Imbutitura e pressofusione a camera calda: due tecnologie produttive a confronto.

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Per continuare la nostra panoramica tra le tecnologie che potresti adottare per la tua produzione in serie, oggi ti vorrei parlare dell’imbutitura.

Spesso utilizzata assieme alla tranciatura (puoi approfondire l’argomento qui), l’imbutitura è una lavorazione mediante la quale si va a deformare una lamiera di acciaio o altri materiali non ferrosi.

Questa tecnica ti permette di trasformare una lamiera piana in una forma concava, senza andare ad alterarne lo spessore iniziale.  

Alla fine riesci così ad ottenere dei componenti dalla forma cilindrica o a scatola.
Si tratta di un processo di deformazione a freddo, che viene cioè eseguito senza la necessità di scaldare il materiale in lavorazione. 

Le operazioni da eseguire durante un’ imbutitura di lamiere sono le seguenti: 

  • la lamiera viene posizionata sopra alla matrice (o stampo) e viene bloccata alle estremità da un premilamiera
  • Grazie all’azione di un punzone, il materiale comincia ad essere deformato. 
  • I passaggi necessari da eseguire sono quasi sempre molteplici.
    Si utilizzano, infatti, vari punzoni in sequenza e leggermente differenti tra loro, che vengono posizionati nelle stazioni dove andrà via via a passare il nastro di lamiera, che verrà così colpito più volte fino a raggiungere la forma desiderata.
  • A volte si possono eseguire anche delle stirotrafilature, che permettono di ottenere la riduzione dello spessore, quando richiesto.

Mediante imbutitura si può ricavare un oggetto plasmato in un unico pezzo e senza giunture.

Di solito, viene utilizzata per realizzare articoli dalla forma cilindrica, a coppa o cava, ovvero dotati di cavità profonde.

Trova impiego con materiali quali: 

  • rame e le sue leghe; 
  • alluminio e le sue leghe; 
  • acciaio.

Per questo può venir impiegata per creare parti di automobili, come le portiere (e in realtà tutta la carrozzeria in generale).
Oppure si sceglie per la produzione di articoli da arredamento. 
Un altro classico esempio, è anche l’imbutitura delle pentole oppure delle lattine.

Quando scegliere allora l’imbutitura o piuttosto che la pressofusione della zama per la tua produzione in serie, e viceversa?

Per poterlo capire, dovrai analizzare i pro e i contro delle due tecnologie a confronto e rapportarli alle necessità della tua azienda e degli articoli che vorrai produrre.

Scendiamo allora nei dettagli per capire meglio i vantaggi ed i limiti che offrono entrambe le tecnologie.

Ricorda che se hai dubbi o vorresti ricevere informazioni più approfondite, ti converrà sempre rivolgerti ad un esperto del settore.

Io da 30 anni sono specializzato nella pressofusione di articoli in zama, perciò conosco molto bene il grande potenziale di questa tecnologia e come utilizzarlo al meglio, a seconda del prodotto che si desidera produrre.

Chiamami adesso per ricevere subito tutte le informazioni che stai cercando! Puoi anche prenotare una consulenza gratuita lasciando i tuoi dati nel modulo sottostante.

Imbutitura di lamiera e pressofusione a camera calda di zama a confronto

Velocità di produzione
Se prendiamo la sola fase di lavorazione, possiamo dire che la velocità di produzione dell’imbutitura è più elevata di quella della pressofusione.
Però l’insieme del processo viene rallentato dai tempi di set up e di manutenzione, che risultano decisamente maggiori per la lavorazione della lamiera rispetto alla zama pressofusa.

Risparmio energetico
In un primo momento, verrebbe da pensare che l’imbutitura a freddo sia più conveniente dal punto di vista energetico, perché non comporta riscaldamento del materiale, al contrario della zama che dev’essere fusa prima di passare nella pressa. 

In realtà non è proprio così.
Infatti, per l’imbutitura occorrono macchine grandi e molto potenti, dotate di elevate forze di chiusura. E queste attrezzature lavorano consumando un bel quantitativo energetico.
Per contro, il tonnellaggio delle presse necessarie per la zama è decisamente inferiore, con un minor assorbimento di energia richiesta.

Pezzi con forma definitiva
I pezzi che si ottengono mediante imbutitura delle lamiere hanno, in generale, una forma già definitiva.
Quindi, come per la zama, possono non essere necessarie delle ulteriori lavorazioni successive.

È da tener conto, però, che le tolleranze cambiano molto nei due processi produttivi: infatti quelle ottenibili con l’imbutitura di lamiera sono più elevate di quelle realizzabili mediante l’impiego della zama.
In altre parole, più è spessa la lamiera di partenza, meno i pezzi realizzati tramite imbutitura saranno precisi.

Elevata ripetibilità e qualità di produzione
Abbiamo già visto che la ripetibilità di processo nel caso della zama è molto elevata, mantenendo al contempo un ottimo standard produttivo.
Anche nel caso dell’imbutitura, la qualità ottenuta può essere elevata.

Infatti l’imbutitura di lamiera ti permette di avere:

  • un componente privo di grinze;
  • una notevole deformazione;
  • una buona qualità superficiale;
  • forme tridimensionali abbastanza complesse, anche se non potranno mai arrivare ad eguagliare quelle ottenibili mediante pressofusione.

La ripetibilità di processo ed il mantenimento dei livelli qualitativi richiesti, nel corso dell’intera produzione, possono essere garantiti dall’imbutitura, a patto che si eserciti un controllo costante sull’intero ciclo produttivo.
Infatti, scegliendo di lavorare con l’imbutitura delle lamiere, dovrai stare molto attento ai seguenti aspetti:

  • Non sempre riesci ad ottenere le stesse deformazioni durante l’intera lavorazione.
  • Si possono verificare delle rotture frequenti del pezzo.
    Questo perché le forze applicate ed i parametri di processo devono venir correttamente settati fin dall’inizio ed attentamente monitorati nel tempo.
  • Possono presentarsi delle corrugazioni sul lavorato, in caso di insufficiente forza del prelamiera.
  • Si può verificare uno stiramento della lamiera, ovvero un assottigliamento non richiesto, durante la fase di allungamento.
  • Le attrezzature rischiano di rovinarsi molto facilmente.

I materiali degli stampi sono fortemente sollecitati e la durata di punzoni e matrici può essere anche di solo qualche decina di migliaia di cicli. 

Ricorda che la durata non è correlata tanto alla tecnologia, quanto alla sagoma del pezzo da ottenere.

Sicurezza
Grazie alle normative sulla sicurezza ed ai costanti controlli che oggi giorno le aziende esercitano sulle proprie lavorazioni per garantire la massima tutela del personale, possiamo dire che entrambi le tecnologie sono da ritenersi sicure.
Se nella pressofusione della zama il rischio maggiore è legato alle alte temperature di fusione del materiale, con l’imbutitura il pericolo è rappresentato dallo schiacciamento. 
Ma se vengono rispettate le leggi in vigore e si lavora con gli impianti a norma, in pratica, la sicurezza del lavoratore viene assicurata.

Nel caso dell’imbutitura sussiste però il problema dell’impatto acustico, che risulta decisamente elevato. 
Immagina un grosso martello che batte ad alta velocità, contornato da un rumore costante di ferraglia. 
Ecco, questo è il sottofondo che l’imbutitura di lamiera regala alla tua azienda. 

Per contro, una pressa per le leghe di zinco è piuttosto silenziosa, e potresti quasi tenerla in salotto…

Complessità del progetto
La pressofusione a camera calda della zama ti offre il grosso vantaggio di poter realizzare pezzi dalla geometria molto complessa.
Se guardi solo la forma del tuo componente, allora sappi che anche con l’ imbutitura puoi ottenere pezzi tutto sommato articolati.

Ma sempre più semplici rispetto a quelli ottenibili dalla pressofusione. 

E non solo: con l’imbutitura sei anche vincolato a dover mantenere gli spessori molto vicini a quelli della lamiera di partenza.
Inoltre, arrivare a dei risultati ottimali non è sempre facile e potrebbero servirti degli stampi decisamente complessi e costosi.

Compatibilità ambientale
Di per sé il metallo è interamente riciclabile, quindi l’impatto ambientale è minimo, per entrambe le tecnologie. 
L’unico aspetto inquinante può essere legato all’utilizzo del lubrificante, che nel processo di imbutitura non sempre è contenuto, in quanto ne viene utilizzato molto nella fase di presso-piega.

Costi
I costi sono relativi e dipendono senz’altro dal pezzo. 
Bisogna tener conto di alcuni aspetti legati al processo di imbutitura:
– il materiale utilizzato con questa tecnologia è solitamente meno caro della zama, ma ha comunque un’ alta percentuale di scarto, dovuto agli sfridi di lavorazione.
– Il tempo ciclo è veloce, ma il costo orario di presse di grosse dimensioni è comunque alto.
– Anche qui come per la zama bisogna utilizzare un lubrificante, per ridurre l’attrito tra la lamiera, la matrice e la premi-lamiera, ed aumentare così la durata dello stampo.

  • A proposito di stampi, quelli richiesti per l’imbutitura sono decisamente più costosi rispetto a quelli utilizzati con la pressofusione. 

Questo perché la lavorazione avviene spesso per più step: servono cioè una serie di stampi – attaccati tutti assieme – per ottenere, poco per volta, la forma desiderata. 

Inoltre, anche progettare questo tipo di stampi è decisamente più complicato di quelli per la pressofusione.

Alla luce di tutte le osservazioni fatte fin qui, possiamo concludere che, in generale, l’imbutitura rappresenti una soluzione da adottare solo nei casi in cui si vogliano ottenere dei pezzi realizzati con materiali più prestanti rispetto alla zama, come ad esempio l’ acciaio.

In tutti gli altri casi invece si può valutare la pressofusione come alternativa di processo.

Vuoi conoscere gli altri vantaggi che la pressofusione in zama può offrire alla tua produzione in serie? Scarica adesso la mia guida: “Leghe di zinco: scopri perché utilizzarle per produrre i tuoi componenti”.

All’interno troverai tutte le caratteristiche della zama ed il confronto con le altre tecnologie produttive.

Produzione in zama: alta qualità, prezzo basso e consegne veloci, possono coesistere?

Conosci il “paradosso del triangolo equilatero” nella produzione in zama?

 

Io lo chiamo così, ma ciò a cui mi riferisco è il rapporto tra basso prezzo, ottimo risultato e velocità di consegna.

 

Si tratta di un paradosso perché è credenza comune che questi 3 fattori possano amabilmente coesistere, ma in realtà non è affatto così. E ce lo insegna la geometria.

 

Se ti stai chiedendo cosa c’entri la geometria in tutto questo, è più che normale.

Ora te lo spiego subito.

 

Prova a pensare ad un triangolo equilatero, ovvero che abbia tutti e 3 i lati uguali.

Ciascun vertice rappresenta rispettivamente:

 

  1. la qualità,
  2. il basso costo,
  3. la velocità di esecuzione e consegna.

Si tratta cioè dei 3 obiettivi cardine a cui punta qualsiasi azienda che voglia farsi produrre i propri articoli da un fornitore.

 

E, in fondo, sono gli stessi desideri che abbiamo tutti quando vogliamo acquistare qualcosa su misura per noi.

 

In effetti, rivolgersi ad un fornitore per farsi produrre dei componenti in zama è un po’ come andare da un sarto e chiedergli di confezionarti un vestito.

 

Quello che probabilmente vorrai ottenere alla fine della commessa è: spendere il meno possibile (soprattutto se parti già con un budget risicato), ottenere un abito di ottima stoffa e fattura, che tutti ti invidieranno e, ovviamente, non dover aspettare troppo a lungo prima di riceverlo. Anche perché magari ti serve per un evento che si verificherà da lì a pochi giorni.

 

A quel punto hai due possibilità:

 

1 – Ti rivolgi ad una sartoria storica, conosciuta per i suoi abiti di alto livello.

 

In questo caso, già sai che per ottenere un prodotto confezionato dai migliori sarti della città dovrai spendere una cifra medio-alta. Questo perché costano le materie prime, le stoffe, i bottoni e le rifiniture che rendono i dettagli preziosi. E costa l’esperienza e la manodopera che renderà il vestito perfetto per la tua figura.

 

2 – Ti rivolgi ad un sarto economico, di quelli che fanno un po’ di tutto

 

Anche se il rischio è che il servizio può essere un po’ approssimativo, sei sicuro che almeno è a basso prezzo. E magari riesci anche a strappargli la promessa di una consegna espressa. Ma la qualità?

 

I tessuti probabilmente saranno scadenti, perciò destinati a strapparsi al primo movimento brusco e sicuramente diventano logori già dopo pochi lavaggi. Le cuciture verranno realizzate in maniera sbrigativa, magari a macchina, per fare più veloci o da un sarto che ha iniziato a far gavetta da poco.

 

Pensi che un vestito del genere sia un buon investimento nel tempo?

 

Rischi di ritrovarti tra le mani un abito di scarsa qualità (e nella maggior parte dei casi questo si vede), che quindi non ti fa fare bella figura come speravi. Inoltre, è probabile che non duri nemmeno fino alla prossima stagione, costringendoti a ripetere l’investimento dopo solo alcuni mesi.

 

Ecco, la stessa cosa può accadere con i tuoi componenti pressofusi in zama.

 

Ti ho raccontato tutto questo per farti capire che prezzo, qualità e velocità di produzione sono 3 fattori che faticano a combaciare in qualsiasi settore della produzione realizzata “su misura”.

 

Ed il perché ce lo spiega proprio la geometria del triangolo: più ci si vuole avvicinare ad uno dei 3 vertici, più ci si allontana dagli altri 2.

 

Nel caso dei componenti pressofusi in zama poi, il discorso è ancora più sentito, dal momento che l’investimento iniziale è importante e la resa del prodotto dev’essere alta (per un discorso non solo estetico ma anche funzionale).

 

Il paradosso del triangolo nel settore della zama

 

Nell’ambito della lavorazione industriale il problema dei 3 valori cardine che non si toccano mai è molto sentito. Settore della produzione in leghe di zinco compreso.

 

Soprattutto nelle aziende un po’ più grandi, dove ci sono diverse figure da mettere d’accordo e ognuna di esse si interessa solo ad un vertice del triangolo.

 

Tanto per fare un esempio, qualche giorno fa ho preparato un preventivo per un pezzo tempestato di tolleranze molto strette. Questo, ovviamente, richiede la preparazione di uno stampo molto preciso ed un’estrema attenzione durante la fase di produzione. Anche le tempistiche di consegna erano al limite delle possibilità.

 

Mi sono trovato però di fronte ad un paradosso: il target di prezzo era decisamente tirato.

 

In pratica, era come se un’azienda che produce auto al livello di una Super Car volesse creare un nuovo modello da immettere velocemente sul mercato, con il budget sufficiente per produrre una utilitaria.

 

Ti sembra un progetto coerente?

 

Prima di arrivare ad incongruenze di questo genere, che fanno solo perdere tempo a tutti, è importante che l’acquirente riesca a raggiungere la giusta consapevolezza: non si possono ottenere ottimi risultati in breve tempo e con pochi costi.

 

Io anche ci proverei, ma è impossibile: è la geometria del triangolo che me lo impedisce.

Ovviamente questa consapevolezza dev’essere raggiunta tanto dal buyer quando da chi progetta i pezzi, altrimenti si vanno a creare dei contrasti.

 

Infatti, il rischio è di ritrovarsi da una parte un tecnico che vorrebbe un design dalle performance strepitose e dall’altra un ufficio acquisti che non è disposto a spendere più di tanto, a discapito del risultato.

 

Anche perché, a quel punto, le cose si complicano non solo all’interno dell’azienda, ma anche con il fornitore.

 

Questo è il motivo per cui se contatti un fornitore abituato a fare le cose “come si deve”, non accetterà di svolgere un lavoro approssimativo, tanto per compiacerti senza poi in realtà avvicinarsi neanche minimamente al risultato che chiedi.

 

È più probabile che cercherà di spiegarti perché con quel budget o con quelle tempistiche non è possibile ottenere ciò che desideri.

Se stai cercando un fornitore serio che “non accetta compromessi”, fa il possibile per soddisfare le tue richieste ma ti promette solo i risultati concreti, sono la persona che stai cercando
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Chi accetta il compromesso rischia invece di metterti nei guai.

 

Magari all’inizio la collaborazione ti sembra perfetta: lui lavora bene e tu lo paghi poco. Risultato buono, niente da dire. Ma cosa succede a lungo andare?

 

Due sono le possibilità:

 

1 – Scopri che il fornitore che all’inizio ti ha chiesto un importo basso alza i prezzi.

 

Ha cercato di legarti a lui conquistando la tua fiducia con le prime collaborazioni per poi sentirsi libero di caricare gli importi o prolungare i tempi di consegna, come è solito fare.

 

Mi sono stati raccontati episodi in cui il fornitore stesso ci ha rimesso nei primi periodi pur di riuscire ad “accalappiarsi il cliente” e soffiarlo alla concorrenza. Capirai anche tu che una situazione del genere non è sostenibile a lungo termine, perciò è destinata ben presto ad una svolta: o il cliente, ormai “incastrato”, accetta di pagare di più, o decide di andarsene, restando solo e alla ricerca disperata di un nuovo fornitore.

 

2 – Il prezzo basso è sempre rimasto vincolato a dei lavori di per sé facili e veloci da realizzare.

 

Nel momento in cui necessiti di un progetto più complesso, rischi a ritrovarti deluso nei risultati o con un importo da pagare decisamente più alto del previsto.

In entrambi i casi la conclusione è sempre la stessa: si finisce per litigare.

 

Perché quella che pensavi fosse la soluzione al paradosso del triangolo equilatero, si rivela essere soltanto uno specchio per le allodole.

 

Tutto ciò che ti sto raccontando l’ho compreso grazie alla mia esperienza: molto spesso, infatti, sono testimone dei risultati di situazioni come queste. Quando?

 

Quasi ogni volta che sulla mia scrivania compare una nuova richiesta di preventivo.

 

Contatto l’azienda che me l’ha inoltrata e, nella maggior parte dei casi, mi sento dire che sono alla ricerca di un nuovo fornitore perché non sono rimasti soddisfatti del modo di lavorare del precedente o del servizio ricevuto.

 

A quel punto do un’occhiata ai capitolati e ai target di prezzo e…magicamente capisco tutto!

 

Queste aziende si sono rivolti a fornitori che usano il trucchetto del prezzo basso “accalappia cliente” per poi non pensarci due volte a trasformarlo in un acquirente di serie B non appena trovano delle commesse migliori. Giorno dopo giorno, i risultati si fanno sempre più scadenti ed il rapporto va a deteriorarsi nel tempo.

 

Il cliente si ritrova così da solo e deve andare ad elemosinare la produzione da un’altra parte, girando al fornitore di turno le solite pretese e cercando di recuperare le inefficienze interne con gli sconti chiesti ai fornitori.

 

Ma alla lunga anche questa situazione diventa insostenibile.

 

Come comportarsi allora per evitare di restare a piedi con il proprio fornitore?

Come prevenire queste grandi delusioni nel corso del tempo?

 

Sicuramente un primo passo è quello di scegliere l’azienda con la quale si vuole lavorare disponendo di tutti gli strumenti e della giusta consapevolezza.

 

Prezzo basso, buona qualità e velocità di consegna difficilmente coesisteranno.

 

Chi vi dice che non è un problema, mente. È un problema, eccome, e tu devi saperlo.

Poi, si può cercare una soluzione che sia soddisfacente per tutte le parti, ma entrambi devono essere consapevoli di ciò che si sta chiedendo e di quello che si sta dando, se si vuole instaurare un rapporto di lavoro duraturo e solido nel tempo.

 

Un aiuto importante nella scelta del giusto fornitore può dartelo una valutazione accurata delle voci inserite nella proposta iniziale. Infatti, già in questa fase possono balzarti agli occhi i segnali importanti di cui devi tenere conto.

 

A tal proposito, ti invito a leggere il mio articolo “Come distinguere un preventivo professionale da uno “furbetto

Perché il prezzo di uno stampo per la zama varia così tanto?

Ti sarà certamente capitato di richiedere più preventivi per la creazione di uno stampo e di ritrovarti tra le mani offerte che proponevano prezzi molto diversi tra loro.

 

A quel punto, l’atroce dilemma:

Scelgo il preventivo più basso, così magari risparmio…?

…Oppure valuto il prezzo più alto, così mi assicuro un lavoro fatto bene?”.

 

In realtà non c’è una risposta assoluta.

Quello che posso dirti in base alla mia esperienza è: “dipende”.

 

Un costo maggiore è sicuramente sinonimo di qualità e serenità nel tempo, purché sia giustificato e causato da accortezze e servizi che non vengono offerti da coloro che ti promettono un risparmio immediato.

 

Perciò, quello che mi sento di consigliarti è in sostanza:

 

a) Evita preventivi troppo bassi.

 

O almeno assicurati che le voci riportate rispettino tutte le esigenze e gli standard di qualità che vorresti garantire con il tuo prodotto.

 

Ricorda, però, che se il costo è basso, da qualche parte lo stampista dovrà pur tagliare, andando a risparmiare magari su quei dettagli che sono invece importanti, quali:

 

  • La qualità delle materie prime;

  • Lo stipendio orario dei progettisti e degli altri addetti ai lavori. Dando per scontato che si tratti sempre di collaboratori regolarmente retribuiti, solitamente chi accetta salari bassi sono le figure junior meno esperte;

  • L’attenzione ai dettagli;

  • I ricambi costruiti in origine;

  • La mancata analisi delle possibili problematiche che possono sorgere durante la produzione;

  • Ecc.

Vuoi davvero rischiare di buttare via migliaia di euro per risparmiare una piccola percentuale, a confronto?

 

b) Evita i prezzi “gonfiati ad aria”.

 

Io li chiamo così e mi riferisco a quei preventivi che sono costosi, senza però una reale giustificazione degli importi.

 

Pagare tanto non è sempre sinonimo di “sicurezza del risultato”. Dipende da “perché” e “cosa” vai a pagare.

 

Come tutelarti, allora, da stampi scadenti o prodotti con prezzi “gonfiati a vuoto”?

 

Il modo migliore è assicurarti che il lavoro preventivato sia svolto da professionisti, qualificati ed esperti nel mondo della zama.

 

Per questo dovrai porre attenzione a come ti viene proposta:

 

1 – La progettazione dello stampo

 

Qualsiasi stampo, prima o poi, avrà bisogno di manutenzione o di sostituzioni di alcune parti durante la sua vita produttiva.

 

Per cui uno dei compiti dello stampista è cercare di prevedere – sin dalla fase progettuale – quali possono essere i pezzi che necessiteranno di interventi e sostituzioni in futuro.

 

Quindi, per agevolare la manutenzione e le sostituzioni, alcune specifiche parti dello stampo si rendono sin da subito sostituibili.

 

In questo modo, se dovessero rompersi, si potranno cambiare in modo facile e veloce, con un ricambio identico alla parte montata in precedenza.

 

In fase di progettazione e costruzione, questo richiede sicuramente un costo maggiore ed un maggior impegno.

 

Ma nel corso del tempo porta ad un notevole risparmio e riduce i tempi di blocco produttivo, nel caso di sostituzioni improvvise e programmate.

 

Inoltre, la progettazione deve sempre essere eseguita con un occhio al processo di produzione, altrimenti lo stampo potrebbe non funzionare a dovere o il pezzo stampato potrebbe non uscire dallo stampo o, addirittura, deformarsi.

 

Ovviamente non per tutti gli stampisti questo è scontato, poiché alcuni non sono specializzati abbastanza da conoscere a fondo l’intero ciclo produttivo.

 

Noi di Zama Solutions ci occupiamo sia di stampi che di produzione, e questo significa che abbiamo ben chiari tutti i passaggi necessari ad ottenere il prodotto finito.

 

Per questo, il nostro stampo verrà sempre studiato in funzione di quello che sarà il suo funzionamento nell’intero ciclo produttivo durante l’intera vita dello stampo stesso.

 

Ad esempio, sappiamo che è fondamentale posizionare gli estrattori nel punto giusto.

Ma non solo, questi estrattori devono essere anche del tipo corretto.

 

Molti stampisti utilizzano i classici espulsori cilindrici, che possono andare anche bene in molti casi, ma non sanno che in molti altri è meglio utilizzare anche degli espulsori di tipo lamellare o ancora di tipo a cannocchiale. Questi sono decisamente più costosi, però risolvono dei problemi che gli espulsori cilindrici non riescono ad eliminare.

2 – Il trattamento termico dello stampo

 

Lo shock termico causato dall’iniezione del metallo fuso – e dal successivo rapido raffreddamento – tende a deteriorare lo stampo.

 

Essendo, poi, questo sforzo termico ripetuto migliaia di volte al giorno, si può arrivare al suo cedimento precoce.

 

Per questo, è fondamentale progettare lo stampo in modo da evitare il più possibile gli shock termici, oltre a costruire un corretto impianto di raffreddamento. Infatti, l’acciaio, scaldandosi, si dilata.

 

Se teoricamente avessimo una temperatura continua tra interno ed esterno del pezzo, la dilatazione sarebbe costante e quindi le parti di acciaio non farebbero a botte fra di loro.

 

Di solito, invece, la parte esterna passa dal caldo rovente, quando entra il materiale fuso nello stampo, al freddo improvviso, quando si spruzza il distaccante, che serve sia per lubrificare lo stampo sia in parte per termoregolarlo.

 

Mentre la parte esterna ha queste continue oscillazioni di temperatura, la parte interna tende a restare sempre calda e, per questo, va opportunamente raffreddata.

 

Se ciò non viene eseguito nel modo corretto, si verifica la “criccatura” dell’acciaio, ovvero le molecole interne del metallo tendono a spingere verso l’esterno, e lo fanno scoppiare.

 

Quando questo fenomeno ha luogo, la matrice ormai è compromessa e a volte si staccano dei veri e propri pezzi di acciaio, con conseguente fermo dello stampo e costo per la riparazione o il rifacimento della parte compromessa.

 

Quindi, per garantire una maggior durata del tuo stampo, è molto importante eseguire anche un’attenta progettazione del circuito di raffreddamento.

 

Ma non è tutto: il tuo stampista deve anche essere in grado di garantirti un ottimo trattamento termico.

 

Questo trattamento deve essere eseguito davvero bene, in modo che la tempra arrivi fino al cuore del pezzo.

 

Altrimenti, si rischia di avere durezze e strutture metalliche decisamente diverse tra la parte esterna e la parte interna dei pezzi dello stampo.

 

Molti costruttori di stampi affidano a terzisti questo compito.

 

Ciò significa che viene ricaricato il costo del terzista, il trasporto e le spese legate al rifacimento di eventuali semi-lavorati che ogni tanto vengono smarriti.

 

Per garantire un miglior servizio, nella nostra azienda abbiamo deciso di attrezzare un reparto apposito.

 

In questo modo, possiamo ridurre non solo le tempistiche ma anche i costi, offrendo un servizio di livello superiore che viene da noi stessi controllato e monitorato.

 

Questo è uno dei pochi casi in cui pagare di più non significa necessariamente avere il meglio.

 

Ricorda che spendere per dei servizi va bene, ma dipende sempre da cosa vai a pagare.

 

3 – Il design

 

Il design dev’essere curato e realizzato con attenzione.

 

  • È importante, per questo, che avvenga uno scambio di informazioni tra il fonditore e il progettista.

E l’intervento di due professionisti – che si impegnano a collaborare su un unico progetto – ha un costo. Sia per il tempo che investono per l’attività, sia per gli eventuali spostamenti da un’azienda all’altra.

 

Molti generalisti non si preoccupano più di tanto di questa parte e, per accelerare il processo, by-passano la figura del fonditore fin dall’inizio.

 

Questo porta a dei problemi che saltano fuori nella fase successiva, quando il progetto viene messo in pratica e si vede che non rispetta le esigenze tecniche di chi deve utilizzare lo stampo.

 

Nella nostra azienda tutto il processo si svolge internamente e questo è un gran vantaggio perché le due figure professionali comunicano costantemente, senza allungare le tempistiche e richiedere eventuali costi extra.

 

  • Grazie ad un design accurato, si possono apportare fin da subito delle migliorie fondamentali.

In pratica, vengono aggiunti gli sformi, ove necessari, e vengono eliminati dei punti deboli sullo stampo, riportando i pezzi critici (o chiedendo anche delle specifiche modifiche alla geometria, se non si può fare diversamente).

 

Ma non solo: per rispettare i vincoli estetici, a volte si complicano di proposito le giunzioni dello stampo, al fine di mascherarle il più possibile ed ottenere un prodotto migliore.

 

Ricorda comunque che ogni caso è diverso, e va analizzato a fondo.

ZINCode, il nostro metodo di analisi e co-design unico e scientifico, nasce proprio per questo.
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Lo stampo a famiglia è più conveniente?

Ogni tanto mi arriva la domanda di un preventivo per realizzare uno “stampo a famiglia”.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, si tratta di richieste basate su progetti incongruenti o privi di senso.
Per questo, mi ritrovo il più delle volte a dover spiegare ai miei clienti le motivazioni per cui lasciar perdere questo tipo di stampo e a studiare delle alternative per loro molto più vantaggiose.
Sai perché? 
Perché con lo stampo a famiglia si pensa di risparmiare e spesso lo si sceglie anche se non ci sono i presupposti per ottenere dei buoni risultati.

E alla fine, oltre ad avere problemi tecnici, si rischia anche di spendere molto più del previsto.

Questo perché in pochi conoscono i “5 paradossi dello stampo a famiglia”.
Se ti stai domandando che cosa si intende per “stampo a famiglia”, sappi che ci si riferisce a uno stampo unico, capace di produrre più componenti diversi.

È una soluzione utilizzata nel caso di piccole produzioni, poiché viene scelto per limitare proprio il costo dello stampo.

Ma al contrario di quanto si pensi, molte volte  non è l’opzione migliore.

Infatti, anche se sembra la soluzione più versatile e veloce, in realtà non è adatto a tutte le produzioni. 

(Scopri più in dettaglio quale stampo scegliere a seconda delle tue esigenze: leggi il post “Come evitare le insidie nascoste dietro alla creazione di uno stampo per i tupi componenti in zama”)

E adesso andiamo a vedere il perché.

I 5 paradossi di uno stampo a famiglia


Come ti dicevo, prima di mettersi a progettare ad occhi chiusi uno stampo di questo tipo, pensando che sia l’alternativa più conveniente in assoluto, bisogna tenere conto di 5 aspetti fondamentali:

  1. Lo stampo è più grande
    Dal momento che si riuniscono più figure assieme, lo stampo diventa senza dubbio più grande e complesso, e questo va ad aumentare inevitabilmente i suoi costi.
  1. La pressa ha dimensioni maggiori
    Se lo stampo aumenta in grandezza, allora dovrà venir montato su una pressa di taglia superiore.
    Anche questo comporta un aggravio delle spese di gestione.
    Tieni presente, infatti, che il costo orario di produzione sale con l’aumentare del tonnellaggio, e invece la velocità di produzione oraria diminuisce all’ aumentare delle dimensioni della macchina. La conseguenza è ovviamente una stampata più cara.
  1. I componenti possono essere sparigliati
    Non sempre i pezzi che devi produrre vanno di “pari passo” nello stesso progetto.
    Sono molte le situazioni in cui un componente della famiglia tende a fare più scarto degli altri e, di conseguenza, ti avanzano dei pezzi.
    Anche nel caso in cui un componente della famiglia viene utilizzato per un altro progetto, ti ritrovi con degli avanzi e sei costretto a buttare le parti in eccesso.
  1. Peggiore qualità
    Se i pezzi che dovranno essere prodotti hanno dimensioni e pesi molto differenti, sarà quasi impossibile bilanciare lo stampo.
    Questo vuol dire che, se si imposta la macchina per una certa figura, le altre non potranno mai essere ottimizzate.
    Perciò la qualità dei componenti si abbassa, ed aumenta invece il numero di quelli che dovrai rifare. 
  1. Costi di divisione
    Anche se i pezzi vengono stampati assieme, vanno poi divisi per essere lavorati e consegnati separatamente.
    La divisione è quasi sempre un’attività da fare a mano, e quindi molto dispendiosa.

Quando ha senso costruire uno stampo a famiglia


Prima di scegliere se costruire uno
stampo a famiglia o meno, il mio consiglio è sempre quello di non partire con un’unica idea, ma studiare la tua situazione specifica e fare le giuste valutazioni caso per caso.
Se hai dubbi o non sei convinto del progetto che vuoi realizzare, rivolgiti ad un professionista del settore che saprà consigliarti la soluzione migliore per te.

Con 30 anni di esperienza alle spalle, sono specializzato in stampi per la lavorazione della zama: dalla…