Tranciatura o pressofusione a camera calda di zama? Scopri quale tecnologia preferire per la tua produzione in serie

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Per continuare il discorso affrontato nell’articolo precedente (Imbutitura e pressofusione a camera calda: due tecnologie produttive a confronto), vorrei parlarti oggi di una tecnica complementare all’imbutitura: la cosiddetta “Tranciatura”.

Spesso le due tecnologie vengono utilizzate assieme, anche sullo stesso stampo, per realizzare un unico componente. 

La differenza principale tra i due metodi produttivi è la seguente:

  • nell’imbutitura il materiale viene plasmato mediante una deformazione plastica ed uno stiramento, per fargli prendere la forma;
  • nella tranciatura, il materiale viene modificato tramite la semplice piegatura (anche in più fasi, con gli stampi a passo) e viene tagliato.

La tranciatura dei metalli, come l’imbutitura, è un processo produttivo a freddo e viene eseguito con uno stampo.

In questo caso, si parte da un foglio o nastro di lamiera, per poi delineare una figura geometrica piana.

Praticamente, il punzone va a penetrare nella matrice tagliando la lamiera, secondo una figura che corrisponde alla forma definita sia dal punzone stesso che dalla matrice.

Come accennato, la tranciatura dei metalli si accompagna spesso ad una o più fasi di piegatura: la lamiera, cioè, viene prima deformata, e solo dopo tagliata, mediante dei punzoni di tranciatura.

In questo caso non si parla di semplice “taglio”, ma di “formatura”.

Ma qual è la differenza in termini produttivi e di risultato tra questa tecnologia e la nostra lavorazione mediante pressofusione a camera calda?

Andiamo a scoprirli insieme…

Pressofusione a camera calda e tranciatura a confronto


Velocità di produzione
Come già abbiamo visto per l’imbutitura, anche nel caso della tranciatura di una lamiera la cadenza produttiva risulta essere elevata.
Eppure, al momento stesso, sussistono dei tempi di set up che vanno a rallentare di molto l’intero processo, soprattutto nel caso di un guasto improvviso allo stampo.

Risparmio energetico
In questo caso possiamo fare delle considerazioni simili a quelle già affrontate per l’imbutitura. 
Tieni presente, infatti, che tranciatura e imbutitura sono equivalenti e spesso complementari, tanto da coesistere nello stesso processo produttivo. 

Un confronto diretto con il consumo energetico richiesto dalla zama non è semplice, perché molto dipende dalle dimensioni del pezzo che si vuole produrre. 

La tranciatura delle lamiere può farti ottenere sia componenti decisamente piccoli (es. i contatti elettrici) sia articoli molto più grandi. 

E ovviamente i costi energetici richiesti sono proporzionali alle dimensioni dei macchinari coinvolti.

Pezzi con forma definitiva
I pezzi realizzati tramite tranciatura possono essere considerati finiti all’uscita dallo stampo, ma solo se questo viene costruito con opportuni accorgimenti che lo rendono molto più complesso e costoso.

Tutte le operazioni di ripresa fattibili sulla zama, come le maschiature, possono venir integrate direttamente sugli stampi della tranciatura, ma a livello economico non sempre si tratta della soluzione più conveniente.

Conosci tutti vantaggi della zama? Se vuoi saperne di più, leggi la mia Guida: “Leghe di Zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”

Sicurezza
Come avevamo visto per l’imbutitura, anche nel caso della tranciatura dei metalli, le norme vigenti in materia di sicurezza del lavoro rendo ormai tutti i processi produttivi attentamente controllati.
La tranciatura, però, presenta lo stesso problema dell’impatto acustico causato anche dall’imbutitura: un rumore eccessivo provocato dal lavoro delle macchine che impattano sulla lamiera, mentre la plasmano e la tagliano.
Per contro, la zama è caratterizzata da un processo di lavorazione molto più silenzioso, dal momento che le presse utilizzate con la fusione hanno un impatto acustico lieve.

Elevata ripetibilità e qualità di produzione 
Per ottenere un prodotto di buon livello ed avere lo stesso risultato nel tempo, mediante le operazioni di tranciatura, molto dipende da come è fatto lo stampo e dal suo corretto funzionamento. 
Ma non solo: al fine di tenere sotto controllo la precisione, è importante eseguire un’accurata manutenzione dello stampo.
E bisogna anche affinare periodicamente i punzoni (o coltelli).
Questo ovviamente comporta una duplice spesa extra, causata dai costi vivi di manutenzione, ma anche dai costi indiretti, dovuti ai fermi macchina.

Un altro aspetto da prendere in considerazione per ottenere una buona qualità e garantire la ripetibilità del processo è la corretta gestione dei parametri coinvolti: devono essere esatti e ben settati.

Infatti, si potrebbero verificare fratture importanti se il gioco tra punzone e matrice risultasse troppo basso.

Se invece dovesse essere troppo alto, potrebbero presentarsi delle bave, arrotondamenti od inclinazioni della superficie di frattura.

Tutti difetti che vanno a rovinare i pezzi lavorati.

In ogni caso, le tolleranze della tranciatura risultano essere più grandi rispetto a quelle ottenibili con la zama. 

Solo le tolleranze della tranciatura fine (esempio i contatti elettrici o altri pezzi decisamente minuscoli) si avvicinano leggermente a quelle delle leghe di zinco.

Complessità del progetto
La zama offre una libertà di progettazione decisamente maggiore: non solo ti permette di realizzare pezzi più complessi, ma non ti vincola a dover mantenere degli spessori vicini a quelli della lamiera di partenza.

Con la tranciatura puoi lavorare anche su delle geometrie un po’ più elaborate, tenendo conto del fatto che dovrai quasi sicuramente abbinarla all’imbutitura ed utilizzare degli stampi più costosi. 

Compatibilità ambientale
Sia la pressofusione a camera calda, sia la tranciatura utilizzano i metalli, che non inquinano e sono altamente riciclabili.

Costi 
In termini di costi da affrontare, è complicato confrontare le due tecnologie in modo diretto, dal momento che i pezzi ottenibili non sono quasi mai paragonabili.
Inoltre subentrano tutta una serie di fattori.

  1. Molto dipende dalla complessità del progetto:
    –  Se la figura è semplice, è probabile che la soluzione migliore sia realizzare un pezzo tranciato. Questo, considerando, soprattutto, l’alta velocità di lavorazione.
    – Se il disegno si complica, ad esempio aggiungendo anche solo un perno, il costo della tranciatura aumenta a causa delle lavorazioni aggiuntive richieste.
    Questo articolo dotato di perno risulterà allora più semplice da realizzare attraverso la pressofusione, poiché lo puoi ottenere già pronto di stampo.
  1. Rilevante è il materiale utilizzato.
    Il materiale scelto dipende anche dalle proprietà che si vogliono esaltare nel proprio progetto.
    Comunque ogni materia prima ha il suo costo, che andrebbe già di per sé calcolato.
    Inoltre, anche le sue caratteristiche chimico fisiche possono influire sulla spesa finale, in particolare la durezza e lo spessore del materiale trattato.

    (se vuoi sapere più in dettaglio quali sono le caratteristiche chimico-fisiche della zama, leggi qui).
    Metalli più duri e spessi (come nella tranciatura dell’acciaio) richiedono sforzi di taglio e piegatura maggiori, aumentando, di conseguenza, il consumo e la probabilità di rottura delle attrezzature.

  1. Costi legati al consumo energetico.
    Ti ho già accennato al fatto che la tranciatura, essendo una lavorazione a freddo, potrebbe sembrare più conveniente, in un primo momento.
    Però, ricorda che questa tecnologia si serve di una pressa piuttosto grande che sarà comunque energivora a causa della movimentazione idraulica richiesta.
  1. Costi delle attrezzature.
    Matrici e punzoni tendono ad usurarsi velocemente a causa degli sforzi di taglio che devono sopportare: la conseguenza è che nella tranciatura i fermi macchina risultano essere più frequenti, ed i costi di manutenzione sono sicuramente più elevati.
    Già di partenza, poi, gli stampi richiesti per le operazioni di tranciatura sono decisamente più costosi di quelli per la pressofusione.
    Soprattutto se si tratta di stampi a passo: quegli stampi cioè impiegati con un nastro che va avanti ad intermittenza e si arresta a delle stazioni predefinite.
    Ad ogni fermata il pezzo subisce una lavorazione fino ad arrivare alla definitiva separazione del componente ottenuto dal nastro, che a quel punto diventa sfrido.
  1. Altre spese
    Anche scegliere il corretto lubrificante è fondamentale per preservare gli strumenti.
    È importante quindi investire in un buon lubrificante ed utilizzarlo quando necessario, piuttosto che ritrovarsi con degli stampi usurati precocemente dall’eccessivo attrito tra le parti.

In conclusione possiamo dire che la tranciatura può essere utilizzata soprattutto per produzioni di grandi serie, al fine di ottenere dei manufatti a basso costo. 

A patto che la limitazione geometrica non rappresenti un problema.
Se infatti dovesse servirti una certa complessità di progetto o anche semplicemente uno spessore diverso da quello ottenibile con una lamiera di partenza, allora la zama è la tecnologia più vantaggiosa per te.

Se vuoi confrontare nel dettaglio la tua strategia produttiva con i risultati che potresti ottenere lavorando la zama, io posso aiutarti! Lavoro da 30 anni nel settore e conosco tutti i segreti per ottimizzare al meglio il tuo ciclo produttivo. Inoltre, sono anche il creatore di ZINCode, il primo metodo sistematico che ti permette di risolvere da subito almeno il 97% delle problematiche che potrebbero verificarsi in azienda. Vuoi saperne di più?

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Produzione in zama: alta qualità, prezzo basso e consegne veloci, possono coesistere?

Conosci il “paradosso del triangolo equilatero” nella produzione in zama?

 

Io lo chiamo così, ma ciò a cui mi riferisco è il rapporto tra basso prezzo, ottimo risultato e velocità di consegna.

 

Si tratta di un paradosso perché è credenza comune che questi 3 fattori possano amabilmente coesistere, ma in realtà non è affatto così. E ce lo insegna la geometria.

 

Se ti stai chiedendo cosa c’entri la geometria in tutto questo, è più che normale.

Ora te lo spiego subito.

 

Prova a pensare ad un triangolo equilatero, ovvero che abbia tutti e 3 i lati uguali.

Ciascun vertice rappresenta rispettivamente:

 

  1. la qualità,
  2. il basso costo,
  3. la velocità di esecuzione e consegna.

Si tratta cioè dei 3 obiettivi cardine a cui punta qualsiasi azienda che voglia farsi produrre i propri articoli da un fornitore.

 

E, in fondo, sono gli stessi desideri che abbiamo tutti quando vogliamo acquistare qualcosa su misura per noi.

 

In effetti, rivolgersi ad un fornitore per farsi produrre dei componenti in zama è un po’ come andare da un sarto e chiedergli di confezionarti un vestito.

 

Quello che probabilmente vorrai ottenere alla fine della commessa è: spendere il meno possibile (soprattutto se parti già con un budget risicato), ottenere un abito di ottima stoffa e fattura, che tutti ti invidieranno e, ovviamente, non dover aspettare troppo a lungo prima di riceverlo. Anche perché magari ti serve per un evento che si verificherà da lì a pochi giorni.

 

A quel punto hai due possibilità:

 

1 – Ti rivolgi ad una sartoria storica, conosciuta per i suoi abiti di alto livello.

 

In questo caso, già sai che per ottenere un prodotto confezionato dai migliori sarti della città dovrai spendere una cifra medio-alta. Questo perché costano le materie prime, le stoffe, i bottoni e le rifiniture che rendono i dettagli preziosi. E costa l’esperienza e la manodopera che renderà il vestito perfetto per la tua figura.

 

2 – Ti rivolgi ad un sarto economico, di quelli che fanno un po’ di tutto

 

Anche se il rischio è che il servizio può essere un po’ approssimativo, sei sicuro che almeno è a basso prezzo. E magari riesci anche a strappargli la promessa di una consegna espressa. Ma la qualità?

 

I tessuti probabilmente saranno scadenti, perciò destinati a strapparsi al primo movimento brusco e sicuramente diventano logori già dopo pochi lavaggi. Le cuciture verranno realizzate in maniera sbrigativa, magari a macchina, per fare più veloci o da un sarto che ha iniziato a far gavetta da poco.

 

Pensi che un vestito del genere sia un buon investimento nel tempo?

 

Rischi di ritrovarti tra le mani un abito di scarsa qualità (e nella maggior parte dei casi questo si vede), che quindi non ti fa fare bella figura come speravi. Inoltre, è probabile che non duri nemmeno fino alla prossima stagione, costringendoti a ripetere l’investimento dopo solo alcuni mesi.

 

Ecco, la stessa cosa può accadere con i tuoi componenti pressofusi in zama.

 

Ti ho raccontato tutto questo per farti capire che prezzo, qualità e velocità di produzione sono 3 fattori che faticano a combaciare in qualsiasi settore della produzione realizzata “su misura”.

 

Ed il perché ce lo spiega proprio la geometria del triangolo: più ci si vuole avvicinare ad uno dei 3 vertici, più ci si allontana dagli altri 2.

 

Nel caso dei componenti pressofusi in zama poi, il discorso è ancora più sentito, dal momento che l’investimento iniziale è importante e la resa del prodotto dev’essere alta (per un discorso non solo estetico ma anche funzionale).

 

Il paradosso del triangolo nel settore della zama

 

Nell’ambito della lavorazione industriale il problema dei 3 valori cardine che non si toccano mai è molto sentito. Settore della produzione in leghe di zinco compreso.

 

Soprattutto nelle aziende un po’ più grandi, dove ci sono diverse figure da mettere d’accordo e ognuna di esse si interessa solo ad un vertice del triangolo.

 

Tanto per fare un esempio, qualche giorno fa ho preparato un preventivo per un pezzo tempestato di tolleranze molto strette. Questo, ovviamente, richiede la preparazione di uno stampo molto preciso ed un’estrema attenzione durante la fase di produzione. Anche le tempistiche di consegna erano al limite delle possibilità.

 

Mi sono trovato però di fronte ad un paradosso: il target di prezzo era decisamente tirato.

 

In pratica, era come se un’azienda che produce auto al livello di una Super Car volesse creare un nuovo modello da immettere velocemente sul mercato, con il budget sufficiente per produrre una utilitaria.

 

Ti sembra un progetto coerente?

 

Prima di arrivare ad incongruenze di questo genere, che fanno solo perdere tempo a tutti, è importante che l’acquirente riesca a raggiungere la giusta consapevolezza: non si possono ottenere ottimi risultati in breve tempo e con pochi costi.

 

Io anche ci proverei, ma è impossibile: è la geometria del triangolo che me lo impedisce.

Ovviamente questa consapevolezza dev’essere raggiunta tanto dal buyer quando da chi progetta i pezzi, altrimenti si vanno a creare dei contrasti.

 

Infatti, il rischio è di ritrovarsi da una parte un tecnico che vorrebbe un design dalle performance strepitose e dall’altra un ufficio acquisti che non è disposto a spendere più di tanto, a discapito del risultato.

 

Anche perché, a quel punto, le cose si complicano non solo all’interno dell’azienda, ma anche con il fornitore.

 

Questo è il motivo per cui se contatti un fornitore abituato a fare le cose “come si deve”, non accetterà di svolgere un lavoro approssimativo, tanto per compiacerti senza poi in realtà avvicinarsi neanche minimamente al risultato che chiedi.

 

È più probabile che cercherà di spiegarti perché con quel budget o con quelle tempistiche non è possibile ottenere ciò che desideri.

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Chi accetta il compromesso rischia invece di metterti nei guai.

 

Magari all’inizio la collaborazione ti sembra perfetta: lui lavora bene e tu lo paghi poco. Risultato buono, niente da dire. Ma cosa succede a lungo andare?

 

Due sono le possibilità:

 

1 – Scopri che il fornitore che all’inizio ti ha chiesto un importo basso alza i prezzi.

 

Ha cercato di legarti a lui conquistando la tua fiducia con le prime collaborazioni per poi sentirsi libero di caricare gli importi o prolungare i tempi di consegna, come è solito fare.

 

Mi sono stati raccontati episodi in cui il fornitore stesso ci ha rimesso nei primi periodi pur di riuscire ad “accalappiarsi il cliente” e soffiarlo alla concorrenza. Capirai anche tu che una situazione del genere non è sostenibile a lungo termine, perciò è destinata ben presto ad una svolta: o il cliente, ormai “incastrato”, accetta di pagare di più, o decide di andarsene, restando solo e alla ricerca disperata di un nuovo fornitore.

 

2 – Il prezzo basso è sempre rimasto vincolato a dei lavori di per sé facili e veloci da realizzare.

 

Nel momento in cui necessiti di un progetto più complesso, rischi a ritrovarti deluso nei risultati o con un importo da pagare decisamente più alto del previsto.

In entrambi i casi la conclusione è sempre la stessa: si finisce per litigare.

 

Perché quella che pensavi fosse la soluzione al paradosso del triangolo equilatero, si rivela essere soltanto uno specchio per le allodole.

 

Tutto ciò che ti sto raccontando l’ho compreso grazie alla mia esperienza: molto spesso, infatti, sono testimone dei risultati di situazioni come queste. Quando?

 

Quasi ogni volta che sulla mia scrivania compare una nuova richiesta di preventivo.

 

Contatto l’azienda che me l’ha inoltrata e, nella maggior parte dei casi, mi sento dire che sono alla ricerca di un nuovo fornitore perché non sono rimasti soddisfatti del modo di lavorare del precedente o del servizio ricevuto.

 

A quel punto do un’occhiata ai capitolati e ai target di prezzo e…magicamente capisco tutto!

 

Queste aziende si sono rivolti a fornitori che usano il trucchetto del prezzo basso “accalappia cliente” per poi non pensarci due volte a trasformarlo in un acquirente di serie B non appena trovano delle commesse migliori. Giorno dopo giorno, i risultati si fanno sempre più scadenti ed il rapporto va a deteriorarsi nel tempo.

 

Il cliente si ritrova così da solo e deve andare ad elemosinare la produzione da un’altra parte, girando al fornitore di turno le solite pretese e cercando di recuperare le inefficienze interne con gli sconti chiesti ai fornitori.

 

Ma alla lunga anche questa situazione diventa insostenibile.

 

Come comportarsi allora per evitare di restare a piedi con il proprio fornitore?

Come prevenire queste grandi delusioni nel corso del tempo?

 

Sicuramente un primo passo è quello di scegliere l’azienda con la quale si vuole lavorare disponendo di tutti gli strumenti e della giusta consapevolezza.

 

Prezzo basso, buona qualità e velocità di consegna difficilmente coesisteranno.

 

Chi vi dice che non è un problema, mente. È un problema, eccome, e tu devi saperlo.

Poi, si può cercare una soluzione che sia soddisfacente per tutte le parti, ma entrambi devono essere consapevoli di ciò che si sta chiedendo e di quello che si sta dando, se si vuole instaurare un rapporto di lavoro duraturo e solido nel tempo.

 

Un aiuto importante nella scelta del giusto fornitore può dartelo una valutazione accurata delle voci inserite nella proposta iniziale. Infatti, già in questa fase possono balzarti agli occhi i segnali importanti di cui devi tenere conto.

 

A tal proposito, ti invito a leggere il mio articolo “Come distinguere un preventivo professionale da uno “furbetto

Perché il prezzo di uno stampo per la zama varia così tanto?

Ti sarà certamente capitato di richiedere più preventivi per la creazione di uno stampo e di ritrovarti tra le mani offerte che proponevano prezzi molto diversi tra loro.

 

A quel punto, l’atroce dilemma:

Scelgo il preventivo più basso, così magari risparmio…?

…Oppure valuto il prezzo più alto, così mi assicuro un lavoro fatto bene?”.

 

In realtà non c’è una risposta assoluta.

Quello che posso dirti in base alla mia esperienza è: “dipende”.

 

Un costo maggiore è sicuramente sinonimo di qualità e serenità nel tempo, purché sia giustificato e causato da accortezze e servizi che non vengono offerti da coloro che ti promettono un risparmio immediato.

 

Perciò, quello che mi sento di consigliarti è in sostanza:

 

a) Evita preventivi troppo bassi.

 

O almeno assicurati che le voci riportate rispettino tutte le esigenze e gli standard di qualità che vorresti garantire con il tuo prodotto.

 

Ricorda, però, che se il costo è basso, da qualche parte lo stampista dovrà pur tagliare, andando a risparmiare magari su quei dettagli che sono invece importanti, quali:

 

  • La qualità delle materie prime;

  • Lo stipendio orario dei progettisti e degli altri addetti ai lavori. Dando per scontato che si tratti sempre di collaboratori regolarmente retribuiti, solitamente chi accetta salari bassi sono le figure junior meno esperte;

  • L’attenzione ai dettagli;

  • I ricambi costruiti in origine;

  • La mancata analisi delle possibili problematiche che possono sorgere durante la produzione;

  • Ecc.

Vuoi davvero rischiare di buttare via migliaia di euro per risparmiare una piccola percentuale, a confronto?

 

b) Evita i prezzi “gonfiati ad aria”.

 

Io li chiamo così e mi riferisco a quei preventivi che sono costosi, senza però una reale giustificazione degli importi.

 

Pagare tanto non è sempre sinonimo di “sicurezza del risultato”. Dipende da “perché” e “cosa” vai a pagare.

 

Come tutelarti, allora, da stampi scadenti o prodotti con prezzi “gonfiati a vuoto”?

 

Il modo migliore è assicurarti che il lavoro preventivato sia svolto da professionisti, qualificati ed esperti nel mondo della zama.

 

Per questo dovrai porre attenzione a come ti viene proposta:

 

1 – La progettazione dello stampo

 

Qualsiasi stampo, prima o poi, avrà bisogno di manutenzione o di sostituzioni di alcune parti durante la sua vita produttiva.

 

Per cui uno dei compiti dello stampista è cercare di prevedere – sin dalla fase progettuale – quali possono essere i pezzi che necessiteranno di interventi e sostituzioni in futuro.

 

Quindi, per agevolare la manutenzione e le sostituzioni, alcune specifiche parti dello stampo si rendono sin da subito sostituibili.

 

In questo modo, se dovessero rompersi, si potranno cambiare in modo facile e veloce, con un ricambio identico alla parte montata in precedenza.

 

In fase di progettazione e costruzione, questo richiede sicuramente un costo maggiore ed un maggior impegno.

 

Ma nel corso del tempo porta ad un notevole risparmio e riduce i tempi di blocco produttivo, nel caso di sostituzioni improvvise e programmate.

 

Inoltre, la progettazione deve sempre essere eseguita con un occhio al processo di produzione, altrimenti lo stampo potrebbe non funzionare a dovere o il pezzo stampato potrebbe non uscire dallo stampo o, addirittura, deformarsi.

 

Ovviamente non per tutti gli stampisti questo è scontato, poiché alcuni non sono specializzati abbastanza da conoscere a fondo l’intero ciclo produttivo.

 

Noi di Zama Solutions ci occupiamo sia di stampi che di produzione, e questo significa che abbiamo ben chiari tutti i passaggi necessari ad ottenere il prodotto finito.

 

Per questo, il nostro stampo verrà sempre studiato in funzione di quello che sarà il suo funzionamento nell’intero ciclo produttivo durante l’intera vita dello stampo stesso.

 

Ad esempio, sappiamo che è fondamentale posizionare gli estrattori nel punto giusto.

Ma non solo, questi estrattori devono essere anche del tipo corretto.

 

Molti stampisti utilizzano i classici espulsori cilindrici, che possono andare anche bene in molti casi, ma non sanno che in molti altri è meglio utilizzare anche degli espulsori di tipo lamellare o ancora di tipo a cannocchiale. Questi sono decisamente più costosi, però risolvono dei problemi che gli espulsori cilindrici non riescono ad eliminare.

2 – Il trattamento termico dello stampo

 

Lo shock termico causato dall’iniezione del metallo fuso – e dal successivo rapido raffreddamento – tende a deteriorare lo stampo.

 

Essendo, poi, questo sforzo termico ripetuto migliaia di volte al giorno, si può arrivare al suo cedimento precoce.

 

Per questo, è fondamentale progettare lo stampo in modo da evitare il più possibile gli shock termici, oltre a costruire un corretto impianto di raffreddamento. Infatti, l’acciaio, scaldandosi, si dilata.

 

Se teoricamente avessimo una temperatura continua tra interno ed esterno del pezzo, la dilatazione sarebbe costante e quindi le parti di acciaio non farebbero a botte fra di loro.

 

Di solito, invece, la parte esterna passa dal caldo rovente, quando entra il materiale fuso nello stampo, al freddo improvviso, quando si spruzza il distaccante, che serve sia per lubrificare lo stampo sia in parte per termoregolarlo.

 

Mentre la parte esterna ha queste continue oscillazioni di temperatura, la parte interna tende a restare sempre calda e, per questo, va opportunamente raffreddata.

 

Se ciò non viene eseguito nel modo corretto, si verifica la “criccatura” dell’acciaio, ovvero le molecole interne del metallo tendono a spingere verso l’esterno, e lo fanno scoppiare.

 

Quando questo fenomeno ha luogo, la matrice ormai è compromessa e a volte si staccano dei veri e propri pezzi di acciaio, con conseguente fermo dello stampo e costo per la riparazione o il rifacimento della parte compromessa.

 

Quindi, per garantire una maggior durata del tuo stampo, è molto importante eseguire anche un’attenta progettazione del circuito di raffreddamento.

 

Ma non è tutto: il tuo stampista deve anche essere in grado di garantirti un ottimo trattamento termico.

 

Questo trattamento deve essere eseguito davvero bene, in modo che la tempra arrivi fino al cuore del pezzo.

 

Altrimenti, si rischia di avere durezze e strutture metalliche decisamente diverse tra la parte esterna e la parte interna dei pezzi dello stampo.

 

Molti costruttori di stampi affidano a terzisti questo compito.

 

Ciò significa che viene ricaricato il costo del terzista, il trasporto e le spese legate al rifacimento di eventuali semi-lavorati che ogni tanto vengono smarriti.

 

Per garantire un miglior servizio, nella nostra azienda abbiamo deciso di attrezzare un reparto apposito.

 

In questo modo, possiamo ridurre non solo le tempistiche ma anche i costi, offrendo un servizio di livello superiore che viene da noi stessi controllato e monitorato.

 

Questo è uno dei pochi casi in cui pagare di più non significa necessariamente avere il meglio.

 

Ricorda che spendere per dei servizi va bene, ma dipende sempre da cosa vai a pagare.

 

3 – Il design

 

Il design dev’essere curato e realizzato con attenzione.

 

  • È importante, per questo, che avvenga uno scambio di informazioni tra il fonditore e il progettista.

E l’intervento di due professionisti – che si impegnano a collaborare su un unico progetto – ha un costo. Sia per il tempo che investono per l’attività, sia per gli eventuali spostamenti da un’azienda all’altra.

 

Molti generalisti non si preoccupano più di tanto di questa parte e, per accelerare il processo, by-passano la figura del fonditore fin dall’inizio.

 

Questo porta a dei problemi che saltano fuori nella fase successiva, quando il progetto viene messo in pratica e si vede che non rispetta le esigenze tecniche di chi deve utilizzare lo stampo.

 

Nella nostra azienda tutto il processo si svolge internamente e questo è un gran vantaggio perché le due figure professionali comunicano costantemente, senza allungare le tempistiche e richiedere eventuali costi extra.

 

  • Grazie ad un design accurato, si possono apportare fin da subito delle migliorie fondamentali.

In pratica, vengono aggiunti gli sformi, ove necessari, e vengono eliminati dei punti deboli sullo stampo, riportando i pezzi critici (o chiedendo anche delle specifiche modifiche alla geometria, se non si può fare diversamente).

 

Ma non solo: per rispettare i vincoli estetici, a volte si complicano di proposito le giunzioni dello stampo, al fine di mascherarle il più possibile ed ottenere un prodotto migliore.

 

Ricorda comunque che ogni caso è diverso, e va analizzato a fondo.

ZINCode, il nostro metodo di analisi e co-design unico e scientifico, nasce proprio per questo.
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Lo stampo a famiglia è più conveniente?

Ogni tanto mi arriva la domanda di un preventivo per realizzare uno “stampo a famiglia”.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, si tratta di richieste basate su progetti incongruenti o privi di senso.
Per questo, mi ritrovo il più delle volte a dover spiegare ai miei clienti le motivazioni per cui lasciar perdere questo tipo di stampo e a studiare delle alternative per loro molto più vantaggiose.
Sai perché? 
Perché con lo stampo a famiglia si pensa di risparmiare e spesso lo si sceglie anche se non ci sono i presupposti per ottenere dei buoni risultati.

E alla fine, oltre ad avere problemi tecnici, si rischia anche di spendere molto più del previsto.

Questo perché in pochi conoscono i “5 paradossi dello stampo a famiglia”.
Se ti stai domandando che cosa si intende per “stampo a famiglia”, sappi che ci si riferisce a uno stampo unico, capace di produrre più componenti diversi.

È una soluzione utilizzata nel caso di piccole produzioni, poiché viene scelto per limitare proprio il costo dello stampo.

Ma al contrario di quanto si pensi, molte volte  non è l’opzione migliore.

Infatti, anche se sembra la soluzione più versatile e veloce, in realtà non è adatto a tutte le produzioni. 

(Scopri più in dettaglio quale stampo scegliere a seconda delle tue esigenze: leggi il post “Come evitare le insidie nascoste dietro alla creazione di uno stampo per i tupi componenti in zama”)

E adesso andiamo a vedere il perché.

I 5 paradossi di uno stampo a famiglia


Come ti dicevo, prima di mettersi a progettare ad occhi chiusi uno stampo di questo tipo, pensando che sia l’alternativa più conveniente in assoluto, bisogna tenere conto di 5 aspetti fondamentali:

  1. Lo stampo è più grande
    Dal momento che si riuniscono più figure assieme, lo stampo diventa senza dubbio più grande e complesso, e questo va ad aumentare inevitabilmente i suoi costi.
  1. La pressa ha dimensioni maggiori
    Se lo stampo aumenta in grandezza, allora dovrà venir montato su una pressa di taglia superiore.
    Anche questo comporta un aggravio delle spese di gestione.
    Tieni presente, infatti, che il costo orario di produzione sale con l’aumentare del tonnellaggio, e invece la velocità di produzione oraria diminuisce all’ aumentare delle dimensioni della macchina. La conseguenza è ovviamente una stampata più cara.
  1. I componenti possono essere sparigliati
    Non sempre i pezzi che devi produrre vanno di “pari passo” nello stesso progetto.
    Sono molte le situazioni in cui un componente della famiglia tende a fare più scarto degli altri e, di conseguenza, ti avanzano dei pezzi.
    Anche nel caso in cui un componente della famiglia viene utilizzato per un altro progetto, ti ritrovi con degli avanzi e sei costretto a buttare le parti in eccesso.
  1. Peggiore qualità
    Se i pezzi che dovranno essere prodotti hanno dimensioni e pesi molto differenti, sarà quasi impossibile bilanciare lo stampo.
    Questo vuol dire che, se si imposta la macchina per una certa figura, le altre non potranno mai essere ottimizzate.
    Perciò la qualità dei componenti si abbassa, ed aumenta invece il numero di quelli che dovrai rifare. 
  1. Costi di divisione
    Anche se i pezzi vengono stampati assieme, vanno poi divisi per essere lavorati e consegnati separatamente.
    La divisione è quasi sempre un’attività da fare a mano, e quindi molto dispendiosa.

Quando ha senso costruire uno stampo a famiglia


Prima di scegliere se costruire uno
stampo a famiglia o meno, il mio consiglio è sempre quello di non partire con un’unica idea, ma studiare la tua situazione specifica e fare le giuste valutazioni caso per caso.
Se hai dubbi o non sei convinto del progetto che vuoi realizzare, rivolgiti ad un professionista del settore che saprà consigliarti la soluzione migliore per te.

Con 30 anni di esperienza alle spalle, sono specializzato in stampi per la lavorazione della zama: dalla…