Estrusione o pressofusione a camera calda: quale tecnologia scegliere per i tuoi componenti in serie?

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Hai già sentito parlare di “Estrusione”?

È un’altra tecnologia che potresti utilizzare per la tua produzione di semilavorati, dai quali ricavare, in un secondo momento, i tuoi componenti in serie.
Si tratta di un processo che consiste nel far passare il metallo attraverso la sagoma (o profilo) di una matrice, mediante compressione.
L’estruso ottenuto potrà avere una qualunque forma bidimensionale, mentre la terza dimensione non potrà cambiare geometricamente. Per ottenerla, bisogna tagliare la barra alla lunghezza desiderata.
La maggior parte delle estrusioni viene eseguita a caldo, per rendere il materiale più malleabile e più facile da lavorare. 
In alcuni casi però è una tecnica che può venir realizzata anche a freddo.

L’estrusione si può effettuare su materiali di diversa natura, come: 

  • alluminio, 
  • rame, 
  • materie plastiche (gomma, polietilene, polipropilene, ecc.),
  • ecc.

Serve a creare semilavorati in serie quali: tubi, profilati, piastre, laminati e prodotti anche più complessi.

Ovviamente – come le tecnologie di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti – anche la lavorazione di pezzi con alla base un materiale estruso potrebbe essere un’alternativa alla nostra pressofusione, ma non è adatta per tutti i componenti in serie. 
E soprattutto, il più delle volte, non è conveniente sceglierla.

A questo punto probabilmente ti starai chiedendo:

Ma che differenza c’è tra un prodotto estruso ed uno pressofuso?

Quando è meglio preferire un processo di lavorazione piuttosto che l’altro?

Ebbene, ora te lo spiego.

Se mi segui da un po’ di tempo, sicuramente saprai in cosa consiste la pressofusione a camera calda. 
Se invece è la prima volta che incontri il mio blog, puoi iniziare a farti un’idea di come funziona questo metodo produttivo leggendo qui: 
Scopri cos’è la pressofusione a camera calda della zama e perché sceglierla per produrre i tuoi componenti.

Cerchiamo allora di capire quali sono i pro ed i contro dell’estrusione, confrontando la realizzazione di un pezzo finito con un componente pressofuso in zama.

Velocità di produzione

 

Di per sé la fase di estrusione è abbastanza rapida
Ma il pezzo ottenuto risulta solitamente “grezzo”, ovvero un semplice punto di partenza al quale aggiungere delle lavorazioni successive (ad esempio con la fresatura). 
Tieni presente che ogni passaggio in più richiesto per la lavorazione ha bisogno di tempo da investire, prolungando di fatto il processo (ed aumentando i costi).
Nel caso della zama invece, una volta preparato lo stampo, si procede direttamente alla pressofusione ed il componente ottenuto è quasi sempre un pezzo finito.

Pezzi con forma definitiva

 

In base a quanto appena visto, sarà facilmente comprensibile come la pressofusione sia molto più conveniente nel farti ottenere un pezzo già completo e finito, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

Complessità del progetto


La complessità progettuale è il grande vantaggio della pressofusione e per contro, rappresenta il vero limite dell’estrusione.
Questo perché nella pressofusione hai la possibilità di fondere più pezzi assieme, oltre che dargli una forma totalmente libera nelle 3 dimensioni. 

Libertà progettuale


L’estrusione ti permette di avere una grande libertà progettuale, ma
solo a livello di profilo 2D. 
Quindi manca del tutto una dimensione dell’oggetto. 
Le lavorazioni necessarie nella terza dimensione dovranno essere fatte di ripresa mediante asportazione di truciolo.
I pezzi estrusi, perciò devono essere concettualmente più semplici.
Inoltre, questi pezzi devono poi venir ancora lavorati. 
Quindi, per ottenere una forma geometricamente più complessa, la soluzione migliore è affidarsi alla pressofusione: grazie allo stampaggio sarà molto più semplice ottenere la forma desiderata.
Con l’estrusione, invece, sarà necessario prima produrre l’estruso, poi lavorarlo, ed infine assemblare i pezzi per rendere il tuo componente completo.

Se vuoi scoprire gli altri vantaggi che la pressofusione in zama può riservare alla tua produzione in serie, leggi la mia guida: “Leghe di Zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”

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Risparmio energetico


Quando abbiamo confrontato la pressofusione della zama con le altre tecnologie produttive, abbiamo sempre parlato anche dell’aspetto legato al consumo di energia.
Perciò l’ho voluto riprendere anche in questo contesto, anche se i due processi non sono direttamente paragonabili.
Questo perchè, per parlare di energia assorbita durante il processo, bisognerebbe fare una considerazione specifica caso per caso, in base al materiale utilizzato per l’estruso
Un conto è lavorare la plastica, un conto è l’alluminio, che richiede un dispendio energetico di molto maggiore rispetto alla zama.
Inoltre bisogna tener presente che l’estruso dev’essere poi sottoposto ad ulteriori lavorazioni e queste richiedono un dispendio energetico del quale si dovrà tener conto per calcolare il consumo totale.

Usura degli strumenti


Anche qui il confronto tra le due tecnologie produttive non può essere diretto ed immediato. 
Da una parte abbiamo la pressofusione, che richiede un investimento iniziale, per la realizzazione dello stampo. 
Migliore sarà la qualità di quest’ultimo, maggiore sarà il costo iniziale. 
Al contempo però si andrà ad aumentarne la durata e la resistenza, per ottenere alla fine un abbattimento dei costi nel lungo periodo.
Viceversa, nel caso degli estrusi, la creazione della matrice richiede un investimento iniziale inferiore, anche perché è concettualmente molto più semplice. 

Però questa matrice dev’essere rigenerata con una certa frequenza, che dipende prima di tutto dal materiale utilizzato, a causa del costante attrito esercitato durante la lavorazione. Attrito che, combinato con lo stress termico, mette a dura prova la resistenza dell’acciaio utilizzato per la matrice di estrusione.

Peggio di tutto, infatti, se si lavora con l’acciaio: se già l’usura degli strumenti con l’estrusione è all’ordine del giorno, con l’acciaio la frequenza di sostituzione della matrice aumenta notevolmente.

Elevata ripetibilità e qualità di produzione

Per quanto riguarda la ripetibilità del processo, bisogna tener innanzitutto conto che si lavora con un range di tolleranze diverse

La pressofusione ha il vantaggio di avere uno stampo sempre uguale nel tempo che, una volta approvato, resta così.

Con l’ estrusione invece, cambiano le misure – seppur impercettibilmente – ogni volta che la matrice viene rigenerata. 
Infatti il profilo sulla matrice è leggermente conico, al momento che la matrice viene spianata, il profilo risultante subisce un cambiamento pari a qualche centesimo di millimetro. Arrivati al limite massimo della tolleranza, la matrice va sostituita, altrimenti si rischia di ottener pezzi non uguali tra loro.

Per quanto riguarda la qualità del prodotto finale, dobbiamo tener conto di due aspetti: la precisione ed i difetti.

  • Precisione: l’estrusione dà un risultato preciso, è vero, ma mai quanto la zama.
    Se facciamo un confronto, in termini di dimensioni lineari su circa 100 mm, l’estrusione avrà una precisione pari a 0.7mm, mentre la pressofusione di Zama arriva anche a valori compresi tra 0.05-0.1 mm.
  • Difetti: bisogna stare molto attenti a come viene eseguito il processo di estrusione, altrimenti rischiamo di ottenere: 
    – Cricche superficiali. Si formano quando la velocità è troppo elevata e si verificano locali aumenti di temperatura. In questo caso vanno ridotti entrambi i parametri.
    Si presentano anche quando il materiale resta bloccato a causa dell’attrito sulle pareti e viene rilasciato a scatti. Questo problema però si può risolvere utilizzando un buon lubrificante.
    – Difetti di estrusione.

    Sono dovuti alla presenza di impurità che restano inglobate all’interno del materiale, e solitamente vengono indirizzate proprio verso il centro del pezzo, spinte dal movimento dei flussi del materiale stesso.
    Cricche interne. Derivano da deformazioni non omogenee, e si possono ridurre andando ad aumentare l’attrito o, anche, riducendo l’angolo della matrice.

    Con la pressofusione tutte queste problematiche non sussistono e si ottiene una produzione migliore dal punto di vista qualitativo.

Compatibilità ambientale


Non si può fare un paragone in senso assoluto tra le due tecnologie di produzione, perché la compatibilità ambientale non dipende tanto dal processo di lavorazione, quanto dal
materiale utilizzato per l’estrusione.

Se si lavora un metallo, il rispetto ambientale è in entrambi i casi elevato. 

Se invece si maneggia un polimero plastico, la zama risulta senz’altro vincente (per saperne di più, leggi qui: Sicurezza e rispetto ambientale: perché la zama è meglio della plastica).

Costo

 

Dobbiamo tener conto di molti aspetti, parte dei quali li abbiamo già visti: 

–   il consumo energetico; 

  • il numero di lavorazioni necessarie per ottenere il prodotto finito;
  • il tempo da dedicare all’intero processo;
  • il costo degli strumenti e la loro usura; 
  • ecc. 

Dal momento che l’estrusione può essere eseguita su materiali differenti tra loro, è difficile fare un confronto in termini di spesa per l’acquisto della materia prima necessaria.

In linea di massima – a parità di costo del materiale e concentrandoci solo sul processo produttivo – bisogna tener conto che con l’estrusione si ha uno spreco di materiale

Inoltre, se il pezzo ricavato dall’estrusione va anche rilavorato – come avviene nella maggior parte delle situazioni – allora il costo sarà decisamente maggiore che non il pressofuso. 
Solo nei rari casi in cui il pezzo non debba essere rilavorato, allora è probabile che costi di meno l’estruso. Ma si tratta di poche eccezioni.

La zama può farti risparmiare molto in termini di tempo e denaro. Per scoprire come, hai bisogno di un professionista capace di consigliarti tutte le strategie utili per ottimizzare al 100% la produzione dei tuoi componenti.

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10 buoni motivi per scegliere la zama nella produzione di gioielli

La zama è una lega metallica molto apprezzata nel campo della gioielleria fin dal 1930.

Viene utilizzata per la realizzazione di collane, bracciali, forcine e altri accessori di moda. Si tratta di gioielli molto diffusi, perché poco costosi da produrre ma comunque belli per essere indossati tutti i giorni.

 

La zama, come abbiamo già visto, è una lega metallica composta prevalentemente da Zinco abbinato ad altri elementi, come l’Alluminio e il Rame.


Questa lega è nata con lo scopo di rendere un ottimo materiale, come lo Zinco, 
più duro e resistente, ma al tempo stesso anche più duttile per essere lavorato.

 

Nell’ambito della bigiotteria, il suo successo è collegato proprio a queste caratteristiche.

Infatti, le leghe di zinco sono facili da lavorare, non anneriscono e garantiscono una buona durata nel tempo.

 

Perché la zama è un ottimo materiale per produrre gioielli

 

La zama presenta delle proprietà che offrono molti vantaggi in fase di lavorazione.

Inoltre, possiede delle caratteristiche che soddisfano tutti requisiti richiesti nel campo della bigiotteria:

 
1 – Ha un aspetto attuale e moderno.

Si presta molto bene ad un design contemporaneo e leggero e quindi può essere utilizzata con versatilità per accessori da sfruttare in più occasioni.

 
2 – È economica rispetto a metalli comunemente utilizzati in gioielleria.

Se paragonate all’oro o all’argento, le leghe di zinco costano molto meno in fase di produzione e quindi il prezzo degli accessori sul mercato risulterà inevitabilmente più basso.

 
3 – È dura e resistente, come l’acciaio, ma è più leggera.
 
4 – Non tende a rovinarsi con il tempo.

Può perdere un po’ di lucentezza ma non si deteriora o invecchia con l’uso. Come qualsiasi materiale tende però ad ossidarsi e questo effetto aumenta se lo tocchiamo. Questo perché l’umidità presente sulle mani ha un pH tendenzialmente acido, compreso tra 4,5 – 6.

 

Per ovviare a questo problema, è necessario sovrapporre uno strato di vernice trasparente a quello galvanico o decorativo. Solo così si potrà preservare nel tempo l’aspetto del colore originale.

 

Per la manutenzione dei pezzi già anneriti, si sconsiglia l’utilizzo di materiali abrasivi, in quanto c’è il serio rischio che venga asportato anche lo strato galvanico decorativo assieme alla superficie ossidata.

 

Si può provare a lavare i pezzi con una soluzione di acqua e aceto di mele, tenendo conto di sciacquare abbondantemente alla fine del lavaggio, in modo che non si inneschino effetti corrosivi irreversibili.

 
5 – Esteticamente è molto versatile.
Ha un’eccellente placcatura, per cui si adatta a molte tipologie di realizzazioni. Inoltre, l’aspetto finale può essere vario e piacevole, sia al naturale, sia scegliendo la cromatura o la verniciatura. Si adatta, poi, molto bene alla bigiotteria femminile ma anche a quella maschile.
 
6 – Può essere lavorata con finiture di precisione.

Questo lo rende un materiale particolarmente adatto per la produzione di bigiotteria ricca di dettagli e di ottima manifattura.

 
7 – Ha una facile manutenzione.

Non si sporca come l’argento e non annerisce se protetta con gli opportuni trattamenti superficiali, prolungando quindi la durata del suo bell’aspetto anche con il passare del tempo.

 
8 – Non causa allergie.

È un materiale ipoallergenico e non provoca irritazione sul corpo, neanche se indossato direttamente e per lunghi periodi.

 
9 – Lascia la pelle pulita 

non crea quell’antiestetico alone sulla pelle tipico di altri metalli che si ossidano a contatto con il sudore.

 
10 – È riciclabile e non inquina
quindi aiuta al benessere dell’ambiente.

Come vedi, la zama si presta perfettamente al settore degli accessori di bigiotteria. Essendo un materiale molto versatile, è ottima però anche per molti altri utilizzi.

 

Se vuoi conoscere più a fondo il mondo della zama e le caratteristiche delle leghe di zinco, puoi trovare tutte le informazioni che cerchi nella guida:

 

“Leghe di zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”.

 

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È meglio la Zama o l’Ottone per i tuoi componenti in serie?

Oggi vorrei continuare il filone “Zama vs altri materiali” confrontando due leghe che contengono entrambe dello zinco: la zama, ovviamente, e l’ottone.

Tempo fa avevo confrontato la zama con un altro materiale molto utilizzato, l’alluminio. 

Se ti sei perso i miei post sull’argomento e vorresti approfondirlo, li puoi trovare cliccando sui seguenti link:

È meglio la zama o l’alluminio per i tuoi componenti in serie?

Vantaggi che la zama offre rispetto all’alluminio

Zama o Ottone: quando preferire l’uno o l’altro materiale?


L’ottone è una lega formata da rame
– in prevalenza – unito ad una percentuale variabile di zinco e altri componenti . 

Le proprietà che caratterizzano l’ottone sono influenzate non soltanto dalla composizione chimica, ma anche dal metodo di lavorazione impiegato.

Mentre nel caso della zama il materiale viene trattato sempre attraverso la pressofusione a camera calda, l’ottone può essere plasmato sia per pressofusione a camera fredda che mediante lavorazione da barra (come la tornitura o in generale tutte le tecnologie per asportazioni da truciolo).

Tecniche di lavorazione dell’ottone a confronto con la lavorazione della zama.

 

Abbiamo già visto in passato come funziona la pressofusione a camera calda utilizzata per la produzione di componenti in zama

Se non conosci ancora questo processo, puoi approfondirlo leggendo qui: 

La pressofusione a camera calda in 8 semplici step

La lavorazione dell’ottone, invece, sfrutta due tecniche diverse a seconda delle esigenze. Queste sono “la pressofusione a camera fredda” e la lavorazione a barra.

La pressofusione a camera fredda dell’ottone.


La pressofusione a camera fredda
differisce dalla camera calda per il metodo di fusione del metallo da iniettare. 
In questo caso, il metallo viene sciolto in un forno esterno all’impianto di pressofusione e caricato – ciclo per ciclo – all’interno di una camera fredda, che prende banalmente il nome di “contenitore”. Da qui, poi, viene iniettato all’interno dello stampo. 
L’ottone lavorato attraverso questo processo viene definito “pressofuso”.

Questa tecnologia “a camera fredda” viene preferita rispetto a quella a “camera calda” per i materiali con alte temperature di fusione, come appunto nel caso dell’ottone.  

La pressofusione a camera fredda offre la possibilità di ottenere spessori abbastanza ridotti e componenti complessi, con una buona rifinitura della superficie. 

Lo svantaggio principale è che un tale impianto richiede degli investimenti molto elevati, e a questi va aggiunto il costo dello stampo

La lavorazione a barra dell’ottone

 

L’ottone viene trafilato in barre e poi lavorato alle macchine utensili (solitamente torni o transfert). 

È particolarmente adatto per le minuterie in ottone ed, in generale, per tutti quei pezzi molto piccoli, che non sono realizzabili con la fusione a camera fredda. 

La distinzione tra i due metodi di lavorazione è utile per comprendere le differenze attribuibili ad un componente in ottone pressofuso rispetto ad uno lavorato a barra.
Andiamo allora a conoscere nel dettaglio quali sono le caratteristiche della zama in confronto alle caratteristiche dell’ottone

Densità


La zama, si sa, è un materiale con densità abbastanza elevata.
Come abbiamo visto in passato, questo aspetto può conferire maggior qualità percepita del materiale, ma può rappresentare talvolta uno svantaggio, perché appesantisce il componente.
Come si vede anche dal grafico, l’ottone è però un materiale ancora più denso, e quindi pesante, rispetto alla zama.
Questo vuol dire che la zama diventa vantaggiosa rispetto all’ottone se nei requisiti di progetto bisogna prestare attenzione al peso del componente.

Allungamento % a rottura

Se vogliamo analizzare l’allungamento a rottura del materiale ottone, dobbiamo partire da una distinzione effettuata sulla base del tipo di lavorazione utilizzato. Sarà questo ad influenzare la percentuale di resistenza del componente.

I pezzi pressofusi, infatti, presentano valori molto bassi di allungamento, sia nel caso della zama che dell’ ottone. 

Con la tornitura, invece, si ottiene un pezzo di ottone che potrà subire un allungamento percentuale molto elevato (fino al 30% circa) prima di spezzarsi. Questo perché la lega lavorata a barra è più morbida e malleabile rispetto a quella sottoposta a pressofusione.

Resistenza allo snervamento

 

Anche in questo caso, la tecnica di lavorazione dell’ottone ne influenza le proprietà.

La resistenza allo snervamento di un pezzo in zama risulta pertanto:
comparabile a quella dell’ottone estruso;
superiore a quella del pressofuso in lega di ottone.

Sei curioso di confrontare le caratteristiche degli altri…

È meglio la Zama o la Plastica per i tuoi componenti in serie?

La plastica è al terzo posto tra i materiali più prodotti dall’uomo. 
Dal 1950 è stata introdotta nell’industria in larga scala ed è stata per lungo tempo tra i materiali preferiti nelle fabbricazioni in serie degli articoli più svariati.

Ad oggi, molte aziende stanno riconvertendo la loro produzione, abbandonando le sostanze plastiche a favore di altre materie prime più ecosostenibili.

Infatti, uno dei problemi principali legati a questo composto è l’elevato tasso di inquinamento che causa.

Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica invadono i nostri mari e si stima che negli oceani siano già stati accumulati oltre 150 milioni di tonnellate di questo materiale. 
Se non si limita la produzione di oggetti realizzati con questa sostanza, nel 2050 potremmo ritrovarci con più plastica che pesci in mare (valori calcolati in base peso).

Secondo un rapporto dell’Ocse sul mercato della plastica, solo il 15% di questo materiale viene davvero riciclato. Il 25% viene incenerito, mentre il restante 60% finisce in discarica. Una volta lì o viene bruciato all’aperto – rilasciando sostanze inquinanti- o resta disperso nell’ambiente.

Se stai pensando di avviare una produzione di componenti in plastica, non puoi non tenere conto di questo aspetto, che ha sensibilizzato ormai sempre più aziende.

Tra le alternative dei materiali che potresti valutare c’è la zama: un’alternativa più ecologica e al 100% riciclabile.

(Scopri di più nell’articolo “Sicurezza e rispetto ambientale: perché la zama è meglio della plastica”)

In realtà, la zama non si può considerare come una vera e propria alternativa diretta della plastica. Le caratteristiche dei due materiali sono talmente differenti che il risultato del prodotto finale non è esattamente lo stesso.
A tal proposito ti invito a leggere anche il post di approfondimento: “Scegli la zama, anziché la plastica, per migliorare la qualità dimensionale e percepita dei tuoi componenti” 

Perciò, realizzare un articolo in zama anziché in plastica potrebbe essere percepito come un’evoluzione della qualità del tuo prodotto. 
Sempre che le esigenze del componente siano tali da permettere una sostituzione tra i due materiali.

Se la plastica è una soluzione più leggera ed economica, la zama è un’alternativa più prestigiosa e destinata a durare nel tempo.

Immagina, infatti, di avere davanti a te lo stesso pezzo, ma realizzato in due versioni differenti: la prima interamente in zama, la seconda in plastica.

Ti basterà guardarli per percepire la differenza, ma sarà toccandoli e maneggiandoli che capirai davvero quale dei due pezzi risponde meglio alle tue esigenze.

La zama, infatti, appare subito robusta e più fredda. 
Trasmette anche una sensazione di solidità ed efficacia strutturale
Un prodotto in lega di zinco si presenta, pertanto, come un componente massiccio, sinonimo di resistenza e sicurezza, in termini di qualità.

La plastica, invece, si mostra più leggera, pratica e veloce.
La ritroviamo quotidianamente proposta in prodotti “usa e getta” o comunque destinati a durare non troppo a lungo.

Se dopo aver effettuato una prima analisi superficiale, decidi di studiare le singole caratteristiche del materiale a livello tecnico, allora puoi notare come tali proprietà influenzino non solo la resa del prodotto finale, ma anche il processo di lavorazione (con annessi i tempi di produzione e gli aspetti economici, per niente secondari).

(Se hai sempre pensato che lavorare la plastica fosse conveniente, leggi anche: Lo stampaggio ad iniezione plastica è davvero la tecnologia più economica per i tuoi componenti?)

Faremo ora un confronto dettagliato tra la famiglia delle leghe di zinco e le materie plastiche. 
Lo scopo del mio articolo è quello di renderti più semplice e comprensibile quale materiale sia più indicato alla tua produzione in serie.

Di seguito, ti mostrerò anche dei grafici utili a darti subito un’idea visiva del paragone tra le diverse materie prime. 

Ovviamente, mi sono limitato a prendere in esame – e a rappresentare nei grafici – solo alcuni dei materiali tra quelli più utilizzati.

Solo per le materie plastiche, infatti, potremmo considerare migliaia di composti differenti, tra famiglie ed ulteriori divisioni in sottofamiglie.
Discorso analogo per la zama: non ho preso in esame tutte le leghe esistenti, ma ho voluto limitarmi a quelle più impiegate nelle produzioni di componenti, ovvero la zama 2, 3, 5, 8.

Densità

La zama risulta essere circa 6 volte più densa della plastica.

La densità influenza ovviamente il peso del materiale, e questo può rappresentare uno svantaggio o una qualità ricercata, a seconda del componente da realizzare. 

Se ai tuoi prodotti desideri conferire leggerezza, allora dovrai preferire la plastica. 

Ma se vuoi invece attribuire loro la consistenza e la sensazione di robustezza, unita ad un’alta qualità percepita, allora la zama è la scelta giusta per te.

Allungamento % a rottura 

L’allungamento percentuale a rottura della zama è del 4 – 8 %, inferiore a quello possibile con le materie plastiche in generale.  

Trattandosi di una caratteristica inversamente proporzionale alla durezza, è naturale che materiali morbidi come le plastiche si prestino meglio all’allungamento. 

La zama, pertanto, sarà indicata nelle produzioni in cui si cerca la rigidità, accompagnata da una maggior precisione.

La plastica, in generale, andrà bene per pezzi che dovranno risultare più malleabili.

A questo proposito però va fatta un’osservazione: il valore di allungamento percentuale può variare di molto in base alla tipologia di plastica presa in esame. 
Un esempio lo hai subito osservando il grafico e facendo un confronto tra il poliossimetilene (POM-resina acetalica) e il policarbonato.

Un discorso a parte andrebbe fatto anche per le resine caricate a vetro
In questo caso, maggiore è la quantità di fibra di vetro presente all’interno, minore sarà l’elasticità conferita al componente.

Resistenza allo snervamento 

 

Anche qui notiamo delle differenze importanti. 

Di fatto, un metallo come la zama offre delle caratteristiche migliori per un uso strutturale.
Tra queste caratteristiche c’è proprio la resistenza allo snervamento che risulta di molto superiore a quella delle plastiche.

Di conseguenza, il maggior carico di snervamento rende la zama molto più resistente nel sopportare: 

  • sforzi a taglio;
  • torsioni;
  • piegature;
  • compressioni.
Vorresti confrontare la zama e le sue proprietà…