla come una “famiglia di leghe”, dal momento che esistono più tipologie. 
Gli appartenenti a questa famiglia si differenziano tra loro per le concentrazioni percentuali di ciascun elemento legato allo zinco. Si può avere infatti, una lega di rame e zinco, una lega di zinco e alluminio, ecc.

Abbiamo così le leghe stampabili a camera calda  la Zama 2 (ZP2), la Zama 3 (ZP3), la Zama 5 (ZP5) e la Zama 8 (ZP8).

Esistono poi anche la Zama 12 (con il 12% di alluminio) e la Zama 27 (con il 27% di alluminio). Queste due leghe sono stampabili solo a camera fredda, perché le alte percentuali di alluminio in esse contenute innalzano la temperatura di fusione a tal punto da non rendere possibile il processo a camera calda. 
Il punto di fusione dell’alluminio è infatti molto più alto rispetto a quello dello zinco o del punto di fusione del rame, ecc. Quindi leghe con alte concentrazioni di questo metallo andranno lavorate con un processo diverso.

Quando scegliere una lega di zama piuttosto che l’altra?

Dipende tutto dalle esigenze di progettazione e dal risultato finale che si vuole ottenere.

  • La ZP3 e la ZP5 sono quelle più utilizzate. Entrambe hanno un’elevata stabilità dimensionale, ma la ZP3 ha una miglior resistenza alla corrosione, mentre la ZP5 è da preferire se si vuole ottenere una resistenza all’impatto davvero alta.
  • La ZP2 è quella con caratteristiche meccaniche migliori, ma tende ad invecchiare più facilmente delle altre.

     

  • La ZP8, invece, offre una resistenza e una durezza del componente davvero elevate, ma di fatto non ha molto mercato a causa del costo elevato richiesto, per il materiale stesso e per la sua lavorazione. 

Lavorare con una lega – anziché un metallo puro – offre diversi vantaggi.

Il sistema zinco-alluminio, al quale vengono poi abbinate piccole percentuali di altri elementi, permette di esaltare una caratteristica piuttosto che l’altra, a seconda delle esigenze. 

La zama risulta così un materiale versatile e vantaggioso in termini economici, produttivi e di progettazione.

Facciamo un esempio: se aggiungiamo allo zinco l’alluminio – fino al 4,5%, altrimenti otteniamo l’effetto contrario – possiamo abbassare il punto di fusione.
Cosa vuol dire questo? 
Che utilizzando la zama – anziché lo zinco puro – puoi risparmiare. Questo perché la quantità di calore richiesta per rendere la zama liquida, e quindi lavorabile, risulta inferiore a quella necessaria per fondere il metallo puro. 
E il tutto si traduce in un bel vantaggio economico.

Oppure, sempre aggiungendo l’alluminio – e ancora meglio se ci abbini una piccola percentuale di rame – potresti aumentare la resistenza e la durezza dei tuoi componenti qualora il progetto lo richiedesse.

E così via.

Grazie alla conoscenza di come influisce ciascun elemento chimico su ognuna delle caratteristiche della lega, possiamo scegliere le percentuali più adatte per ottimizzare la lavorazione di un prodotto e modellare le sue qualità secondo le nostre esigenze.

Riassumo in uno schema le composizioni principali delle leghe di zinco:

 

ZP3 (ZnAl4)

ZP5 (ZnAlCu3)

ZP2 (ZnAl4Cu3)

ZP8 (ZnAl4Cu1)

     

Alluminio %

3.7 – 4.3

3.7 – 4.3

3.7 – 4.3

8.0 – 8.8

Rame %

0.1

0.7 – 1.2

2.7 – 3.3

0.8 – 1.3

Magnesio %

0.025 – 0.05

0.025 – 0.05

0.025 – 0.05

0.015 – 0.03

Zinco%

resto

resto

resto

resto

Per comprendere meglio questo schema e capire nel dettaglio come ogni singola aggiunta possa modificare le caratteristiche della lega, bisogna studiare l’influenza determinata dai fattori chimici presenti.

Ti vorrei ricordare che quanto riportato nel mio blog fa sempre riferimento alla normativa attualmente in vigore. In particolare per questo argomento vorrei citare come fonte le Norme UNI EN 1774.

Vuoi conoscere tutte le caratteristiche della zama e scoprire i singoli vantaggi che può offrire ai tuoi…