Qual è il numero di pezzi minimo per lotto e quanto incidono le spese di avviamento commessa?

Condividi l'articolo su:

Ogni volta che si avvia la produzione di un nuovo lotto di componenti, una delle prime domande da farsi è:

Qual è il minimo di pezzi che dovrei richiedere al fornitore, per rientrare della spesa, il più velocemente possibile, senza generare costi nascosti?”

Per rispondere a questo dubbio si dovrà tener conto non solo dell’investimento legato alla produzione vera e propria, ma anche di alcune voci aggiuntive:

  1. Se stai per incominciare una nuova produzione da zero, allora dovrai sostenere i costi per il processo di realizzazione dello stampo. Anche se si tratta di una cifra dispendiosa, sappi che dovrai pagarla “una tantum”, ovvero solo all’inizio.
  2. In secondo luogo, ti troverai a sostenere anche il “costo di avviamento commessa”, che verrà addebitato nel tuo preventivo ogni volta che richiederai la fornitura di un lotto.

Vediamo ora più in dettaglio in cosa consistono questi importi aggiuntivi.

 

Costo dello stampo.


Si tratta sicuramente dell’importo più consistente.
All’inizio “pesa” sul preventivo ma, se spalmato sulle produzioni future, dovresti essere in grado di rientrare della spesa. 
In particolare, ciò che andrai a pagare per ottenere uno stampo su richiesta comprende:

  • Personale tecnico, incaricato di analizzare la fattibilità, progettare il pezzo e redigere il preventivo.

    (A tal proposito ti consiglio di evitare le insidie nascoste dietro la creazione di uno stampo, che potrebbero farti spendere più soldi del previsto: scopri quali sono qui)

  • Personale di produzione che realizza lo stampo.
  • Materiali necessari per produrlo fisicamente.
  • Costo orario dei macchinari ed utensili specifici per realizzare lo stampo.
  • Lavorazioni esterne fatte eseguire per conto terzi (rivestimenti e trattamenti particolari, ecc…).
  • Costi indiretti (amministrazione, sicurezza, sistema di qualità, affitto del locale, ecc.).

A questo, poi, si dovranno aggiungere i costi di fatturazione e le tasse.

Se vuoi comprendere meglio quali sono le voci di un preventivo per uno stampo e come puoi cercare di ridurre queste spese

leggi l’articolo: “Se stai per avviare una nuova produzione ecco 2 numeri che ti faranno risparmiare a lungo termine”.

Come ti dicevo, dovrai calcolare il minimo di pezzi da produrre tenendo conto dell’ammortamento dello stampo
Ovvero, valutare il numero di componenti totali prodotti in un determinato periodo di ammortamento, e dividerlo per il costo iniziale dello stampo.
Solo una volta che avrai recuperato questo importo, potrai iniziare a guadagnare.

Costo fisso di avviamento di ogni singola commessa produttiva.


In questo caso, a generare dei costi sono soprattutto i tempi vivi necessari ad avviare la produzione, che sono fissi e specifici per ogni stampo.
Per determinare, nello specifico, l’importo di avviamento di ciascuna commessa, bisogna tener conto di 2 categorie di voci:

  1. La parte operativa, che comprende tutte le attività manuali di configurazione ed attrezzaggio dei macchinari necessari per effettuare la produzione.
    In particolare in questa fase avviene:
  • La configurazione dello stampo, utile nel caso di forme con più varianti.
  • L’attrezzaggio della pressa. Questa parte va fatta per forza, e richiede tempo e risorse direttamente proporzionali alla dimensione e alla complessità sia dello stampo che della pressa. 
  • La manutenzione ordinaria dello stampo. Anche qui il tempo da dedicare è direttamente proporzionale alle dimensioni e alla complessità dello stesso.

Per prassi noi la manutenzione la facciamo sempre alla fine di ogni lotto. Questo ci dà la sicurezza che, nel momento in cui verrà avviata la produzione del lotto successivo, lo stampo sarà pronto, pulito e ingrassato a dovere, e non arrugginito perché abbandonato su uno scaffale senza cura…

  • Se è necessario effettuare delle lavorazioni di ripresa – come le filettature – anche in questo caso dovrai tener conto dei costi di attrezzaggio, come già visto per la pressa.

2. La parte gestionale. Questa categoria di voci comprende tutte quelle attività di tipo impiegatizio, non direttamente collegate con la produzione vera e propria, ma comunque indispensabili.
Comprende quindi:

  • La conferma d’ordine.
  • La pianificazione della produzione.
  • La stesura dei rapporti di qualità.
  • La preparazione dei documenti di trasporto.
  • La fatturazione.
  • La gestione dei fornitori per le lavorazioni di finitura galvanica
  • L’ organizzazione del trasporto (che si avvale di ditte esterne).

Ovviamente, tutti gli importi appena visti avranno un peso ben diverso a seconda della quantità di articoli che si andrà a produrre durante quel lotto.

Come puoi ben capire, un conto è suddividerli ed ammortizzarli su 100, un altro per 100.000, perché alla fine la ripartizione unitaria sul pezzo risulterà ben diversa…

Quindi fai attenzione: 
se vuoi un lotto molto piccolo, la spesa fissa dovrà essere divisa su pochi pezzi ed andrà ad incidere parecchio sul prezzo finale del singolo articolo prodotto.

Se non vuoi fare grossi investimenti e speri di risparmiare chiedendo al tuo fornitore lotti minimi con pochi pezzi alla volta, sappi che potresti incappare in un errore di valutazione.
Per questo è sempre meglio fare i propri calcoli con grande attenzione.
E magari farsi un po’ di magazzino, ordinando più pezzi per volta e con lotti più distanziati nel tempo.

Inoltre, non dimenticare che tutti i passaggi che abbiamo appena visto andranno comunque eseguiti all’inizio di ogni nuovo lotto produttivo, perciò portano via del tempo prezioso per te e per il tuo fornitore.

Quindi, se speri di accelerare la consegna dei tuoi prodotti richiedendone solo pochi alla volta, in realtà stai solo allungando le tempistiche rispetto ad una mass production.

Come ridurre allora il rischio di perdere tempo e denaro a causa di decisioni affrettate o calcoli mal eseguiti?

La soluzione è questa: rivolgiti ad un fornitore specializzato! 

Ti aiuterà a calcolare correttamente il lotto economico e a trovare la soluzione migliore per te, sia che si tratti di una produzione di micro-lotti, sia di una fornitura annuale molto grossa. 

Se stai cercando una figura di riferimento, io posso aiutarti! 

Da oltre 30 anni mi occupo esclusivamente della lavorazione della zama: dalla progettazione e produzione di stampi, fino all’intero processo di pressofusione a camera calda.

In questo arco di tempo ho potuto valutare moltissimi casi studio ed ho trovato il modo per ottimizzare al massimo la produzione dei componenti.

Ho creato così il primo metodo di analisi sistematica che ti permette di risolvere da subito oltre al 97% delle problematiche produttive

Sto parlando di ZINCode, una vera e propria soluzione scientifica ai tuoi problemi!

Contattami adesso, per scoprire come poter gestire al meglio la tua produzione, ridurre i costi superflui, le problematiche e le tempistiche di lavoro! Compila il modulo e verrai ricontattato entro 48 ore!

10 buoni motivi per scegliere la zama nella produzione di gioielli

La zama è una lega metallica molto apprezzata nel campo della gioielleria fin dal 1930.

Viene utilizzata per la realizzazione di collane, bracciali, forcine e altri accessori di moda. Si tratta di gioielli molto diffusi, perché poco costosi da produrre ma comunque belli per essere indossati tutti i giorni.

 

La zama, come abbiamo già visto, è una lega metallica composta prevalentemente da Zinco abbinato ad altri elementi, come l’Alluminio e il Rame.


Questa lega è nata con lo scopo di rendere un ottimo materiale, come lo Zinco, 
più duro e resistente, ma al tempo stesso anche più duttile per essere lavorato.

 

Nell’ambito della bigiotteria, il suo successo è collegato proprio a queste caratteristiche.

Infatti, le leghe di zinco sono facili da lavorare, non anneriscono e garantiscono una buona durata nel tempo.

 

Perché la zama è un ottimo materiale per produrre gioielli

 

La zama presenta delle proprietà che offrono molti vantaggi in fase di lavorazione.

Inoltre, possiede delle caratteristiche che soddisfano tutti requisiti richiesti nel campo della bigiotteria:

 
1 – Ha un aspetto attuale e moderno.

Si presta molto bene ad un design contemporaneo e leggero e quindi può essere utilizzata con versatilità per accessori da sfruttare in più occasioni.

 
2 – È economica rispetto a metalli comunemente utilizzati in gioielleria.

Se paragonate all’oro o all’argento, le leghe di zinco costano molto meno in fase di produzione e quindi il prezzo degli accessori sul mercato risulterà inevitabilmente più basso.

 
3 – È dura e resistente, come l’acciaio, ma è più leggera.
 
4 – Non tende a rovinarsi con il tempo.

Può perdere un po’ di lucentezza ma non si deteriora o invecchia con l’uso. Come qualsiasi materiale tende però ad ossidarsi e questo effetto aumenta se lo tocchiamo. Questo perché l’umidità presente sulle mani ha un pH tendenzialmente acido, compreso tra 4,5 – 6.

 

Per ovviare a questo problema, è necessario sovrapporre uno strato di vernice trasparente a quello galvanico o decorativo. Solo così si potrà preservare nel tempo l’aspetto del colore originale.

 

Per la manutenzione dei pezzi già anneriti, si sconsiglia l’utilizzo di materiali abrasivi, in quanto c’è il serio rischio che venga asportato anche lo strato galvanico decorativo assieme alla superficie ossidata.

 

Si può provare a lavare i pezzi con una soluzione di acqua e aceto di mele, tenendo conto di sciacquare abbondantemente alla fine del lavaggio, in modo che non si inneschino effetti corrosivi irreversibili.

 
5 – Esteticamente è molto versatile.
Ha un’eccellente placcatura, per cui si adatta a molte tipologie di realizzazioni. Inoltre, l’aspetto finale può essere vario e piacevole, sia al naturale, sia scegliendo la cromatura o la verniciatura. Si adatta, poi, molto bene alla bigiotteria femminile ma anche a quella maschile.
 
6 – Può essere lavorata con finiture di precisione.

Questo lo rende un materiale particolarmente adatto per la produzione di bigiotteria ricca di dettagli e di ottima manifattura.

 
7 – Ha una facile manutenzione.

Non si sporca come l’argento e non annerisce se protetta con gli opportuni trattamenti superficiali, prolungando quindi la durata del suo bell’aspetto anche con il passare del tempo.

 
8 – Non causa allergie.

È un materiale ipoallergenico e non provoca irritazione sul corpo, neanche se indossato direttamente e per lunghi periodi.

 
9 – Lascia la pelle pulita 

non crea quell’antiestetico alone sulla pelle tipico di altri metalli che si ossidano a contatto con il sudore.

 
10 – È riciclabile e non inquina
quindi aiuta al benessere dell’ambiente.

Come vedi, la zama si presta perfettamente al settore degli accessori di bigiotteria. Essendo un materiale molto versatile, è ottima però anche per molti altri utilizzi.

 

Se vuoi conoscere più a fondo il mondo della zama e le caratteristiche delle leghe di zinco, puoi trovare tutte le informazioni che cerchi nella guida:

 

“Leghe di zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”.

 

Scarica adesso la tua copia GRATUITA Clicca qui

È meglio la Zama o la Plastica per i tuoi componenti in serie?

La plastica è al terzo posto tra i materiali più prodotti dall’uomo. 
Dal 1950 è stata introdotta nell’industria in larga scala ed è stata per lungo tempo tra i materiali preferiti nelle fabbricazioni in serie degli articoli più svariati.

Ad oggi, molte aziende stanno riconvertendo la loro produzione, abbandonando le sostanze plastiche a favore di altre materie prime più ecosostenibili.

Infatti, uno dei problemi principali legati a questo composto è l’elevato tasso di inquinamento che causa.

Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica invadono i nostri mari e si stima che negli oceani siano già stati accumulati oltre 150 milioni di tonnellate di questo materiale. 
Se non si limita la produzione di oggetti realizzati con questa sostanza, nel 2050 potremmo ritrovarci con più plastica che pesci in mare (valori calcolati in base peso).

Secondo un rapporto dell’Ocse sul mercato della plastica, solo il 15% di questo materiale viene davvero riciclato. Il 25% viene incenerito, mentre il restante 60% finisce in discarica. Una volta lì o viene bruciato all’aperto – rilasciando sostanze inquinanti- o resta disperso nell’ambiente.

Se stai pensando di avviare una produzione di componenti in plastica, non puoi non tenere conto di questo aspetto, che ha sensibilizzato ormai sempre più aziende.

Tra le alternative dei materiali che potresti valutare c’è la zama: un’alternativa più ecologica e al 100% riciclabile.

(Scopri di più nell’articolo “Sicurezza e rispetto ambientale: perché la zama è meglio della plastica”)

In realtà, la zama non si può considerare come una vera e propria alternativa diretta della plastica. Le caratteristiche dei due materiali sono talmente differenti che il risultato del prodotto finale non è esattamente lo stesso.
A tal proposito ti invito a leggere anche il post di approfondimento: “Scegli la zama, anziché la plastica, per migliorare la qualità dimensionale e percepita dei tuoi componenti” 

Perciò, realizzare un articolo in zama anziché in plastica potrebbe essere percepito come un’evoluzione della qualità del tuo prodotto. 
Sempre che le esigenze del componente siano tali da permettere una sostituzione tra i due materiali.

Se la plastica è una soluzione più leggera ed economica, la zama è un’alternativa più prestigiosa e destinata a durare nel tempo.

Immagina, infatti, di avere davanti a te lo stesso pezzo, ma realizzato in due versioni differenti: la prima interamente in zama, la seconda in plastica.

Ti basterà guardarli per percepire la differenza, ma sarà toccandoli e maneggiandoli che capirai davvero quale dei due pezzi risponde meglio alle tue esigenze.

La zama, infatti, appare subito robusta e più fredda. 
Trasmette anche una sensazione di solidità ed efficacia strutturale
Un prodotto in lega di zinco si presenta, pertanto, come un componente massiccio, sinonimo di resistenza e sicurezza, in termini di qualità.

La plastica, invece, si mostra più leggera, pratica e veloce.
La ritroviamo quotidianamente proposta in prodotti “usa e getta” o comunque destinati a durare non troppo a lungo.

Se dopo aver effettuato una prima analisi superficiale, decidi di studiare le singole caratteristiche del materiale a livello tecnico, allora puoi notare come tali proprietà influenzino non solo la resa del prodotto finale, ma anche il processo di lavorazione (con annessi i tempi di produzione e gli aspetti economici, per niente secondari).

(Se hai sempre pensato che lavorare la plastica fosse conveniente, leggi anche: Lo stampaggio ad iniezione plastica è davvero la tecnologia più economica per i tuoi componenti?)

Faremo ora un confronto dettagliato tra la famiglia delle leghe di zinco e le materie plastiche. 
Lo scopo del mio articolo è quello di renderti più semplice e comprensibile quale materiale sia più indicato alla tua produzione in serie.

Di seguito, ti mostrerò anche dei grafici utili a darti subito un’idea visiva del paragone tra le diverse materie prime. 

Ovviamente, mi sono limitato a prendere in esame – e a rappresentare nei grafici – solo alcuni dei materiali tra quelli più utilizzati.

Solo per le materie plastiche, infatti, potremmo considerare migliaia di composti differenti, tra famiglie ed ulteriori divisioni in sottofamiglie.
Discorso analogo per la zama: non ho preso in esame tutte le leghe esistenti, ma ho voluto limitarmi a quelle più impiegate nelle produzioni di componenti, ovvero la zama 2, 3, 5, 8.

Densità

La zama risulta essere circa 6 volte più densa della plastica.

La densità influenza ovviamente il peso del materiale, e questo può rappresentare uno svantaggio o una qualità ricercata, a seconda del componente da realizzare. 

Se ai tuoi prodotti desideri conferire leggerezza, allora dovrai preferire la plastica. 

Ma se vuoi invece attribuire loro la consistenza e la sensazione di robustezza, unita ad un’alta qualità percepita, allora la zama è la scelta giusta per te.

Allungamento % a rottura 

L’allungamento percentuale a rottura della zama è del 4 – 8 %, inferiore a quello possibile con le materie plastiche in generale.  

Trattandosi di una caratteristica inversamente proporzionale alla durezza, è naturale che materiali morbidi come le plastiche si prestino meglio all’allungamento. 

La zama, pertanto, sarà indicata nelle produzioni in cui si cerca la rigidità, accompagnata da una maggior precisione.

La plastica, in generale, andrà bene per pezzi che dovranno risultare più malleabili.

A questo proposito però va fatta un’osservazione: il valore di allungamento percentuale può variare di molto in base alla tipologia di plastica presa in esame. 
Un esempio lo hai subito osservando il grafico e facendo un confronto tra il poliossimetilene (POM-resina acetalica) e il policarbonato.

Un discorso a parte andrebbe fatto anche per le resine caricate a vetro
In questo caso, maggiore è la quantità di fibra di vetro presente all’interno, minore sarà l’elasticità conferita al componente.

Resistenza allo snervamento 

 

Anche qui notiamo delle differenze importanti. 

Di fatto, un metallo come la zama offre delle caratteristiche migliori per un uso strutturale.
Tra queste caratteristiche c’è proprio la resistenza allo snervamento che risulta di molto superiore a quella delle plastiche.

Di conseguenza, il maggior carico di snervamento rende la zama molto più resistente nel sopportare: 

  • sforzi a taglio;
  • torsioni;
  • piegature;
  • compressioni.
Vorresti confrontare la zama e le sue proprietà…

I vantaggi della zama e dell’ottone a confronto

Ti sei mai chiesto cosa preferire, zama o ottone, per la produzione dei tuoi componenti?
Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto fare una distinzione tra le tipologie di ottone esistenti e le differenti tecniche con le quali vengono lavorate.

Come abbiamo già visto nel post: “È meglio la zama o l’ottone per i tuoi componenti in serie?”, le proprietà dell’ottone pressofuso non sempre coincidono con lo stesso materiale sottoposto alla lavorazione a barra.

Pertanto, anche in termini di “vantaggi”, è necessario fare una distinzione a seconda della tecnologia di produzione adottata.

Vediamo allora in dettaglio quali sono questi vantaggi che potresti ottenere scegliendo la zama o l’ottone.

Velocità di produzione

Confronto tra la zama e l’ottone lavorato…

  • … con la pressofusione:
    la velocità di stampaggio dell’ottone, in questo caso, risulta di molto inferiore a quella della zama, anche perché nella lavorazione della lega di ottone è solitamente coinvolta una grande quantità di materiale che va a rallentare l’intero processo.
    Inoltre, l’ottone ha una temperatura di fusione molto più elevata della zama, quindi richiede tempi di solidificazione più lunghi.
  • …a barra
    il rapporto di velocità tra il processo di pressofusione della zama e la lavorazione dell’ottone è direttamente proporzionale alla complessità geometrica del componente.
    Più è complesso, più conviene la zama.
    Più è semplice, più potrebbe sembrare conveniente l’ottone.
    In realtà, quanto appena affermato è una semplice generalizzazione:
    per capire quale materiale sia più indicato per uno specifico componente, andrebbe fatta un’analisi comparativa, caso per caso.
    Sempre in generale, possiamo dire che la lavorazione dell’ottone a barra è indicata per lotti più piccoli, poiché non necessita di particolari attrezzature.

Risparmio energetico

Confronto tra la zama e l’ottone lavorato… 

  • …con la pressofusione: il consumo di energia richiesto per la lavorazione dell’ottone è molto più alto rispetto alla zama, a causa del suo punto di fusione più elevato. 
  • a barra: in questo caso è l’ottone a consumare di meno rispetto alla zama, in quanto la lavorazione avviene a freddo e quindi non richiede un dispendio energetico.
Vuoi saperne di più sulla zama e conoscere tutte le sue caratteristiche? Ti interessa scoprire i vantaggi…