Perché scegliere un preventivo solo in base al prezzo è un grosso errore

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Un paio di settimane fa, mi contatta una grossa azienda per chiedermi il preventivo di un pezzo.
Si tratta di un articolo che attualmente viene realizzato in alluminio da barra, mediante tornitura. 
Quando le persone mi interpellano volendo cambiare tecnologia produttiva, per me è sempre una sfida ricca di soddisfazioni. 

Anche in questo caso, ho iniziato subito con entusiasmo a studiare il componente: partendo dalla lavorazione a barra con l’alluminio, ho valutato tutti gli elementi necessari per realizzarlo mediante la pressofusione a camera calda con la zama.

(Per approfondimenti leggi anche “È meglio la zama o l’alluminio per i tuoi componenti?”.

Ad ogni modo, io odio fare i “preventivi” su carta, senza avere possibilità di confrontarmi in modo più diretto con il committente.

Di solito, faccio vere e proprie “consulenze personalizzate”

E non semplici preventivi.

Alla fine è ovvio che parliamo di prezzo, ma non mi limito a scriverti due conti su carta, aggiungendo solo le voci da listino.

Ti dedico il mio tempo, cerco di comprendere bene le tue esigenze e ti do suggerimenti su come migliorare le performance del tuo prodotto o come ridurre eventuali spese inutili. 
E solo allora, posso darti un prezzo di quello che sarà il lavoro da fare.

Questo per me è molto importante, perché non voglio essere solo un esecutore meccanico del tuo componente.
(Se ti stai chiedendo il perché io abbia bisogno di tempo e informazioni per farti un preventivo corretto, ti invito a leggere questo post sul blog: “Come distinguere un preventivo professionale da uno furbetto”)

Io ti metto a disposizione la mia specializzazione e la mia esperienza.
Proprio come farebbe un “sarto” che, prima di cucirti addosso il vestito perfetto per il tuo fisico, cerca anche di capire quali sono i tuoi gusti e le occasioni in cui lo andrai ad indossare.

Se vuoi saperne di più sull’approccio sartoriale nella produzione in serie di componenti

leggi il mio articolo: “Ti hanno sempre detto che Tailor Made e industrializzazione non possono andare d’accordo? Mentivano. E i tuoi componenti in serie lo dimostreranno”

A volte, però, non mi è sempre possibile fare una consulenza personalizzata.
Soprattutto quando vengo contattato da grosse realtà che hanno un’organizzazione interna poco chiara e non vi è un’unica figura di riferimento.
In certi casi, mi ritrovo a parlare con un impiegato dell’ufficio acquisti, che ha ricevuto le direttive da parte del suo capo, che a sua volta deve confrontarsi con il responsabile di progetto, ecc. ecc.

Questa volta, mi sono limitato a fare il “preventivo vecchio stile”, attenendomi a quanto riportato sulle carte che mi erano state inviate.

Quasi subito ho ricevuto una risposta: mi veniva detto che il prezzo della mia offerta era comunque inferiore all’investimento sostenuto con la tecnologia attuale.

Bene”, penso.
Se con un pezzo semplice come questo siamo competitivi rispetto alla lavorazione a barra, con un articolo leggermente più complesso la pressofusione vince facile.
Dopo questa risposta iniziale, però, non si fanno più sentire.

Silenzio.

Passano i giorni e ancora silenzio.
Mi vengono i primi dubbi: tutto sommato, il prezzo che avevo fatto era vantaggioso, soprattutto se rapportato alle prestazioni e alle condizioni di lavoro che gli avrei offerto.

Dopo due settimane, decido di alzare il telefono e chiedere notizie del preventivo.

Anche se non è così che funziona di solito.

Dopo la consulenza personalizzata – utile a determinare anche il prezzo, ma non solo – il cliente esce dal mio ufficio che è già convinto al 95% di lavorare con me.

In questo caso, invece, non ho neanche avuto modo di spiegare il mio preventivo e le eventuali migliorie che avrei proposto sul disegno del pezzo.

Fatto sta, che riesco a confrontarmi con lo stesso tizio dell’ufficio acquisti che mi aveva contattato (cosa non scontata visto che stiamo parlando di una grossa azienda) e mi sento dire:

Signor Giretti, ma come può pensare che io riesca già a darle una risposta? Avrò almeno 40 preventivi sul tavolo e mi serve del tempo per esaminarli tutti…”.

Riaggancio e mi rendo subito conto di una cosa: il tizio ha praticamente chiesto a tutte le aziende italiane la valutazione di quel pezzo.

È palese che l’unico suo metro di giudizio sarà proprio il costo finale e null’altro. Qualità del servizio, competenze tecniche, ecc. per questa azienda, evidentemente, non sono importanti. 

Si tratterà di un pezzo marginale, che deve tenere quel tanto che basta e poi se si spacca, pazienza…

…ho pensato.

E a quel punto, mi torna in mente in mente il loro progetto.
Qualcosa non quadrava.
Nel disegno erano presenti una serie di note e di tolleranze davvero strette…quindi si trattava di un pezzo molto molto preciso!

Al tempo stesso, mi sono reso conto che il componente era destinato ad un apparato importante e sicuramente costoso.

E allora la domanda su questa azienda (e molte altre, in realtà, visto che casi analoghi sono già capitati a me o ai miei colleghi), è:

si rende conto del rischio che sta correndo?

Un pezzo del genere può anche apparire piccolo e insignificante, ma è talmente importante da poter compromettere l’intero funzionamento, l’affidabilità e l’appeal del prodotto finale (molto più complesso e dal costo tutt’altro che irrilevante).   

È un po’ lo stesso errore che ha compiuto una grossa casa automobilistica italiana negli ultimi decenni. 

Comprava i pezzi delle proprie auto a costi bassissimi, pensando di risparmiare sulla manodopera in modo furbo.

Il risultato? 
La gente che acquistava i loro modelli di auto ha iniziato a lamentarsi della qualità sempre più scadente. I pezzi si spaccavano subito, compromettendo il buon nome dell’azienda.

E oltre al danno anche la beffa…
Perché gli stessi fornitori a cui si rivolgeva lavoravano per i competitors realizzando, però, dei componenti di qualità ben differente. 
I concorrenti spendevano sicuramente di più, ma ottenevano dei pezzi di elevato livello. 
E tutto questo ha contribuito ad innalzare l’immagine dei produttori di auto straniere, danneggiando la nostra connazionale.

Quindi attenzione, perché va bene risparmiare, ma i clienti non sono dei polli da abbindolare.

Se si cerca di tirare fino all’osso il prezzo di un componente, è ovvio che la qualità dello stesso sarà molto bassa.
E prima o poi tutti se ne accorgeranno.

Un componente che si spacca non ti fa mai fare bella figura con il cliente finale. 

E questo vale sia se ha una semplice funzione decorativa, ma soprattutto se ha una funzione strategica per l’intero meccanismo del tuo prodotto assemblato

In quest’ultimo caso dovrai assicurarti che la qualità del pezzo sia tra le migliori, altrimenti rischi di compromettere l’intero lavoro, buttando al vento tutti i soldi investiti, per una sciocchezza!

Se vuoi davvero risparmiare in modo furbo ed intelligente, l’unica cosa da fare è ottimizzare al massimo il tuo componente e tagliare le spese superflue o causate da errori e costi nascosti.

Ma come riuscire ad ottenere tutto questo?

Grazie a ZINCode:
il primo metodo scientifico che ti permette di migliorare il tuo pezzo fin dal progetto su carta. 

ZINCode risolve in anticipo oltre al 97% degli errori che potrebbero presentarsi in produzione o sul prodotto finito.

Noi lavoriamo con ZINCode, per aiutare i nostri clienti a risparmiare, senza però andare ad intaccare le performance e il livello delle prestazioni dei pezzi che realizziamo.
ZINCode è una novità assoluta nel mondo della componentistica!

E le aziende che lo stanno utilizzando si dicono già entusiaste, perché hanno risolto problemi grossi che si stavano trascinando da anni…

Vuoi conoscere meglio ZINCode e scoprire come può migliorare la tua produzione in serie?

10 buoni motivi per scegliere la zama nella produzione di gioielli

La zama è una lega metallica molto apprezzata nel campo della gioielleria fin dal 1930.

Viene utilizzata per la realizzazione di collane, bracciali, forcine e altri accessori di moda. Si tratta di gioielli molto diffusi, perché poco costosi da produrre ma comunque belli per essere indossati tutti i giorni.

 

La zama, come abbiamo già visto, è una lega metallica composta prevalentemente da Zinco abbinato ad altri elementi, come l’Alluminio e il Rame.


Questa lega è nata con lo scopo di rendere un ottimo materiale, come lo Zinco, 
più duro e resistente, ma al tempo stesso anche più duttile per essere lavorato.

 

Nell’ambito della bigiotteria, il suo successo è collegato proprio a queste caratteristiche.

Infatti, le leghe di zinco sono facili da lavorare, non anneriscono e garantiscono una buona durata nel tempo.

 

Perché la zama è un ottimo materiale per produrre gioielli

 

La zama presenta delle proprietà che offrono molti vantaggi in fase di lavorazione.

Inoltre, possiede delle caratteristiche che soddisfano tutti requisiti richiesti nel campo della bigiotteria:

 
1 – Ha un aspetto attuale e moderno.

Si presta molto bene ad un design contemporaneo e leggero e quindi può essere utilizzata con versatilità per accessori da sfruttare in più occasioni.

 
2 – È economica rispetto a metalli comunemente utilizzati in gioielleria.

Se paragonate all’oro o all’argento, le leghe di zinco costano molto meno in fase di produzione e quindi il prezzo degli accessori sul mercato risulterà inevitabilmente più basso.

 
3 – È dura e resistente, come l’acciaio, ma è più leggera.
 
4 – Non tende a rovinarsi con il tempo.

Può perdere un po’ di lucentezza ma non si deteriora o invecchia con l’uso. Come qualsiasi materiale tende però ad ossidarsi e questo effetto aumenta se lo tocchiamo. Questo perché l’umidità presente sulle mani ha un pH tendenzialmente acido, compreso tra 4,5 – 6.

 

Per ovviare a questo problema, è necessario sovrapporre uno strato di vernice trasparente a quello galvanico o decorativo. Solo così si potrà preservare nel tempo l’aspetto del colore originale.

 

Per la manutenzione dei pezzi già anneriti, si sconsiglia l’utilizzo di materiali abrasivi, in quanto c’è il serio rischio che venga asportato anche lo strato galvanico decorativo assieme alla superficie ossidata.

 

Si può provare a lavare i pezzi con una soluzione di acqua e aceto di mele, tenendo conto di sciacquare abbondantemente alla fine del lavaggio, in modo che non si inneschino effetti corrosivi irreversibili.

 
5 – Esteticamente è molto versatile.
Ha un’eccellente placcatura, per cui si adatta a molte tipologie di realizzazioni. Inoltre, l’aspetto finale può essere vario e piacevole, sia al naturale, sia scegliendo la cromatura o la verniciatura. Si adatta, poi, molto bene alla bigiotteria femminile ma anche a quella maschile.
 
6 – Può essere lavorata con finiture di precisione.

Questo lo rende un materiale particolarmente adatto per la produzione di bigiotteria ricca di dettagli e di ottima manifattura.

 
7 – Ha una facile manutenzione.

Non si sporca come l’argento e non annerisce se protetta con gli opportuni trattamenti superficiali, prolungando quindi la durata del suo bell’aspetto anche con il passare del tempo.

 
8 – Non causa allergie.

È un materiale ipoallergenico e non provoca irritazione sul corpo, neanche se indossato direttamente e per lunghi periodi.

 
9 – Lascia la pelle pulita 

non crea quell’antiestetico alone sulla pelle tipico di altri metalli che si ossidano a contatto con il sudore.

 
10 – È riciclabile e non inquina
quindi aiuta al benessere dell’ambiente.

Come vedi, la zama si presta perfettamente al settore degli accessori di bigiotteria. Essendo un materiale molto versatile, è ottima però anche per molti altri utilizzi.

 

Se vuoi conoscere più a fondo il mondo della zama e le caratteristiche delle leghe di zinco, puoi trovare tutte le informazioni che cerchi nella guida:

 

“Leghe di zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”.

 

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È meglio la Zama o l’Ottone per i tuoi componenti in serie?

Oggi vorrei continuare il filone “Zama vs altri materiali” confrontando due leghe che contengono entrambe dello zinco: la zama, ovviamente, e l’ottone.

Tempo fa avevo confrontato la zama con un altro materiale molto utilizzato, l’alluminio. 

Se ti sei perso i miei post sull’argomento e vorresti approfondirlo, li puoi trovare cliccando sui seguenti link:

È meglio la zama o l’alluminio per i tuoi componenti in serie?

Vantaggi che la zama offre rispetto all’alluminio

Zama o Ottone: quando preferire l’uno o l’altro materiale?


L’ottone è una lega formata da rame
– in prevalenza – unito ad una percentuale variabile di zinco e altri componenti . 

Le proprietà che caratterizzano l’ottone sono influenzate non soltanto dalla composizione chimica, ma anche dal metodo di lavorazione impiegato.

Mentre nel caso della zama il materiale viene trattato sempre attraverso la pressofusione a camera calda, l’ottone può essere plasmato sia per pressofusione a camera fredda che mediante lavorazione da barra (come la tornitura o in generale tutte le tecnologie per asportazioni da truciolo).

Tecniche di lavorazione dell’ottone a confronto con la lavorazione della zama.

 

Abbiamo già visto in passato come funziona la pressofusione a camera calda utilizzata per la produzione di componenti in zama

Se non conosci ancora questo processo, puoi approfondirlo leggendo qui: 

La pressofusione a camera calda in 8 semplici step

La lavorazione dell’ottone, invece, sfrutta due tecniche diverse a seconda delle esigenze. Queste sono “la pressofusione a camera fredda” e la lavorazione a barra.

La pressofusione a camera fredda dell’ottone.


La pressofusione a camera fredda
differisce dalla camera calda per il metodo di fusione del metallo da iniettare. 
In questo caso, il metallo viene sciolto in un forno esterno all’impianto di pressofusione e caricato – ciclo per ciclo – all’interno di una camera fredda, che prende banalmente il nome di “contenitore”. Da qui, poi, viene iniettato all’interno dello stampo. 
L’ottone lavorato attraverso questo processo viene definito “pressofuso”.

Questa tecnologia “a camera fredda” viene preferita rispetto a quella a “camera calda” per i materiali con alte temperature di fusione, come appunto nel caso dell’ottone.  

La pressofusione a camera fredda offre la possibilità di ottenere spessori abbastanza ridotti e componenti complessi, con una buona rifinitura della superficie. 

Lo svantaggio principale è che un tale impianto richiede degli investimenti molto elevati, e a questi va aggiunto il costo dello stampo

La lavorazione a barra dell’ottone

 

L’ottone viene trafilato in barre e poi lavorato alle macchine utensili (solitamente torni o transfert). 

È particolarmente adatto per le minuterie in ottone ed, in generale, per tutti quei pezzi molto piccoli, che non sono realizzabili con la fusione a camera fredda. 

La distinzione tra i due metodi di lavorazione è utile per comprendere le differenze attribuibili ad un componente in ottone pressofuso rispetto ad uno lavorato a barra.
Andiamo allora a conoscere nel dettaglio quali sono le caratteristiche della zama in confronto alle caratteristiche dell’ottone

Densità


La zama, si sa, è un materiale con densità abbastanza elevata.
Come abbiamo visto in passato, questo aspetto può conferire maggior qualità percepita del materiale, ma può rappresentare talvolta uno svantaggio, perché appesantisce il componente.
Come si vede anche dal grafico, l’ottone è però un materiale ancora più denso, e quindi pesante, rispetto alla zama.
Questo vuol dire che la zama diventa vantaggiosa rispetto all’ottone se nei requisiti di progetto bisogna prestare attenzione al peso del componente.

Allungamento % a rottura

Se vogliamo analizzare l’allungamento a rottura del materiale ottone, dobbiamo partire da una distinzione effettuata sulla base del tipo di lavorazione utilizzato. Sarà questo ad influenzare la percentuale di resistenza del componente.

I pezzi pressofusi, infatti, presentano valori molto bassi di allungamento, sia nel caso della zama che dell’ ottone. 

Con la tornitura, invece, si ottiene un pezzo di ottone che potrà subire un allungamento percentuale molto elevato (fino al 30% circa) prima di spezzarsi. Questo perché la lega lavorata a barra è più morbida e malleabile rispetto a quella sottoposta a pressofusione.

Resistenza allo snervamento

 

Anche in questo caso, la tecnica di lavorazione dell’ottone ne influenza le proprietà.

La resistenza allo snervamento di un pezzo in zama risulta pertanto:
comparabile a quella dell’ottone estruso;
superiore a quella del pressofuso in lega di ottone.

Sei curioso di confrontare le caratteristiche degli altri…

È meglio la Zama o la Plastica per i tuoi componenti in serie?

La plastica è al terzo posto tra i materiali più prodotti dall’uomo. 
Dal 1950 è stata introdotta nell’industria in larga scala ed è stata per lungo tempo tra i materiali preferiti nelle fabbricazioni in serie degli articoli più svariati.

Ad oggi, molte aziende stanno riconvertendo la loro produzione, abbandonando le sostanze plastiche a favore di altre materie prime più ecosostenibili.

Infatti, uno dei problemi principali legati a questo composto è l’elevato tasso di inquinamento che causa.

Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica invadono i nostri mari e si stima che negli oceani siano già stati accumulati oltre 150 milioni di tonnellate di questo materiale. 
Se non si limita la produzione di oggetti realizzati con questa sostanza, nel 2050 potremmo ritrovarci con più plastica che pesci in mare (valori calcolati in base peso).

Secondo un rapporto dell’Ocse sul mercato della plastica, solo il 15% di questo materiale viene davvero riciclato. Il 25% viene incenerito, mentre il restante 60% finisce in discarica. Una volta lì o viene bruciato all’aperto – rilasciando sostanze inquinanti- o resta disperso nell’ambiente.

Se stai pensando di avviare una produzione di componenti in plastica, non puoi non tenere conto di questo aspetto, che ha sensibilizzato ormai sempre più aziende.

Tra le alternative dei materiali che potresti valutare c’è la zama: un’alternativa più ecologica e al 100% riciclabile.

(Scopri di più nell’articolo “Sicurezza e rispetto ambientale: perché la zama è meglio della plastica”)

In realtà, la zama non si può considerare come una vera e propria alternativa diretta della plastica. Le caratteristiche dei due materiali sono talmente differenti che il risultato del prodotto finale non è esattamente lo stesso.
A tal proposito ti invito a leggere anche il post di approfondimento: “Scegli la zama, anziché la plastica, per migliorare la qualità dimensionale e percepita dei tuoi componenti” 

Perciò, realizzare un articolo in zama anziché in plastica potrebbe essere percepito come un’evoluzione della qualità del tuo prodotto. 
Sempre che le esigenze del componente siano tali da permettere una sostituzione tra i due materiali.

Se la plastica è una soluzione più leggera ed economica, la zama è un’alternativa più prestigiosa e destinata a durare nel tempo.

Immagina, infatti, di avere davanti a te lo stesso pezzo, ma realizzato in due versioni differenti: la prima interamente in zama, la seconda in plastica.

Ti basterà guardarli per percepire la differenza, ma sarà toccandoli e maneggiandoli che capirai davvero quale dei due pezzi risponde meglio alle tue esigenze.

La zama, infatti, appare subito robusta e più fredda. 
Trasmette anche una sensazione di solidità ed efficacia strutturale
Un prodotto in lega di zinco si presenta, pertanto, come un componente massiccio, sinonimo di resistenza e sicurezza, in termini di qualità.

La plastica, invece, si mostra più leggera, pratica e veloce.
La ritroviamo quotidianamente proposta in prodotti “usa e getta” o comunque destinati a durare non troppo a lungo.

Se dopo aver effettuato una prima analisi superficiale, decidi di studiare le singole caratteristiche del materiale a livello tecnico, allora puoi notare come tali proprietà influenzino non solo la resa del prodotto finale, ma anche il processo di lavorazione (con annessi i tempi di produzione e gli aspetti economici, per niente secondari).

(Se hai sempre pensato che lavorare la plastica fosse conveniente, leggi anche: Lo stampaggio ad iniezione plastica è davvero la tecnologia più economica per i tuoi componenti?)

Faremo ora un confronto dettagliato tra la famiglia delle leghe di zinco e le materie plastiche. 
Lo scopo del mio articolo è quello di renderti più semplice e comprensibile quale materiale sia più indicato alla tua produzione in serie.

Di seguito, ti mostrerò anche dei grafici utili a darti subito un’idea visiva del paragone tra le diverse materie prime. 

Ovviamente, mi sono limitato a prendere in esame – e a rappresentare nei grafici – solo alcuni dei materiali tra quelli più utilizzati.

Solo per le materie plastiche, infatti, potremmo considerare migliaia di composti differenti, tra famiglie ed ulteriori divisioni in sottofamiglie.
Discorso analogo per la zama: non ho preso in esame tutte le leghe esistenti, ma ho voluto limitarmi a quelle più impiegate nelle produzioni di componenti, ovvero la zama 2, 3, 5, 8.

Densità

La zama risulta essere circa 6 volte più densa della plastica.

La densità influenza ovviamente il peso del materiale, e questo può rappresentare uno svantaggio o una qualità ricercata, a seconda del componente da realizzare. 

Se ai tuoi prodotti desideri conferire leggerezza, allora dovrai preferire la plastica. 

Ma se vuoi invece attribuire loro la consistenza e la sensazione di robustezza, unita ad un’alta qualità percepita, allora la zama è la scelta giusta per te.

Allungamento % a rottura 

L’allungamento percentuale a rottura della zama è del 4 – 8 %, inferiore a quello possibile con le materie plastiche in generale.  

Trattandosi di una caratteristica inversamente proporzionale alla durezza, è naturale che materiali morbidi come le plastiche si prestino meglio all’allungamento. 

La zama, pertanto, sarà indicata nelle produzioni in cui si cerca la rigidità, accompagnata da una maggior precisione.

La plastica, in generale, andrà bene per pezzi che dovranno risultare più malleabili.

A questo proposito però va fatta un’osservazione: il valore di allungamento percentuale può variare di molto in base alla tipologia di plastica presa in esame. 
Un esempio lo hai subito osservando il grafico e facendo un confronto tra il poliossimetilene (POM-resina acetalica) e il policarbonato.

Un discorso a parte andrebbe fatto anche per le resine caricate a vetro
In questo caso, maggiore è la quantità di fibra di vetro presente all’interno, minore sarà l’elasticità conferita al componente.

Resistenza allo snervamento 

 

Anche qui notiamo delle differenze importanti. 

Di fatto, un metallo come la zama offre delle caratteristiche migliori per un uso strutturale.
Tra queste caratteristiche c’è proprio la resistenza allo snervamento che risulta di molto superiore a quella delle plastiche.

Di conseguenza, il maggior carico di snervamento rende la zama molto più resistente nel sopportare: 

  • sforzi a taglio;
  • torsioni;
  • piegature;
  • compressioni.
Vorresti confrontare la zama e le sue proprietà…