10 costi imprevisti che devi conoscere prima di iniziare a stampare in proprio i tuoi componenti in zama

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Hai deciso di stampare in proprio i tuoi componenti in zama. 
Hai fatto i tuoi conti, ti sei convinto che sia la scelta migliore dal punto di vista economico e ora sei pronto a partire. 

(Attenzione: se non hai ancora deciso come procedere, ti consiglio di leggere questo post “Stampare da solo i tuoi componenti in zama è davvero la scelta migliore?”).

Ma sei proprio sicuro di aver calcolato tutto?

Produrre da soli i propri componenti non è una passeggiata. 
Certo, puoi ottenere indiscutibili vantaggi, in primis la possibilità di non dipendere da un terzista. 
Ma sul piatto della bilancia i pro devono pesare molto più dei contro, affinché valga la pena avventurarsi in una mole di lavoro così impegnativa.

(Puoi scoprire in dettaglio i pro ed i contro dello stampare presso un terzista qui)

Per questo, se lo fai per un motivo esclusivamente economico, devi essere sicuro al 100% di portare a casa un risparmio importante. 

E, soprattutto, di aver messo in lista tutte le voci di spesa da affrontare. 
Non aver calcolato bene ogni singolo costo può portarti un grosso danno economico. 

Per aiutarti, ti invito a valutare, assieme a me, tutti i costi legati allo stampaggio in proprio.
Te ne parlo come se fossi un mio cliente, durante una consulenza individuale: ti aiuterò ad analizzare a fondo la tua situazione.


TUTTE LE SPESE CHE DEVI AFFRONTARE SE DECIDI DI STAMPARE IN PROPRIO

Costi della non qualità

 

Si presentano come spese extra, nel caso in cui il lotto che hai prodotto non risulti conforme. 
Se ti appoggi ad un fornitore, e costui ti recapita dei pezzi che non vanno bene, allora te li puoi far sostituire in garanzia, senza spendere un euro in più.
Se invece sei stato proprio tu a produrre un lotto non conforme, lo devi rifare da capo. Questo ti porterà a perdere il doppio del tempo e a pagarlo di nuovo per produrlo una seconda volta.

Costi di manutenzione ordinaria degli impianti


Mantenere una pressa
in condizioni funzionali e di efficienza, ha un costo
Ci sono parti che si usurano e che vanno cambiate con una certa frequenza, quali:

  • ugelli;
  • prolunghe;
  • pistoni;
  • fasce elastiche,
  • sifone;
  • resistenze;
  • ecc.

A questi si aggiungono anche i veri e propri “consumabili”, come ad esempio, il fluido dell’impianto idraulico della pressa e il distaccante per lo stampo.

La manutenzione deve essere fatta per forza, non pensare di riuscire a trovare alternative più furbe. 

Se ti rifiuti di sostituire i pezzi necessari a tempo debito, rischi di trovarti a lavorare con una macchina che produce solo articoli non conformi, e questo non farà che aumentare i casi che rientrano nel punto 1.

I pezzi di ricambio, inoltre, li devi avere sempre disponibili a magazzino. Questo perché, nel momento in cui si rompono, vanno sostituiti subito e non puoi permetterti di perdere giorni e giorni in attesa della spedizione, perché nel frattempo la tua produzione sarà ferma. 

I pezzi di ricambio sono perciò un’altra spesa extra da considerare e da affrontare, prima ancora che diventi realmente necessaria.

Per contro, se ti rivolgi ad un fornitore, tutto questo diventa un problema suo. 

Costi di manutenzione straordinaria degli impianti.

 

Con il passare del tempo le macchine invecchiano e cominciano a presentare un problema dietro l’altro. Proprio come un’automobile datata che ha superato i 200.000 km…

Dopo alcuni anni potresti, quindi, ritrovarti ad affrontare tutta una serie di spese extra, che indirettamente vanno a gonfiare i costi di produzione dei pezzi.
E inoltre, queste spese non previste – anziché aiutarti ad ammortizzare l’investimento iniziale – comportano un aumento del costo totale del macchinario: di tua proprietà, certo, ma ormai vecchio, problematico e poco affidabile.

Devi quindi considerare altre voci di spesa legate ai tuoi impianti:

  • Le dispendiose uscite dei tecnici dell’ assistenza, che vengono in azienda da te per risolvere ogni problema.
  • I ricambi particolari, costosi e difficili da reperire, perché si tratta di parti speciali del macchinario. 

Per averli in sostituzione, sei spesso obbligato a rivolgerti alla casa madre, che ti fa aprire il portafoglio senza possibilità di replica o di sconti.  

Se non ti piace questa soluzione hai solo un’alternativa: lasciare il tuo macchinario fermo. Per sempre.

E ricorda: non commettere l’errore di comprare una pressa usata nella speranza di risparmiare. Soprattutto se hai poca esperienza, perché in questo caso difficilmente riuscirai a fare un buon affare. 
È probabile che la differenza di prezzo con un’attrezzatura nuova non resterà molto nelle tue tasche, dal momento che verrà devoluta interamente all’assistenza, per riparare i guasti frequenti. 

Quindi rischi di spendere lo stesso molti soldini e ritrovarti con una macchina vecchia.

Costi delle attrezzature indispensabili


Se hai intenzione di acquistare solo una pressa, sappi che non ti sarà sufficiente per produrre i tuoi pezzi in proprio, ma
hai bisogno di una serie di attrezzature di contorno.

Devi disporre di più macchinari da subito, anche solo per partire con il tuo progetto di stampaggio fai da te.
E ognuno di questi strumenti rappresenta un ulteriore investimento, perciò ne devi tener conto quando fai una previsione iniziale del budget.  

Ecco un elenco delle attrezzature che ti servono per iniziare a stampare:

  • Smaterozzatori.
  • Impianti di refrigerazione.
  • Impianti di aspirazione.
  • Reparto pre-finitura superficiale (sabbiatrici e buratti).
  • Reparto per le lavorazioni meccaniche (filettature, alesature, ecc.). 
  • Reparto per il lavaggio e la manutenzione degli stampi.

Quest’ultimo non è assolutamente trascurabile come potrebbe sembrare.
Se non ti prendi cura del tuo stampo, nel tempo, ti troverai a dover sostenere altri costi aggiuntivi legati alla non conformità e al basso livello qualitativo del prodotto. Oltre a quelli di manutenzione straordinaria degli stampi

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Costi di gestione delle pratiche ambientali

Devi prestare molta attenzione anche a questo aspetto.

Innanzitutto devi disporre di un impianto di aspirazione a norma.

Ma come essere sicuri che sia tutto in regola?

Affidando la progettazione del tuo impianto ad un consulente competente. Che ovviamente si farà pagare, e non poco.

Il problema è che, una volta realizzato l’impianto, non è ancora finita. 

Dovrai sobbarcarti i relativi costi di manutenzione.
Ad esempio, i filtri vanno sostituiti e smaltiti regolarmente. 
Se ti sembra una sciocchezza, sappi che, di fatto, ti ritroverai a pagarli due volte: la prima per metterli e la seconda per smaltirli, attraverso aziende specializzate.

E questo ancora non basta.

Dovrai tenere aggiornate le pratiche relative alle autorizzazioni per le emissioni in atmosfera.
Tali pratiche hanno una scadenza e ogni 3 anni vanno rinnovate.
Anche questo è – purtroppo – un processo dispendioso in termini economici (oltre che di tempo).

Questo perché ti ritroverai a pagare:

  • i consulenti e il laboratorio che ti farà le prove di emissione;
  • gli enti contingenti che devono supervisionare le prove, per evitare che ci siano dei consulenti “furbetti”;
  • il noleggio di una piattaforma aerea, necessaria per le prove di emissioni che vengono effettuate in quota. 
  • Costi di selezione, formazione e gestione del personale

Se speri di riuscire a fare tutto da solo, puoi scordartelo.
Avrai sicuramente bisogno di un aiuto per poter gestire l’insieme delle cose.
Ti servono, cioè, persone in grado di svolgere più mansioni:
– attrezzisti montaggio stampi;
– addetti macchina;
– addetti alle lavorazioni meccaniche;
– addetti alle finiture speciali
– addetti alla manutenzione degli stampi.

Ognuna di queste figure deve possedere le dovute competenze. Quindi, deve essere formata attraverso un percorso specifico.

Ed è a questo punto che si presenta un altro problema: come puoi preparare i tuoi nuovi collaboratori a svolgere dei lavori che tu stesso non hai mai fatto? 

Per questo hai due soluzioni:

  1. Ti rivolgi a dei “consulenti”.
    E li paghi prima di iniziare, per poi magari scoprire che – teoria a parte – anche loro non hanno mai trascorso un’intera giornata vicino ad una pressa.
  1. Ti metti alla ricerca della “perla rara”.
    Ovvero di quei pochi professionisti che hanno già accumulato esperienza sul campo e possiedono reali competenze specifiche.
    Il problema è che la “perla rara” non solo è difficile da trovare, ma è complicato anche convincerla a lavorare per te.
    E l’unico modo per farlo è pagarla profumatamente.

Purtroppo lo devo dire: in fonderia, ormai, nessuno ci vuole più andare. Per questo trovare qualcuno che sappia lavorare con passione sta diventando sempre più difficile. Ogni mansione implica un lavoro molto tecnologico e richiede competenze trasversali molto elevate.

Anche se riesci a trovare una soluzione a quanto sopra, poi dovrai sempre domandarti: 
“Se, una volta assunti i nuovi collaboratori, diminuisse il lavoro? Cosa dovrei fare?” 

Opzione 1: te ne liberi, pur sapendo che un domani dovrai impazzire di nuovo per formarne/trovarne altri.

Opzione 2: li tieni in azienda e generi dei costi fissi senza senso.

Quindi sai che ti dico? Forse è meglio che questi problemi li abbia il tuo terzista…

 

Costi per la sicurezza

La pressofusione è un’attività “a rischio elevato”. Questo perché si ha a che fare con metalli liquidi ad alta temperatura, che possono essere molto pericolosi.
Per questo devi prestare particolare attenzione alla tutela tua e dei tuoi collaboratori, dal momento che le conseguenze di un infortunio potrebbero essere anche molto gravi. 
Ovviamente ci sono delle leggi a tutela della sicurezza sul lavoro, non ti basta usare il buon senso. 
E gli aspetti a cui devi prestare attenzione sono molteplici, sia nell’immediato che a lungo termine.
Dovrai quindi interessarti alla prevenzione del rischio:

  • di incendio;
  • di rumore eccessivo;
  • chimico;
  • di ustioni;
  • ecc.

Quindi cosa devi fare in pratica?

  • Pagare uno o più consulenti che certifichino la sicurezza nella tua azienda e che ti diano le indicazioni di cosa modificare per ottenere la certificazione.
  • Pagare le modifiche che sarai obbligato ad effettuare secondo le indicazioni ricevute dai consulenti esperti.

Costi degli stampi: dalla manutenzione ordinaria agli imprevisti.

Gli stampi vanno puliti con regolarità e mantenuti efficienti, altrimenti diventano fonte di non conformità della produzione.
Il rischio, quindi, è che inizino a lievitare i costi, tra riparazioni necessarie e/o ricambi da eseguire all’ultimo momento.
Un esempio classico di imprevisto che si può verificare è quando lo stampo apre, dopo la fase di iniezione, ed inizia la fase di estrazione. 
Se la stampata, o parte di essa, non viene espulsa correttamente, potrebbe restare in bilico sullo stampo o dentro la sua cavità. 
In entrambi i casi, se la pressa non ha le dovute sicurezze impostate correttamente, chiudendosi schiaccia tutto. 
Ti ritrovi così ad aver distrutto non solo il pezzo, ma anche lo stampo. Infatti, nonostante quest’ultimo sia di acciaio temprato – quindi di elevata durezza – in questa situazione si schiaccia lo stesso.

 

Costi degli spazi necessari


Anche la struttura dove posizionare tutte le attrezzature che ti servono per avviare la produzione in proprio, rappresenta un costo fisso da aggiungere al tuo bilancio.

Inoltre, devi rispettare tutta una serie di requisiti che vanno a ridurre all’osso le possibilità di risparmio:

  • Innanzitutto che non ti venga in mente di affiancare la produzione di fonderia alle tue lavorazioni già esistenti: la zama teme le contaminazioni ambientali che possono derivare da altri materiali, perciò richiede uno spazio dedicato e adeguatamente isolato.
  • Poi, tieni conto che l’area da destinare deve essere calcolata non solo in base alle dimensioni delle macchine, ma anche dall’ingombro che occupa il materiale in lavorazione.
  • In più, ci sono sempre i vincoli derivanti dalle regole per la sicurezza sul lavoro. Mica puoi pensare di mettere una macchina sopra l’altra! Qui devi fare molta attenzione ed informarti bene sulle normative vigenti, pena sanzioni molto salate.

Costi legati ai fermi macchina per la gestione di tutti gli imprevisti di cui sopra.

Nella teoria hai calcolato che dovresti produrre un certo numero di pezzi all’ora, per riuscire ad ottenere il guadagno preventivato. 
Nella pratica, sappi che non riuscirai quasi mai a rispettare la tua tabella di marcia produttiva.

Se fanno fatica gli specialisti, figurati coloro che vogliono avventurarsi con il fai da te.
Questo perché gli imprevisti accadono sempre. A tutti. E fanno perdere ore di lavoro e molto denaro.
La differenza è che un professionista con esperienza riesce a gestire i fermi macchina in modo repentino, senza troppe perdite di tempo e limitando i danni il più possibile.
Una figura meno competente, invece, incontra molte più difficoltà nel risolvere le problematiche. Per mancanza di esperienza, di conoscenze, di strumenti…le motivazioni possono essere diverse, ma in sostanza il risultato è sempre lo stesso: più si aspetta a trovare una soluzione, maggiore sarà la perdita economica da affrontare. Quindi, alla luce di tutto, il mio consiglio resta sempre quello di rivolgersi ad un professionista del settore: solo una figura specializzata potrà valutare a 360° le tue esigenze, trovando la soluzione migliore per te.

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Produzione in zama: alta qualità, prezzo basso e consegne veloci, possono coesistere?

Conosci il “paradosso del triangolo equilatero” nella produzione in zama?

 

Io lo chiamo così, ma ciò a cui mi riferisco è il rapporto tra basso prezzo, ottimo risultato e velocità di consegna.

 

Si tratta di un paradosso perché è credenza comune che questi 3 fattori possano amabilmente coesistere, ma in realtà non è affatto così. E ce lo insegna la geometria.

 

Se ti stai chiedendo cosa c’entri la geometria in tutto questo, è più che normale.

Ora te lo spiego subito.

 

Prova a pensare ad un triangolo equilatero, ovvero che abbia tutti e 3 i lati uguali.

Ciascun vertice rappresenta rispettivamente:

 

  1. la qualità,
  2. il basso costo,
  3. la velocità di esecuzione e consegna.

Si tratta cioè dei 3 obiettivi cardine a cui punta qualsiasi azienda che voglia farsi produrre i propri articoli da un fornitore.

 

E, in fondo, sono gli stessi desideri che abbiamo tutti quando vogliamo acquistare qualcosa su misura per noi.

 

In effetti, rivolgersi ad un fornitore per farsi produrre dei componenti in zama è un po’ come andare da un sarto e chiedergli di confezionarti un vestito.

 

Quello che probabilmente vorrai ottenere alla fine della commessa è: spendere il meno possibile (soprattutto se parti già con un budget risicato), ottenere un abito di ottima stoffa e fattura, che tutti ti invidieranno e, ovviamente, non dover aspettare troppo a lungo prima di riceverlo. Anche perché magari ti serve per un evento che si verificherà da lì a pochi giorni.

 

A quel punto hai due possibilità:

 

1 – Ti rivolgi ad una sartoria storica, conosciuta per i suoi abiti di alto livello.

 

In questo caso, già sai che per ottenere un prodotto confezionato dai migliori sarti della città dovrai spendere una cifra medio-alta. Questo perché costano le materie prime, le stoffe, i bottoni e le rifiniture che rendono i dettagli preziosi. E costa l’esperienza e la manodopera che renderà il vestito perfetto per la tua figura.

 

2 – Ti rivolgi ad un sarto economico, di quelli che fanno un po’ di tutto

 

Anche se il rischio è che il servizio può essere un po’ approssimativo, sei sicuro che almeno è a basso prezzo. E magari riesci anche a strappargli la promessa di una consegna espressa. Ma la qualità?

 

I tessuti probabilmente saranno scadenti, perciò destinati a strapparsi al primo movimento brusco e sicuramente diventano logori già dopo pochi lavaggi. Le cuciture verranno realizzate in maniera sbrigativa, magari a macchina, per fare più veloci o da un sarto che ha iniziato a far gavetta da poco.

 

Pensi che un vestito del genere sia un buon investimento nel tempo?

 

Rischi di ritrovarti tra le mani un abito di scarsa qualità (e nella maggior parte dei casi questo si vede), che quindi non ti fa fare bella figura come speravi. Inoltre, è probabile che non duri nemmeno fino alla prossima stagione, costringendoti a ripetere l’investimento dopo solo alcuni mesi.

 

Ecco, la stessa cosa può accadere con i tuoi componenti pressofusi in zama.

 

Ti ho raccontato tutto questo per farti capire che prezzo, qualità e velocità di produzione sono 3 fattori che faticano a combaciare in qualsiasi settore della produzione realizzata “su misura”.

 

Ed il perché ce lo spiega proprio la geometria del triangolo: più ci si vuole avvicinare ad uno dei 3 vertici, più ci si allontana dagli altri 2.

 

Nel caso dei componenti pressofusi in zama poi, il discorso è ancora più sentito, dal momento che l’investimento iniziale è importante e la resa del prodotto dev’essere alta (per un discorso non solo estetico ma anche funzionale).

 

Il paradosso del triangolo nel settore della zama

 

Nell’ambito della lavorazione industriale il problema dei 3 valori cardine che non si toccano mai è molto sentito. Settore della produzione in leghe di zinco compreso.

 

Soprattutto nelle aziende un po’ più grandi, dove ci sono diverse figure da mettere d’accordo e ognuna di esse si interessa solo ad un vertice del triangolo.

 

Tanto per fare un esempio, qualche giorno fa ho preparato un preventivo per un pezzo tempestato di tolleranze molto strette. Questo, ovviamente, richiede la preparazione di uno stampo molto preciso ed un’estrema attenzione durante la fase di produzione. Anche le tempistiche di consegna erano al limite delle possibilità.

 

Mi sono trovato però di fronte ad un paradosso: il target di prezzo era decisamente tirato.

 

In pratica, era come se un’azienda che produce auto al livello di una Super Car volesse creare un nuovo modello da immettere velocemente sul mercato, con il budget sufficiente per produrre una utilitaria.

 

Ti sembra un progetto coerente?

 

Prima di arrivare ad incongruenze di questo genere, che fanno solo perdere tempo a tutti, è importante che l’acquirente riesca a raggiungere la giusta consapevolezza: non si possono ottenere ottimi risultati in breve tempo e con pochi costi.

 

Io anche ci proverei, ma è impossibile: è la geometria del triangolo che me lo impedisce.

Ovviamente questa consapevolezza dev’essere raggiunta tanto dal buyer quando da chi progetta i pezzi, altrimenti si vanno a creare dei contrasti.

 

Infatti, il rischio è di ritrovarsi da una parte un tecnico che vorrebbe un design dalle performance strepitose e dall’altra un ufficio acquisti che non è disposto a spendere più di tanto, a discapito del risultato.

 

Anche perché, a quel punto, le cose si complicano non solo all’interno dell’azienda, ma anche con il fornitore.

 

Questo è il motivo per cui se contatti un fornitore abituato a fare le cose “come si deve”, non accetterà di svolgere un lavoro approssimativo, tanto per compiacerti senza poi in realtà avvicinarsi neanche minimamente al risultato che chiedi.

 

È più probabile che cercherà di spiegarti perché con quel budget o con quelle tempistiche non è possibile ottenere ciò che desideri.

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Chi accetta il compromesso rischia invece di metterti nei guai.

 

Magari all’inizio la collaborazione ti sembra perfetta: lui lavora bene e tu lo paghi poco. Risultato buono, niente da dire. Ma cosa succede a lungo andare?

 

Due sono le possibilità:

 

1 – Scopri che il fornitore che all’inizio ti ha chiesto un importo basso alza i prezzi.

 

Ha cercato di legarti a lui conquistando la tua fiducia con le prime collaborazioni per poi sentirsi libero di caricare gli importi o prolungare i tempi di consegna, come è solito fare.

 

Mi sono stati raccontati episodi in cui il fornitore stesso ci ha rimesso nei primi periodi pur di riuscire ad “accalappiarsi il cliente” e soffiarlo alla concorrenza. Capirai anche tu che una situazione del genere non è sostenibile a lungo termine, perciò è destinata ben presto ad una svolta: o il cliente, ormai “incastrato”, accetta di pagare di più, o decide di andarsene, restando solo e alla ricerca disperata di un nuovo fornitore.

 

2 – Il prezzo basso è sempre rimasto vincolato a dei lavori di per sé facili e veloci da realizzare.

 

Nel momento in cui necessiti di un progetto più complesso, rischi a ritrovarti deluso nei risultati o con un importo da pagare decisamente più alto del previsto.

In entrambi i casi la conclusione è sempre la stessa: si finisce per litigare.

 

Perché quella che pensavi fosse la soluzione al paradosso del triangolo equilatero, si rivela essere soltanto uno specchio per le allodole.

 

Tutto ciò che ti sto raccontando l’ho compreso grazie alla mia esperienza: molto spesso, infatti, sono testimone dei risultati di situazioni come queste. Quando?

 

Quasi ogni volta che sulla mia scrivania compare una nuova richiesta di preventivo.

 

Contatto l’azienda che me l’ha inoltrata e, nella maggior parte dei casi, mi sento dire che sono alla ricerca di un nuovo fornitore perché non sono rimasti soddisfatti del modo di lavorare del precedente o del servizio ricevuto.

 

A quel punto do un’occhiata ai capitolati e ai target di prezzo e…magicamente capisco tutto!

 

Queste aziende si sono rivolti a fornitori che usano il trucchetto del prezzo basso “accalappia cliente” per poi non pensarci due volte a trasformarlo in un acquirente di serie B non appena trovano delle commesse migliori. Giorno dopo giorno, i risultati si fanno sempre più scadenti ed il rapporto va a deteriorarsi nel tempo.

 

Il cliente si ritrova così da solo e deve andare ad elemosinare la produzione da un’altra parte, girando al fornitore di turno le solite pretese e cercando di recuperare le inefficienze interne con gli sconti chiesti ai fornitori.

 

Ma alla lunga anche questa situazione diventa insostenibile.

 

Come comportarsi allora per evitare di restare a piedi con il proprio fornitore?

Come prevenire queste grandi delusioni nel corso del tempo?

 

Sicuramente un primo passo è quello di scegliere l’azienda con la quale si vuole lavorare disponendo di tutti gli strumenti e della giusta consapevolezza.

 

Prezzo basso, buona qualità e velocità di consegna difficilmente coesisteranno.

 

Chi vi dice che non è un problema, mente. È un problema, eccome, e tu devi saperlo.

Poi, si può cercare una soluzione che sia soddisfacente per tutte le parti, ma entrambi devono essere consapevoli di ciò che si sta chiedendo e di quello che si sta dando, se si vuole instaurare un rapporto di lavoro duraturo e solido nel tempo.

 

Un aiuto importante nella scelta del giusto fornitore può dartelo una valutazione accurata delle voci inserite nella proposta iniziale. Infatti, già in questa fase possono balzarti agli occhi i segnali importanti di cui devi tenere conto.

 

A tal proposito, ti invito a leggere il mio articolo “Come distinguere un preventivo professionale da uno “furbetto

Perché il prezzo di uno stampo per la zama varia così tanto?

Ti sarà certamente capitato di richiedere più preventivi per la creazione di uno stampo e di ritrovarti tra le mani offerte che proponevano prezzi molto diversi tra loro.

 

A quel punto, l’atroce dilemma:

Scelgo il preventivo più basso, così magari risparmio…?

…Oppure valuto il prezzo più alto, così mi assicuro un lavoro fatto bene?”.

 

In realtà non c’è una risposta assoluta.

Quello che posso dirti in base alla mia esperienza è: “dipende”.

 

Un costo maggiore è sicuramente sinonimo di qualità e serenità nel tempo, purché sia giustificato e causato da accortezze e servizi che non vengono offerti da coloro che ti promettono un risparmio immediato.

 

Perciò, quello che mi sento di consigliarti è in sostanza:

 

a) Evita preventivi troppo bassi.

 

O almeno assicurati che le voci riportate rispettino tutte le esigenze e gli standard di qualità che vorresti garantire con il tuo prodotto.

 

Ricorda, però, che se il costo è basso, da qualche parte lo stampista dovrà pur tagliare, andando a risparmiare magari su quei dettagli che sono invece importanti, quali:

 

  • La qualità delle materie prime;

  • Lo stipendio orario dei progettisti e degli altri addetti ai lavori. Dando per scontato che si tratti sempre di collaboratori regolarmente retribuiti, solitamente chi accetta salari bassi sono le figure junior meno esperte;

  • L’attenzione ai dettagli;

  • I ricambi costruiti in origine;

  • La mancata analisi delle possibili problematiche che possono sorgere durante la produzione;

  • Ecc.

Vuoi davvero rischiare di buttare via migliaia di euro per risparmiare una piccola percentuale, a confronto?

 

b) Evita i prezzi “gonfiati ad aria”.

 

Io li chiamo così e mi riferisco a quei preventivi che sono costosi, senza però una reale giustificazione degli importi.

 

Pagare tanto non è sempre sinonimo di “sicurezza del risultato”. Dipende da “perché” e “cosa” vai a pagare.

 

Come tutelarti, allora, da stampi scadenti o prodotti con prezzi “gonfiati a vuoto”?

 

Il modo migliore è assicurarti che il lavoro preventivato sia svolto da professionisti, qualificati ed esperti nel mondo della zama.

 

Per questo dovrai porre attenzione a come ti viene proposta:

 

1 – La progettazione dello stampo

 

Qualsiasi stampo, prima o poi, avrà bisogno di manutenzione o di sostituzioni di alcune parti durante la sua vita produttiva.

 

Per cui uno dei compiti dello stampista è cercare di prevedere – sin dalla fase progettuale – quali possono essere i pezzi che necessiteranno di interventi e sostituzioni in futuro.

 

Quindi, per agevolare la manutenzione e le sostituzioni, alcune specifiche parti dello stampo si rendono sin da subito sostituibili.

 

In questo modo, se dovessero rompersi, si potranno cambiare in modo facile e veloce, con un ricambio identico alla parte montata in precedenza.

 

In fase di progettazione e costruzione, questo richiede sicuramente un costo maggiore ed un maggior impegno.

 

Ma nel corso del tempo porta ad un notevole risparmio e riduce i tempi di blocco produttivo, nel caso di sostituzioni improvvise e programmate.

 

Inoltre, la progettazione deve sempre essere eseguita con un occhio al processo di produzione, altrimenti lo stampo potrebbe non funzionare a dovere o il pezzo stampato potrebbe non uscire dallo stampo o, addirittura, deformarsi.

 

Ovviamente non per tutti gli stampisti questo è scontato, poiché alcuni non sono specializzati abbastanza da conoscere a fondo l’intero ciclo produttivo.

 

Noi di Zama Solutions ci occupiamo sia di stampi che di produzione, e questo significa che abbiamo ben chiari tutti i passaggi necessari ad ottenere il prodotto finito.

 

Per questo, il nostro stampo verrà sempre studiato in funzione di quello che sarà il suo funzionamento nell’intero ciclo produttivo durante l’intera vita dello stampo stesso.

 

Ad esempio, sappiamo che è fondamentale posizionare gli estrattori nel punto giusto.

Ma non solo, questi estrattori devono essere anche del tipo corretto.

 

Molti stampisti utilizzano i classici espulsori cilindrici, che possono andare anche bene in molti casi, ma non sanno che in molti altri è meglio utilizzare anche degli espulsori di tipo lamellare o ancora di tipo a cannocchiale. Questi sono decisamente più costosi, però risolvono dei problemi che gli espulsori cilindrici non riescono ad eliminare.

2 – Il trattamento termico dello stampo

 

Lo shock termico causato dall’iniezione del metallo fuso – e dal successivo rapido raffreddamento – tende a deteriorare lo stampo.

 

Essendo, poi, questo sforzo termico ripetuto migliaia di volte al giorno, si può arrivare al suo cedimento precoce.

 

Per questo, è fondamentale progettare lo stampo in modo da evitare il più possibile gli shock termici, oltre a costruire un corretto impianto di raffreddamento. Infatti, l’acciaio, scaldandosi, si dilata.

 

Se teoricamente avessimo una temperatura continua tra interno ed esterno del pezzo, la dilatazione sarebbe costante e quindi le parti di acciaio non farebbero a botte fra di loro.

 

Di solito, invece, la parte esterna passa dal caldo rovente, quando entra il materiale fuso nello stampo, al freddo improvviso, quando si spruzza il distaccante, che serve sia per lubrificare lo stampo sia in parte per termoregolarlo.

 

Mentre la parte esterna ha queste continue oscillazioni di temperatura, la parte interna tende a restare sempre calda e, per questo, va opportunamente raffreddata.

 

Se ciò non viene eseguito nel modo corretto, si verifica la “criccatura” dell’acciaio, ovvero le molecole interne del metallo tendono a spingere verso l’esterno, e lo fanno scoppiare.

 

Quando questo fenomeno ha luogo, la matrice ormai è compromessa e a volte si staccano dei veri e propri pezzi di acciaio, con conseguente fermo dello stampo e costo per la riparazione o il rifacimento della parte compromessa.

 

Quindi, per garantire una maggior durata del tuo stampo, è molto importante eseguire anche un’attenta progettazione del circuito di raffreddamento.

 

Ma non è tutto: il tuo stampista deve anche essere in grado di garantirti un ottimo trattamento termico.

 

Questo trattamento deve essere eseguito davvero bene, in modo che la tempra arrivi fino al cuore del pezzo.

 

Altrimenti, si rischia di avere durezze e strutture metalliche decisamente diverse tra la parte esterna e la parte interna dei pezzi dello stampo.

 

Molti costruttori di stampi affidano a terzisti questo compito.

 

Ciò significa che viene ricaricato il costo del terzista, il trasporto e le spese legate al rifacimento di eventuali semi-lavorati che ogni tanto vengono smarriti.

 

Per garantire un miglior servizio, nella nostra azienda abbiamo deciso di attrezzare un reparto apposito.

 

In questo modo, possiamo ridurre non solo le tempistiche ma anche i costi, offrendo un servizio di livello superiore che viene da noi stessi controllato e monitorato.

 

Questo è uno dei pochi casi in cui pagare di più non significa necessariamente avere il meglio.

 

Ricorda che spendere per dei servizi va bene, ma dipende sempre da cosa vai a pagare.

 

3 – Il design

 

Il design dev’essere curato e realizzato con attenzione.

 

  • È importante, per questo, che avvenga uno scambio di informazioni tra il fonditore e il progettista.

E l’intervento di due professionisti – che si impegnano a collaborare su un unico progetto – ha un costo. Sia per il tempo che investono per l’attività, sia per gli eventuali spostamenti da un’azienda all’altra.

 

Molti generalisti non si preoccupano più di tanto di questa parte e, per accelerare il processo, by-passano la figura del fonditore fin dall’inizio.

 

Questo porta a dei problemi che saltano fuori nella fase successiva, quando il progetto viene messo in pratica e si vede che non rispetta le esigenze tecniche di chi deve utilizzare lo stampo.

 

Nella nostra azienda tutto il processo si svolge internamente e questo è un gran vantaggio perché le due figure professionali comunicano costantemente, senza allungare le tempistiche e richiedere eventuali costi extra.

 

  • Grazie ad un design accurato, si possono apportare fin da subito delle migliorie fondamentali.

In pratica, vengono aggiunti gli sformi, ove necessari, e vengono eliminati dei punti deboli sullo stampo, riportando i pezzi critici (o chiedendo anche delle specifiche modifiche alla geometria, se non si può fare diversamente).

 

Ma non solo: per rispettare i vincoli estetici, a volte si complicano di proposito le giunzioni dello stampo, al fine di mascherarle il più possibile ed ottenere un prodotto migliore.

 

Ricorda comunque che ogni caso è diverso, e va analizzato a fondo.

ZINCode, il nostro metodo di analisi e co-design unico e scientifico, nasce proprio per questo.
Per ottimizzare da subito il tuo stampo, fin dalle basi, in modo da evitare problemi ed intoppi in fase avanzata di processo.
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Lo stampo a famiglia è più conveniente?

Ogni tanto mi arriva la domanda di un preventivo per realizzare uno “stampo a famiglia”.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, si tratta di richieste basate su progetti incongruenti o privi di senso.
Per questo, mi ritrovo il più delle volte a dover spiegare ai miei clienti le motivazioni per cui lasciar perdere questo tipo di stampo e a studiare delle alternative per loro molto più vantaggiose.
Sai perché? 
Perché con lo stampo a famiglia si pensa di risparmiare e spesso lo si sceglie anche se non ci sono i presupposti per ottenere dei buoni risultati.

E alla fine, oltre ad avere problemi tecnici, si rischia anche di spendere molto più del previsto.

Questo perché in pochi conoscono i “5 paradossi dello stampo a famiglia”.
Se ti stai domandando che cosa si intende per “stampo a famiglia”, sappi che ci si riferisce a uno stampo unico, capace di produrre più componenti diversi.

È una soluzione utilizzata nel caso di piccole produzioni, poiché viene scelto per limitare proprio il costo dello stampo.

Ma al contrario di quanto si pensi, molte volte  non è l’opzione migliore.

Infatti, anche se sembra la soluzione più versatile e veloce, in realtà non è adatto a tutte le produzioni. 

(Scopri più in dettaglio quale stampo scegliere a seconda delle tue esigenze: leggi il post “Come evitare le insidie nascoste dietro alla creazione di uno stampo per i tupi componenti in zama”)

E adesso andiamo a vedere il perché.

I 5 paradossi di uno stampo a famiglia


Come ti dicevo, prima di mettersi a progettare ad occhi chiusi uno stampo di questo tipo, pensando che sia l’alternativa più conveniente in assoluto, bisogna tenere conto di 5 aspetti fondamentali:

  1. Lo stampo è più grande
    Dal momento che si riuniscono più figure assieme, lo stampo diventa senza dubbio più grande e complesso, e questo va ad aumentare inevitabilmente i suoi costi.
  1. La pressa ha dimensioni maggiori
    Se lo stampo aumenta in grandezza, allora dovrà venir montato su una pressa di taglia superiore.
    Anche questo comporta un aggravio delle spese di gestione.
    Tieni presente, infatti, che il costo orario di produzione sale con l’aumentare del tonnellaggio, e invece la velocità di produzione oraria diminuisce all’ aumentare delle dimensioni della macchina. La conseguenza è ovviamente una stampata più cara.
  1. I componenti possono essere sparigliati
    Non sempre i pezzi che devi produrre vanno di “pari passo” nello stesso progetto.
    Sono molte le situazioni in cui un componente della famiglia tende a fare più scarto degli altri e, di conseguenza, ti avanzano dei pezzi.
    Anche nel caso in cui un componente della famiglia viene utilizzato per un altro progetto, ti ritrovi con degli avanzi e sei costretto a buttare le parti in eccesso.
  1. Peggiore qualità
    Se i pezzi che dovranno essere prodotti hanno dimensioni e pesi molto differenti, sarà quasi impossibile bilanciare lo stampo.
    Questo vuol dire che, se si imposta la macchina per una certa figura, le altre non potranno mai essere ottimizzate.
    Perciò la qualità dei componenti si abbassa, ed aumenta invece il numero di quelli che dovrai rifare. 
  1. Costi di divisione
    Anche se i pezzi vengono stampati assieme, vanno poi divisi per essere lavorati e consegnati separatamente.
    La divisione è quasi sempre un’attività da fare a mano, e quindi molto dispendiosa.

Quando ha senso costruire uno stampo a famiglia


Prima di scegliere se costruire uno
stampo a famiglia o meno, il mio consiglio è sempre quello di non partire con un’unica idea, ma studiare la tua situazione specifica e fare le giuste valutazioni caso per caso.
Se hai dubbi o non sei convinto del progetto che vuoi realizzare, rivolgiti ad un professionista del settore che saprà consigliarti la soluzione migliore per te.

Con 30 anni di esperienza alle spalle, sono specializzato in stampi per la lavorazione della zama: dalla…